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Stefano Barotti

Il grande temporale

Tempi di grandi cambiamenti climatici, personali ed artistici, quelli che il toscano Stefano Barotti canta nel suo nuovo album Il Grande Temporale, uscito all'inizio di ottobre. Con lo sguardo e il cuore rivolto all'America, Barotti racconta di rivoluzioni ed evoluzioni con una capacità poetica che strega, abbinata all'ironia tipica della sua gente.

Undici canzoni che non smettono di stupire, sospese tra echi di prog, cantautorato tradizionale e generi musicali che si fondono tra di loro come in una ricetta di uno chef stellato. Anni Settanta sì, ma proiettati in un futuro che di certo ci preoccuperebbe meno, se fosse come Barotti lo interpreta in questo album. I brani si muovono dunque tra diversi argomenti, dagli amori impossibili alla attualissima questione del mondo dell'arte e della sua sacrosanta richiesta di legittimazione e rispetto. Si parla anche di calcio ed è strano scrivere queste righe, ascoltando Spatola e Spugna, mentre il mondo intero si ferma a ricordare nel bene e nel male Diego Armando Maradona; è strano perché si parla di operai e finali di Coppa Campioni, di malta e Altobelli, di duro lavoro e fantasie in pantaloncini corti, al punto che sembra di essere sui gradoni di San Siro, una notte come quelle che Lucio Dalla definiva “da passare in centomila in uno stadio”. Da far ascoltare a chi ancora non vede la poesia, ma solo 22 persone che corrono dietro un pallone. Restando in zona Meazza, c'è un delicato omaggio ad Enzo Jannacci, eroe senza epica e ispiratore di una grammatica musicale che oggi manca terribilmente, al punto che saremmo in molti a chiedergli un passaggio sulla sua 127 rossa, nella speranza di uno strappo fino a casa di Silvano.

Ironia, disincanto, ma anche emozioni forti, tra Tom Waits che fornisce consigli niente affatto politically correct e storie drammatiche di donne che hanno pagato un prezzo troppo alto per la cattiveria maschile, questo Temporale ci circonda e ci avvolge, ma diventa allo stesso tempo evento da cui nascondersi e rifugio sotto il quale ripararsi, perché del cambiamento che si respira in questi 45 minuti ne abbiamo paura tanto quanto ne abbiamo bisogno. Nostalgia ed ironia la fanno da padrone, ci strappano sorrisi che ci asciugano le lacrime, perché in fondo il temporale più importante che ci trova spesso impreparati e sprovvisti dell'abbigliamento adeguato è quello interiore, fatto di risate genuine che si accavallano improvvisamente ad attimi di profonda e commovente nostalgia.

Per restare a galla in questa buriana, Barotti si fa accompagnare da un ensemble di musicisti di ottimo livello, a cavallo tra le Alpi e l'America (clicca qui per leggere tutti i crediti). Non è un caso che il brano conclusivo parli di una nascita, nello specifico del figlio Arturo, perché non importa quanto forte sia stato il temporale, alla fine quando le nuvole si diradano, il sole splende e scalda più forte di prima e rende ciò che ci circonda Tutto nuovo.

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In dettaglio

  • Produzione artistica: Stefano Barotti    
  • Anno: 2020
  • Durata: 46:05
  • Etichetta: La Stanza Nascosta Records

Elenco delle tracce

01. Il grande temporale

02. Painter Loser

03. Spatola e Spugna

04. Tra il Cielo e il Prato

05. Aleppo

06. Stanotte ho fatto un sogno

07. Mi ha telefonato Tom Waits

08. Quando racconterò

09. Enzo

10. Marta

11. Tutto nuovo

 

Brani migliori

  1. Spatola e Spugna
  2. Mi ha telefonato Tom Waits
  3. Marta