Dieci anni possono essere molti, se si considera la quantità di lavoro svolto, oppure possono anche apparire pochi, se invece si tiene conto delle possibilità e della capacità di sviluppo che la musica progressive ha nel proprio dna. Che i Pandora abbiano voluto mettere un punto fermo, una volta giunti a questo punto della loro carriera, ci sta, e ci sta per diversi motivi. Intanto ha una certa importanza il “come” la band piemontese ha vissuto tutti questi anni: una intensa attività in studio che ha permesso di realizzare sei album ai quali vanno aggiunti due tributi, a Pink Floyd e The Flower Kings, ed un benefit-album digitale, Sprouts Of Life: Pandora’s Music For The Research On Cancer, con rarità ed inediti, il cui ricavato sarà interamente devoluto alla LILT di Alba (CN) per l’acquisto di un ecografo mammario.
Sognatori, certamente, ma sempre strettamente legati al proprio tempo, ed è per questo motivo che Ten years like in a magic dream… risulta un lavoro che si divide, di fatto, in tre parti, come peraltro segnalato nella tracklist: Fragments of the present, ovvero tutto ciò che i Pandora sono, oggi, Fragments of the past, ovvero un tributo a buona parte delle loro radici musicali, saldamente ancorate al prog anni ’70, ed infine Temporal transition, strutturato come un evocativo passaggio musicale in cui la loro evoluzione musicale e culturale viene giustapposta al transito delle stagioni, in quello che, per molti popoli, e quindi per molte culture, è una sorta di vero e proprio rito di transito.
Gli echi del prog anni ’70 ma anche, e forse ancor più, di quello che fu il neo-prog anni ’80 sono condensati nella traccia strumentale che apre l’album, Always and everywhere, Ouverture: Fantasia in Pandora Major, una mini suite in cui le tastiere, e non era difficile immaginarlo, aprono le danze e la fanno da padrone soprattutto nell’incipit anche se, come da tradizione progressiva, chitarre e sezione ritmica offrono diversi spunti interessanti e connotano alcuni passaggi chiave del brano.
Poi ci sono i brani che corrispondono invece alla odierna essenza dei Pandora, brani in cui il prog si mescola a passaggi folk, ad altri più heavy, (i puristi hanno un pessimo rapporto con il termine “prog-metal”!!!), in cui le chitarre e la ritmica diventano più presenti e, come si suol dire, “fanno la differenza”. Il cantato, invece, si inserisce quasi in punta di piedi, iniziando con alcuni, quasi timidi, vocalizzi, sino ad assumere una consistenza ed un peso sempre maggiori, grazie anche all’abbinamento fra i cori, prevalentemente maschili, e le voci soliste di Emoni Viruet e Corrado Grappeggia.
I brani risultano quindi molto fluidi e dalla struttura articolata e poco schematica, altro retaggio tipico di quel progressive chevolutamente “abolì”
la serialità intro-strofa-ritornello-strofa-ritornello-assolo-finale. Ovviamente l’ascolto non può affatto essere superficiale, e questo proprio perché, data la mancanza di punti di riferimento ripetitivi, si rischia di perdersi all’interno delle composizioni. Interessanti e, soprattutto per gli appassionati, davvero piacevoli, le citazioni “genesisiane” all’interno di Turin che, inserite a sorpresa ma con indubbio gusto, fanno sobbalzare l’ascoltatore più “addentro alla materia”. Molto aulico, quasi sinfonico, il passaggio centrale, quella “transizione” che contiene anche un omaggio al Banco del Mutuo Soccorso e la voce dell’indimenticato Francesco Di Giacomo.
Si chiude con le cover (in alcuni casi interpolate con altri brani della medesima band) di quattro brani, riferiti ad altrettante band, Genesis, Marillion, Yes ed EL&P, che rappresentano quelle radici, già citate, e dalle quali i Pandora hanno tratto ispirazione, stimoli ma soprattutto una visione musicale che hanno poi sviluppato senza il timore di prenderne, talvolta, le distanze. Del resto, se il discorso vuole essere davvero “progressivo” è dunque necessario che…progredisca, abbandonando allora il porto ed inoltrandosi in mare aperto, con tutti i rischi e le incognite del caso, magari accompagnati da ospiti illustri fra cui Vittorio Nocenzi e David Jackson: mica male…

Pandora
AMS Records
01. Always and everywhere, Ouverture: Fantasia in Pandora Major
02. The way you are
03. Turin
04. Drunken Poet’s dream
05. Passaggio di Stagioni: Lamenti d’Inverno/Canto di Primavera
06. Second home by the sea
07. Man of a thousand faces>
08. Ritual, Pt. 2
09. Lucky Man
Claudio Colombo, Beppe Colombo, Corrado Grappeggia, Emoni Viruet, Matthias Scheller
Beppe Colombo: keyboards, choirs - Claudio Colombo: drums, percussions, electric bass, acoustic guitars, puerto rican cuatro, keyboards, choirs - Corrado Grappeggia: lead vocals, keyboards, choirs - Emoni Viruet: lead vocals, choirs, percussions - Vittorio Nocenzi: Moog - David Jackson: woodwinds - Dino Fiore: bass - Andrea Bertino: violins - Irma Mallus: choirs - Francesco Di Giacomo: vocals
2016
76:57
