Ass. Culturale
L’Isola della Musica Italiana

Sede Legale:
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25039 Travagliato (BS)

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Si rimane
perplessi di fronte ad un’evidenza “obliqua” com’è quella che ha fatto
sì che, ad oggi, un libro sulla canzone italiana, quella che va (e fa) a
Sanremo, rimanesse non recensito da “L’isola che non c’era”. La
perplessità aumenta, poi, quando si leggono i nomi degli autori di questo
libro: Francesco Paracchini e Paolo Jachia. Il fondatore e
direttore della rivista di musica italiana “L’Isola che non c’era” il
primo, Docente Universitario, valente saggista e redattore della pima della
medesima rivista, il secondo. Il motivo di questa stranezza? Forse il fatto di
credere che, date le premesse, “una” recensione di tale lavoro non
potesse essere che positiva. Forse il pudore di pubblicizzare un proprio “prodotto
utilizzando uno strumento “amico” e, quindi, non scevro da
condizionamenti. Insomma, una bella autocensura! A questo originale modo di
fare diffusione della cultura musicale e popolare, vogliamo dare comunque un
contributo e l’unico modo possibile era quello di leggere “Nonostante
Sanremo
” traendone alcune indicazioni e suggestioni.

 

Innanzitutto
non abbiamo di fronte un libro “intellettuale” (nonostante la presenza
di un cattedratico e semiologo quale Jachia è) perchè le pagine vanno a
cogliere, in maniera pregnante e profonda, l’anima popolare che alberga nella
canzone italiana, sia essa d’autore che, più tradizionalmente, quella intesa
come melodico/leggera. Il libro, poi, si immerge nella storia della canzone
sanremese ricordando sia passaggi temporali, sociali e culturali, sia “leggendo”,
grazie all’avvicendarsi degli artisti, alla novità delle liriche, alle
differenti proposte melodico-ritmiche, il cambiamento della cultura popolare
che, nelle giornate dedicate al Festival, “decideva” e “decide
quale abito indossare o quale direzione prendere.

 

La dicotomia
canzone d’autore/canzone sanremese è certa ed evidente, la separazione è netta
e senza incertezze eppure, ad una lettura attenta e non pregiudiziale, si
scoprono tante inattese ed incredibili “stranezze” e commistioni da
restare a bocca aperta, reclinando il capo di fronte ad evidenti, inattese,
situazioni/soluzioni artistiche. Il punto nodale, però, al di là d’ogni
considerazione sui periodi e sugli artisti presenti (ottima la suddivisione dei
capitoli per temi e/o gruppi omogenei di artisti) è la valenza della canzone come
forma di comunicazione e della canzone d’autore, a maggior ragione, come forma
culturale che supera le mode contingenti ed esprime situazioni che segnano il
tempo, che vivono di vita propria a distanza di anni.

 

Nelle 250
pagine di testo scorrono le immagini di un Paese vivo, ricco, vitale, ma anche
preoccupato di trovare, o di perdere, la propria identità e di individuare
quell’ideale filo conduttore che possa legare, per esempio, Nilla Pizzi
a Max Gazzè, Fausto Cigliano a Carlo Fava. Il vecchio ed
il nuovo stretti in un’idea di società che è mutata ma che, al contempo, non
può fare a meno di raccontare, di descrivere, di inventare, di sognare, di
costruire prospettive, di distruggere vecchi miti. Un filo conduttore che sia
capace di non rimanere limitato ad un percorso in linea retta ma che possa
diventare elemento di tessitura di più importanti e decisive trame tali da
rendere questo Paese, fosse solo grazie all’emozione promanata da una canzone o
da una melodia, una Nazione capace non tanto di uniformarsi ad un pensiero
unico (ci siamo già passati, grazie…) ma di unirsi per un percorso, almeno
nelle linee generali, comune.

 

E’ un’impresa
sovrumana (conoscendo gli italiani, il loro individualismo e la loro storia)
ma, paradossalmente, necessaria perchè è anche grazie alle “canzoni” siano esse
leggere come “Grazie dei fior” o impegnate come “La guerra di Piero
che si costruisce quell’edificio fatto di emozioni e memorie che, alla fine,
possiamo chiamare Storia. Un processo spesso doloroso, talvolta liberante ma,
certamente, mai banale. Ed anche un Festival come quello di Sanremo può
aiutare, con la sua storia ed i suoi cambiamenti, a darci una fotografia,
precisa e puntuale dello stato di questo bello e sciagurato Paese.

 

Questo libro,
dunque, è da leggere utilizzando i suoi capitoli come istantanee che fissano “un
tempo ma che, al contempo, ci liberano “dal” tempo. E dopo averne scorso
tutte le pagine si può anche immaginare (e comprendere) perchè Luigi Tenco
non è morto invano…

Artista:
Paolo Jachia e Francesco Paracchini
Editore:
Coniglio Editore
Anno:
2009
n° Pagine:
270