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I Gemelli Diversi sono approdati a Sanremo con Vivi per un miracolo, a cui è seguita la pubblicazione del loro primo greatest hits dal titolo Senza Fine. 98-09 The Greatest Hits, in versione solo cd o con allegato il dvd che contiene tutti i videoclip dei singoli. Li incontriamo nella loro tana-studio per una profiqua chiacchierata sulla loro esperienza al Festival, sul nuovo lavoro e sui loro punti di vista riguardanti il panorama musicale italiano e non.

Iniziamo con una provocazione: avete esordito con
una cover dei Pooh, poi è arrivato il ritorno in bellezza con Sanremo e con un
greatist hits. Furbi i Gemelli Diversi, paura di un lancio
“canonico”?
THG: Era un riadattamento
di una canzone del ‘77 in chiave R’n’B, grazie alla splendida voce di Jenny B. Comunque
no, è un non voler fare quello che fanno gli altri. E gli altri cosa fanno?  THG: E non lo so. Noi
guardiamo a quello che facciamo noi. Cerchiamo di non rifare quello che abbiamo
fatto in passato; quando siamo usciti con Un attimo ancora tutti sono
venuti a chiedercene un’altra di canzone così ma era troppo facile, anche fare
un disco solo così, anche perchè avevamo quasi aperto la strada a un nuovo
genere, all’inizio. Noi ci siam sempre sentiti diversi, non solo quelli di
quella canzone. Non siamo furbi: se fai i dischi li devi vendere, altrimenti ti
fai le cassettine e le ascolti a casa tua. E sei contento uguale secondo me se
lo fai per passione; se però ti vuoi confrontare con un mercato devi sapere che
questo mercato ti mette in mezzo a Britney Spears, Justin Timberlake
e tante altre cose, quindi devi essere non furbo, ma bravo al pari degli altri
perchè non hai i loro mezzi e i loro soldi ma devi competere allo stesso modo
cercando di fare una musica che acchiappa. E se per acchiappare bisogna
sembrare furbi poi ne discutiamo, ma furbo è uno che cerca dei mezzi facili per
arrivare al risultato. E anche Sanremo, non è per niente un mezzo facile perchè
uno non dice “Vado a Sanremo e ne esco felice e contento”. G. : Soprattutto per noi
che ci discostiamo dal canale classico del pop italiano. Noi siamo diventanti
pop per forza di cose perchè pop vuol dire popolari e noi nel ’98 con la nostra
esplosione di successo lo siamo diventati, ma in realtà facciamo cose diverse. THG: Dovrebbe chiamarsi
mainstream, come fanno in America, e non pop. Ovvero quel corridoio dove
passano quegli artisti che non hanno una connotazione molto chiara: un artista
pop è Madonna, e secondo me Madonna non fa pop, non l’ha mai fatto, ha
sempre cercato di portare molta avanguardia nella musica. Abbiamo nominato Sanremo. Era la prima volta su
quel palco, che esperienza è stata per voi?
THG: Per me che ero il
più prevenuto e con più preconcetti nei confronti di Sanremo è stata una
piacevolissima sorpresa. Un’esperienza che rifarei, anche se sapessi
dall’inizio che andrebbe com’è andata adesso, perchè per noi è stata una sfida
che andava al di là della competizione televisiva, della classifica e delle
eliminazioni, e non è un discorso fatto da quelli che sono usciti il venerdì
perchè è un discorso che ho iniziato a fare da prima di arrivare lì. Sanremo
per una settimana mette un’attenzione e un rispetto nei confronti della musica
che noi, da nostalgici dell’era pre internet, vorremmo ci fosse tutto l’anno. Ci
è piaciuto questo di Sanremo, l’aria di, tra molte virgolette, rivoluzione che
si respirava: per come la vedo io, è stato un Festival molto diverso dai precedenti,
non è stato il nuovo Festival ma ci sono stati dei compromessi nel doverlo
mettere in piedi; è come chi si lamenta dei fiori sul palco, ma finchè lo
faranno a Sanremo ci saranno i fiori e finchè lo faranno a Sanremo si chiamerà
il festival di Sanremo, o se no diventerà un’altra cosa. Ci siamo resi conto
che, forse per il ricambio generazionale, tutti erano contenti. Se il Festival
è stato per metà nuovo, tutti erano contenti di quella metà e apprezzavano lo
spirito di rinnovamento, l’impegno che c’è stato da parte di Bonolis di creare
un Festival diverso. L’aria che si respirava tra i partecipanti era diversa:
noi ci siamo trovati a parlare con Masini e a fargli i complimenti per
la canzone, mentre in un Sanremo di dieci anni fa dove gli artisti neanche si
guardavano in faccia pur di vincere quella sfida era una cosa tipica. E quindi
siamo molto contenti di questo Sanremo, anche perchè siamo arrivati
all’esibizione che volevamo fare a tutti i costi, ovvero quella del venerdì con
la Marching Band che per noi è stata, oltre che una grande esibizione,
un’esperienza di vita, che sicuramente ci ricorderemo sempre. Nessun aspetto negativo? THG: L’aspetto negativo
lo conoscevamo prima di arrivarci. G. : Che poi finisce. S. : Gli aspetti negativi
sono quelli che portano i pregiudizi. È vero ha ragione G. , THG era il più
scettico ma in realtà tutti noi siamo sempre stati abbastanza contrari a
Sanremo, ma quando siamo saliti su quel palco abbiamo capito che eravamo
riusciti a non farci coinvolgere dal cliché sanremese. THG: La gente ce l’ha fatto notare, ci
ha detto che siamo riusciti a portare i Gemelli Diversi a Sanremo e non Sanremo
nei Gemelli Diversi. Non c’è stato niente di negativo se non delle piccolezze
tecniche, e tutto quello che c’è stato a Sanremo per i Gemelli Diversi è stato
una cosa nuova molto positiva. Uscire bene da Sanremo vuol dire questo: quando
vai in giro e l’italiano che ti ha guardato in tv ti dice che siamo stati bravi
e non ci siamo venduti, e soprattutto la canzone è bella e questo vuol dire che
Sanremo è stato il mezzo usato per far arrivare in maniera più prepotente
possibile questa canzone alle orecchie degli italiani. Andare a Sanremo è stato
l’inizio di questo nuovo percorso discografico; è stata un’occasione che ci ha
permesso di arrivare prepotentemente alle orecchie degli italiani e iniziare un
lavoro che per noi è un nuovo inizio da Sanremo. Tu prima dicevi “dieci anni,
il greatist hits proprio adesso”, noi lo vediamo come un allineamento planetario,
con un sacco di cose che si sono messe in fila e che possono essere viste anche
da chi non ci ha mai conosciuto tramite questa partecipazione, per quello che
siamo stati, per quello che siamo adesso e soprattutto per focalizzare
l’attenzione sugli inediti presenti nel disco. Questa visibilità ci permetterà
di fare una tournée quest’estate con una produzione che stiamo allestendo
adesso. Quindi adesso vi state distaccando da quello che
c’è stato da dieci anni a questa parte? I tre inediti sono abbastanza
differenti dal resto delle canzoni presenti nell’album.
THG: Stiamo cercando di
evolverlo. È così come siamo differenti noi da ogni singola canzone che appare
nel greatist hits. Noi siamo cambiati. È come raccontarti undici anni. Ci sono
stati momenti in cui eravamo contenti, momenti in cui eravamo tristi o
incazzati, e quasi tutta questa roba qua ha prodotto tanta musica. Dirti come è
impossibile, ma io spero che nelle nostre canzoni si riesca a capire un pochino
di noi. Se tu mi dici che gli ultimi sono tanto diversi dai primi allora ti
dico che per me la missione è compiuta. Grazie a questa ricerca, magari stupida
e che non serve a niente, stiamo andando avanti, nonostante siamo in un periodo
in cui quando azzecchi un cliché ti spingono a continuare per quella strada.
Cerchiamo di far capire sempre che non siamo un gruppo studiato a tavolino e
siamo noi che ci scriviamo i pezzi, che non siamo immagine, anche se in questi
anni forse è quella che è arrivata più che i testi, distorta dalla televisione
e dai media. Racchiuderci nei singoli è secondo me un errore, ma succede, che
ci vuoi fare. Nel greatist hits ci sono più o meno tutti
singoli però.
THG: Non ci sono proprio
tutti, ma sì. Parlateci un po’ di uno degli altri inediti, Senza
Fine
.
G. : La cosa bella del
supporto originale (la versione cd, ndr) è la tecnologia open disc. Il
titolo del progetto è “Senza Fine”, che è anche un gioco di parole con le
iniziali di Spaghetti Funk, e anche per chi compra l’originale, grazie all’open
disc, ha un disco senza fine, perchè ogni due settimane vengono aggiornati con
dei contenuti. Per esempio, chi si è preso la versione solo cd in cui due
singoli non ci sono stati fisicamente nei settantaquattro minuti, li potrà
scaricare dall’open disc; poi ci sono anche backstage, filmati inediti, video e
tutto quanto può essere scaricato. Chi lo prende masterizzato invece se lo
tiene così com’è e spero si graffi in fretta. Approposito di masterizzare, com’è il vostro
rapporto con la pirateria e internet?
G. : Internet è un mezzo
meraviglioso che potrebbe permettere alla musica di diffondersi secondo altri
canali, vedi iTunes e i sistemi di downloading legale. C’è un sacco di
confusione nella regolamentazione di internet che nell’attribuzione di valore
alla musica in sè nella nostra cultura. Sento dire che la musica costa tanto
anche se ci si potrebbe scaricare il primo singolo in classifica o il pezzo che
gli piace a un euro su iTunes e non lo fa mentre magari si abbona a un servizio
di messaggini che ti arrivano e che costa cinque euro a settimana, alla fine
del mese sono venti e con quelli ti saresti potuto comprare un disco. Invece ti
arriva un gattino che canta la cover di quel disco che invece potevi comprarti.
È una questione di cultura, di messaggi subliminali che ti vengono inculcati
quando hai sedici anni. In realtà internet sarebbe di per sè un mezzo
meraviglioso, ma quello che manca è proprio l’informazione, la cultura. Al
ragazzino dicono “fai così che è gratis”, in realtà gratis non è perchè tu
paghi una connessione. Se tu non pagassi la connessione e non ci fosse la musica
da scaricare quei signori dei server e tutto ciò che tiene in piedi la rete non
potrebbero esistere. Prima o poi spero che arrivi una legislazione più consona.
THG: Per quanto riguarda
il diritto d’autore la legislazione è retroattiva, quindi magari si faranno
cose come in Francia che metteranno le cose a posto. I signori della telefonia
che gestiscono questo paradiso illegale sanno benissimo che per vendere le loro
tariffe devono lasciare selvaggi i contenuti, anche il porno che non combattono
anche se avrebbero i mezzi per farlo. Non lo fanno perchè ci guadagnano e
preferiscono parlare delle multe salatissime quando fanno delle cazzate, tanto
hanno un rientro talmente alto da poter pagare qualsiasi avvocato. Quando
perderanno, perchè perderanno com’è giusto che sia, dovranno dare una
percentuale dei loro introiti ai proprietari dei diritti d’autore dei contenuti
che loro trasmettono o permettono che venga scaricato illegalmente. Questo è
logico, ma siamo in Italia ed è uno degli ultimi problemi. Parlavate di cultura musicale, non avete mai
pensato di coinvolgervi in un progetto, dato che siete abbastanza vicini ai
giovani e al loro linguaggio?
THG: Noi possiamo parlare
di noi stessi, ma ci vuole un progetto ben più grande. Secondo me bisognerebbe
insegnare musica in maniera totalmente diversa. Io mi sono sempre rifiutato di
comprare il flauto alle medie, mi rifiutavo di avere quell’approccio alla
musica. G. : Cultura musicale non
vuol dire conoscere la discografia della classica ma anche del rock. Uno che
conosce tutti i dischi rock che sono usciti non vuol dire che abbia cultura
musicale, ma cultura musicale è qualcosa che ti permette di capire il valore in
sè della musica, il valore come forma d’arte. Su questo bisognerebbe fare
chiarezza, ma non saprei da che parte partire perchè oggi la musica è vista
come un surrogato a volte, qualcosa da regalare insieme a qualche altro
contenuto. Noi siamo ancora sognatori e convinti, perchè lo sentiamo sulla
pelle, che la musica abbia un valore nella vita delle persone, soprattutto
nella nostra perchè viviamo di musica. Noi abbiamo la fortuna di poter chiamare
“lavoro” il nostro fare musica, altre persone non sono così fortunate come noi.
Noi lo chiamiamo così perchè è un termine tecnico per definirlo, ma per noi è
la cosa più bella che potremmo fare. Un’ultima cosa. L’uso del vocoder in Vivi per un miracolo: non è stato un po’…
tanto?  
S. :
È una scelta musicale, nella musica non c’è tanto o poco, c’è solo che qualcuno
non è abituato a sentire certe cose in Italia. Vallo a dire a Kanye West che è tanto, ti direbbe che
è poco. Quella è stata una scelta musicale dettata dal fatto di voler fare una
canzone con un certo tipo di suono che non fosse come tutte le altre canzoni, e
quindi abbiamo applicato alla voce quest’effetto che si chiama autotune che,
pompato al massimo, fa la voce in quella maniera. THG: Anche nel sound della canzone ci sono elementi orchestrali, chiamiamoli
così, suonati con una percezione che potrebbe essere quella di una presa
diretta anche se in realtà sono computer, mischiati all’elettronica, per creare
questo contrasto che poi sono i Gemelli Diversi: mischiare quello che è
classico con quello che è moderno e cercare di trovare il nostro modo unico,
riconoscibile e questo per renderlo ancora più palese sul palco di Sanremo è
stato fatto con le voci. Il cantato che dovrebbe arrivare all’italiana in
realtà è stato modificato con questo effetto, che in realtà avevamo già usato
in Tu corri nel 2003 ma all’epoca non
se n’era accorto nessuno. La cosa che ci ha colpiti è stato il giudizio
popolare a favore, chiedendoci cos’era quell’effetto. Le novità provocano
sempre attenzione, che piaccia o non piaccia è questione di gusti.

(21/04/2009)
Artista:
Gemelli Diversi