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Lo scorso novembre è uscito tredicipose, terzo disco di inediti dei Deasonika. Abbiamo parlato con Max Zanotti, frontman della band, e Francesco Tumminelli, chitarrista, di questo nuovo lavoro, una ricerca di novità musicali e non solo.

“Tredicipose”
è diverso dai vostri dischi precedenti, soprattutto a livello ideativo. Si può reputare un concept, almeno per
il fil rouge tematico che lega tutto il disco? Credo che sia visibile una sorta
di cammino di superamento di un sentimento finito o irrealizzabile, i cui passi
però sono confusi, tanto che si inizia con Viole,
che sa già di accettazione.
Francesco
Tumminelli
: In un certo senso tutti i dischi dei Deasonika sono dei
concept, la linea di distinzione tra questo lavoro e i precedenti è molto
sottile. L’idea alla base di “Tredicipose” è quella di realizzare un disco con
un forte impatto live, e in un certo senso è stato cosi. Max Zanotti: In
questo periodo la band ha vissuto momenti particolarmente forti, soprattutto
emotivamente. Questo se vuoi è convogliato nel disco. Un po’ di nostalgia verso
cose passate a volte è l’unico modo per averle sempre con te. Da
tutto “Tredicipose” emerge la vostra estrema attenzione all’immagine, evidente
nel booklet, impreziosito dalle stupende foto di Alice Pedroletti – che ha
curato anche un’opera di video arte sulle note di Gregorian. La musica non vi basta più?
FT: Come
per i lavori precedenti abbiamo cercato di concentrarci sulla musica, l’art
work creato da Alice si sposava perfettamente con l’idea di creare tredici
episodi sonori che avessero come filo conduttore delle sensazioni emotive e
visive. Non penso ci sia una svolta a livello di immagine per quello che
riguarda il modo di porsi della band anche se questo aspetto non va mai
sottovalutato. MZ: Credo
che tutte le forme d’arte siano legate tra di loro ed è un peccato non poterlo
sempre evidenziare. Con Alice realizzeremo un progetto di video-musica che ha
avuto in Gregorian il primo episodio.
Non è il fatto di non bastare la musica, ma è la voglia di avvalorarla. Proseguendo
il discorso della “multimedialità”, al disco è allegato il dvd del
mediometraggio “dovunque adesso”, del quale avete curato le musiche. Come nasce
questo progetto?
FT: Alice
ci ha messo in contatto con Mauro Mattei
(2ROADS) impegnato nella produzione del mediometraggio. Le riprese sono state
effettuate parallelamente alle registrazione del nuovo disco e ci siamo accorti
subito che molte delle atmosfere di alcuni brani si prestavano perfettamente
alla sonorizzazione di alcune scene, da ciò è nata una spontanea collaborazione
che è poi sfociata verso la composizione di ulteriori nove brani originali che
andassero a completare la colonna sonora. MZ: Una
delle aspirazioni della band è sempre stata quella di poter realizzare musica
per film o comunque legata ad immagini che non siano i classici video clip.
Nella musica dei Deasonika questo aspetto è sempre costante e forse Simone lo
ha percepito. In Thank You, alla voce, abbiamo l’ospite
Gianluca Morelli degli Emoglobe. Com’è nata questa collaborazione?
FT: Per
noi è stato un onore, reputiamo Emoglobe
come una delle migliori realtà in circolazione nel nostro paese, Gianluca è un
cantante di livello internazionale, volevamo che cantasse nel disco e quello
era il pezzo adatto per lui. MZ: A
volte condividere con altri artisti ti arricchisce, questo è successo sempre
nelle nostre collaborazioni. In
questo disco sono presenti ben tre canzoni in lingua inglese: vi volete aprire
all’estero o è una pura esigenza espressiva?
FT: Direi
un’esigenza espressiva, il cantato in italiano pone dei grossi limiti a livello
di stesura vocale di alcuni brani, sarebbe stato un peccato perderli. MZ: La
lingua inglese ha dei grossi vantaggi rispetto all’italiano, soprattutto nella
musica rock e pop. In questi tre brani ne abbiamo avuto la certezza. Nel
disco c’è un pezzo intitolato Kurt Cobain
la mia faccia a metà
: raramente si riesce a trasmettere un mood, uno stato
mentale ed emotivo attraverso un personaggio tanto iconico e in modo così
trasparente. La canzone è nata con questo riferimento già chiaro…?
FT: Assolutamente
sì, questo brano sintetizza malinconia e rabbia ed è un omaggio ad un artista
che ha segnato un’epoca e che purtroppo ci ha lasciati troppo presto. MZ: Credo
che i nostri tempi abbiano amplificato sentimenti che portano a gesti estremi.
Il non sentirsi a proprio agio in una situazione forzata è quanto di più
attuale si possa respirare in questo tempo. Il gesto estremo di Kurt Cobain, come di altri artisti che
hanno deciso di manifestare questo sentimento in maniera univoca, né è il
lamento più forte. Il
disco si chiude con Le rebelle, una
poesia di Baudelaire che avete musicato. Come nasce questo esperimento così
insolito?
MZ: Da
tempo avevo questa melodia che non trovava parole che la completassero, fino a
che un giorno leggendo Le rebelle mi
sono accorto che sia come stesura che come metrica le due cose si sposavano
perfettamente. Da qui è nata la canzone . Il
disco è sorprendente per ambizione mediale, ed è, come già detto, punteggiato
di momenti “controcorrente” (mi riferisco soprattutto a Gregorian): pensate che il fatto di non far parte di alcuna major
vi abbia permesso di realizzare questo tipo di progetto?
FT: Continuo
a voler credere che la musica sia un fatto spontaneo, non potremmo mai salire
su un palco e suonare qualcosa che non ci rappresenti totalmente, abbiamo
intrapreso una strada tanti anni fa e abbiamo deciso di percorrerla con la
maggiore onestà possibile commettendo magari qualche errore, possiamo piacere o
fare schifo ma siamo quello che suoniamo. Gregorian
è la madre ispiratrice di “tredici pose”. MZ: Le
major non credo che dovrebbero influire sulle scelte artistiche di una band,
soprattutto considerato il fatto che non aumentano le vendite dei loro artisti,
anzi, a volte ne creano di confusi. Per quanto
riguarda il live ci sono importanti novità: nella line-up è arrivato infatti il
batterista Eugenio Ventimiglia, che sostituisce Stefano Facchi, e di Gionata
Bettini ai synth, che subentra a Marco Trentacoste. A cosa si devono questi
cambiamenti piuttosto importanti?
FT: Fortunatamente
Stefano è rientrato dopo un breve periodo. Durante la sua assenza, Eugenio ha
svolto un lavoro incredibile adattandosi perfettamente ai brani e allo spirito
del gruppo, in un certo senso lo consideriamo come il sesto Deasonika e non è
escluso che possa collaborare ancora con noi in qualche live. Per quanto
riguarda Gionata direi che in realtà non subentra a nessuno. Dopo l’uscita di
Marco dalla lineup, l’idea era quella di rimanere in quattro, il caso ha voluto
che durante la preparazione del live a Provvidenti (borgo della musica),
Gionata fosse presente. L’idea di base era che ci seguisse come fonico, ma in
realtà abbiamo iniziato a suonare assieme… e adesso è il quinto Deasonika!MZ: Conoscevamo
Gionata ed il suo modo di concepire la musica simile al nostro. Ci siamo
avvicinati in un paio di situazioni ed abbiamo capito che avrebbe portato un
valore aggiunto alla band, e così è stato. Oltre
ai Deasonika, Max Zanotti e Marco Trentacoste sono membri del progetto
Rezophonic, che raccoglie un ensemble assai vario di musicisti per finalità
benefiche. Ci potete raccontare qualcosa di quest’esperienza, sicuramente
gratificante a livello professionale e umano?
MZ: Direi
che innanzi tutto lo spirito del progetto è stato quello di poter contribuire a
far qualcosa per qualcuno. L’aspetto artistico è stato messo a disposizione
dell’aspetto umano e solidale. Collaborare con altri artisti avendo la stessa
finalità è stato molto entusiasmante e ha reso il risultato ancora più
gratificante. Il pubblico ha capito l’amore che è convogliato nel progetto ed i
risultati lo hanno dimostrato… ora il seguito.

(26/05/2009)
Artista:
Deasonika