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Davanti ad un buon caffè, preparato da lui stesso nella sua “personale” casa milanese, incontriamo Massimo Priviero per una gradevole ed amicale chiacchierata, durante la quale abbiamo la sensazione piacevole di trovarci di fronte ad un uomo sereno, giunto al giro di boa della propria vita artistica, oltre che personale, intento a valutare nuovi sviluppi della sua musica in direzione folk, uniti ad un maggiore intimismo però non meno rabbioso ed energico di quanto lo sia oggi.

Il tuo nuovo album “Sulla strada” è una bella operazione. Pur raccogliendo
le canzoni che hanno scandito la tua carriera con l’aggiunta di tre inediti, è
come se si trattasse di un nuovo lavoro; infatti penso che reincidere a
distanza il proprio repertorio sia come fare un nuovo viaggio alla riscoperta
di se stessi. cTu che sensazioni hai provato?
L’idea di “Sulla Strada” è nata,
come dicevi tu, non con l’obiettivo di fare un classico best, bensì con
l’intento di ritrovare e reinventare le canzoni più significative del mio
percorso artistico, ciò mi ha dato delle emozioni molto particolari, direi
speciali. Proprio perché ho dovuto valutare anche quelle che oggi avrei
riscritto, alla fine ho scelto di reinterpretare i pezzi che hanno corso al
passo con lo scorrere del tempo, mantenendo quasi inalterato il loro valore.
Gli arrangiamenti hanno tenuto spesso conto della risposta del pubblico durante
la loro esecuzione dal vivo e quindi se da un lato il lavoro è stato più facile
su questo fronte, dall’altro la difficoltà è stata quella di mettere a punto un
filo conduttore che tenesse legate tutte le tematiche espresse in venti anni di
carriera. L’evoluzione della tua carriera, dopo un periodo iniziale di riflettori
accesi e consensi ha vissuto un inspiegabile calo di attenzione, poi, finalmente,
con “Rock & Poems”, il disco di cover del 2007, il tuo lavoro ha suscitato di
nuovo interesse, cosa pensi sia accaduto di nuovo in questa fase?
In realtà le cose erano già
ripartite sotto buono auspici con l’album precedente, “Dolce Resistenza”; è
strano perché i primi anni, quelli che si riferiscono sostanzialmente ai miei primi
tre dischi, sono stati ricchi di soddisfazioni, anche commerciali, poi devo ammettere
che ci sono state delle concause, tra queste anche delle scelte personali sul
modo di fare musica, compresa quella di togliersi da certi meccanismi
commerciali, di non accettare compromessi, di fermarsi e poter guardare dentro
te stesso. Fortunatamente il pubblico di nicchia mi è rimasto fedele, mi ha
seguito nel periodo chiamiamolo buio o di minor attenzione. Ora lavoro con un’etichetta
importante, grazie anche al povero Mario
Ragni
con cui avevo fatto “Dolce Resistenza” e che aveva la distribuzione
di Universal, pertanto dopo la sua morte il mio rapporto con loro si è naturalmente
intensificato, sino ad oggi, momento in cui vige un rapporto sereno. Io non mi
aspetto grandi investimenti anche se devo essere sincero, loro stanno ponendo
attenzione e grande rispetto per il mio lavoro, non potrei chiedere di più da
chi è abituato ad avere sotto contratto grandi artisti dell’area pop-rock che
sviluppano, nonostante la crisi del disco, vendite importanti. Io comunque le
mie sei-sette mila copie le vendo e quindi Universal mi da quella tranquillità
anche sotto l’aspetto economico indispensabile per continuare a pensare ai
progetti a venire. A proposito di futuro, sei al giro di boa: dopo vent’anni non provi il
desiderio di sperimentare nuove vie per esprimere le tue urgenze e le riflessioni
di artista e uomo maturo? Può essere che in futuro il rock di strada, che in
gran parte ti ha caratterizzato, lasci maggiore spazio alla tua anima da
songwriter che mi pare mai sopita?
E’ un po’ il discorso che
facevamo prima fuori onda, il mio futuro lo configuro in un ritorno alle
origini, alla poesia pura, a quando andavo in giro facendo il menestrello,
voce, chitarra ed armonica;  questo disco
ed il dvd che seguirà rappresentano un po’ la chiusura del cerchio, ora sento
la necessità di aprire un altro pezzo di strada. Il problema è che una buona
parte del mio pubblico ama anche la parte più elettrica, più rock quindi dovrò
capire se mi seguirà su questa scelta più intimista, scarna, per capirci
dylaniana, nel senso che rappresenta quella fase in cui nascono le canzoni;
comunque con il mio pubblico c’è un rapporto speciale, di amore e credo che chi
ama capisce ed apprezza, così come è successo con “Rock & Poems”, un disco
di cover che ho cercato di fare mie, hanno gradito ed ho acquistato nuovi
tifosi. A proposito delle canzoni, stai già lavorando su cose nuove oppure dopo
questo grosso impegno hai intenzione di prenderti una pausa?
Sto ricominciando a scrivere però
con tempi più larghi in quanto lo scorso anno abbiamo fatto molti concerti, ci
siamo spesi parecchio e quindi anche su questo fronte per il 2009 cercheremo di
ridurne il numero, cercando di non inflazionare la presenza, puntando più sul
creare piccoli eventi, poi come dicevo deve uscire prima di Natale il dvd,
probabilmente abbinato alla mia biografia sulla quale stiamo già lavorando. Insomma
credo che le nuove canzoni per il disco acustico prenderanno forma all’inizio
del prossimo anno ma, tranquilli, sono già un po’ nella mia testa. Hai sempre avuto grande attenzione per i temi sociali e politici. Come
vivi questo momento che il nostro Paese
sta affrontando, in generale ed in particolare su questi temi ?
La vivo male come la maggior
parte dei cittadini, in particolare questa degenerazione socio-culturale,
conseguenza di un certo tipo di comunicazione. Vivo male l’apoteosi di conformismo
in cui ci ritroviamo a vivere, non riusciamo a comunicare alle generazioni un
modo diverso d’intendere la vita e quindi anche la musica e la cultura popolare
che possa arginare questa melassa devastante nella quale siamo immersi sino al
collo, non sono momenti facili anche se credo che le ultime generazioni siano
migliori, è inevitabile, quando stai per toccare il fondo del degrado socio-culturale
scattano gli anticorpi ed esce sempre la parte migliore dell’uomo. Già, l’uomo e le sue deviazioni, Nikolajevka
e La strada del Davai ci riportano ad
un pezzo tragico e nel contempo eroico della nostra storia del secolo scorso. Da
dove proviene il tuo interesse per questa vicenda?
C’è un tratto familiare di
provenienza essendo io Veneto, questa terra di contadini ha dato i natali a
gran parte di quei valorosi soldati protagonisti di tanto eroismo, poi ci sono
interessi personali di studi culminati con una laurea in storia,  in quanto questa disciplina è, oltre la
musica, l’altra grande passione della mia vita, da qui  il desiderio di approfondire quei fatti,
pezzi di storia di quella gente, attraverso il racconto di episodi che sommati
hanno costituito una grande pagina di storia del nostro Paese. Questo lo dovevo
alla mia gente, ai miei parenti, alla mia terra, come atto di un amore infinito
nei confronti di tutti questi soggetti. Le tue canzoni sono da sempre un concentrato di rabbia e malinconia, mi
pare però che nelle nuove canzoni a partire da Volo per finire con Addio
alle armi
siano presenti elementi di novità nel tuo modo di scrivere,
avverto messaggi eterei, molta leggerezza e positività, è un orientamento per
il prossimo lavoro?
Questo non lo so, in realtà in
tutto quello che scrivo, sto pensando anche a quando sceglievo le canzoni per
la raccolta costringendomi a riascoltarle, anche nelle malinconie più forti
credo ci sia sempre, fortunatamente, una forma di luce da qualche parte. Prendi
Volo: è una canzone di solitudine,
anche forte ma mai autodistruttiva, c’è sempre in tutte le nelle mie canzoni,
insieme al desiderio di scavare dentro me stesso o i personaggi di quelle
storie, la voglia di cercare un modo di andare oltre, io cerco sempre una
valenza positiva, anche per il soldatino dentro la ritirata di Russia, se pensi
al testo è previsto che lui sia in mezzo alla neve, nelle condizioni più
disperate ma con la speranza di tornare a casa, anche se poi pochi hanno avuto
quella chance. Bellitalia è un singolo che a
mio avviso può avere successo oltralpe, prevedi di fare un tour in Germania,
Svizzera, Belgio? Vedo che dosi molto la tua presenza on stage, è una precisa
scelta oppure è difficile oggi trovare date, quale è dal tuo osservatorio la
situazione in Italia su questo fronte?
In Italia preferisco, come
dicevo, fare venti date all’anno, farle bene, 
non essendo io uno che va a cercare di “rapinare” i soldi ai comuni e
alle provincie, non è nel mio dna in quanto credo che i soldi pubblici debbano
essere spesi addirittura con maggiore attenzione e parsimonia rispetto a quelli
dei privati per cui cerco di propormi in modo etico e ciò, nonostante la crisi
che avvolge i locali e gli organizzatori, mi permette di ottenere date senza
grande affanno. Per quanto riguarda l’estero sono d’accordo con te sarebbe
bello poter ritornare in quei posti (Germania, Svizzera) che all’inizio della
mia carriera mi hanno visto avere riscontri molto positivi è per questo che ci
sto pensando molto, non ti nego che l’idea di uscire un po’ dall’Italia, per
tanti aspetti non solo musicali, mi conforta, a giugno ad esempio siamo in
Romania per una data in teatro con l’apporto dell’Orchestra Filarmonica di
Brasov, spero sia l’inizio di un maggior espatrio. Il concerto al Rolling Stones del 28 marzo, nato per festeggiare
l’uscita del disco e i venti anni di attività, è stato fantastico, pochi
artisti riescono a dare emozioni così forti forse anche perché quella dei
teatri è la dimensione giusta per essere dentro la musica mentre i palazzetti e
gli stadi disperdono emozioni, tu cosa ne pensi?
Come ti accennavo prima la scelta
della location dei concerti sarà molto condizionata da ciò che ho in testa
circa una probabile svolta acustica e quindi per ora vado avanti così e
continuerò per qualche mese a sentire il calore del grande pubblico in spazi
più ampi, poi credo che teatri e club potranno essere la naturale collocazione
per gli show a venire. Aspettatevi molte sorprese.

(03/06/2009)
Artista:
Massimo Priviero