Ass. Culturale
L’Isola della Musica Italiana

Sede Legale:
Piazza della Pace, 9
25039 Travagliato (BS)

Per contattare la Redazione
o avere informazioni, SCRIVI a:

Prima arrangiatore per molti anni, oggi autore pop AOR di fama internazionale ma che ancora fatica ad emergere in Italia. Parliamo con Marco Taggiasco della sua carriera di songwriter e dei due dischi fino ad ora pubblicati, ricchi di ospiti illustri e di canzoni dalla ricchissima forza melodica.

Il tuo è un nome relativamente nuovo per il pubblico, la tua carriera
da solista è storia abbastanza recente, ma tu fai musica da molto tempo,
soprattutto come arrangiatore e produttore. Come hai iniziato?
Ho iniziato verso la fine degli
anni settanta, facendo arrangiamenti per amici e compagni di scuola… A quei
tempi l’unica possibilità di apprendimento era il Conservatorio, ma io cercavo
una strada più breve, volevo sapere tutto subito, ero molto giovane. Allora ho
iniziato a studiare da autodidatta, ma in Italia era difficilissimo reperire
testi pratici su arrangiamento, orchestrazione, così me li facevo portare dagli
Stati Uniti da un amico di mio zio, che lavorava come pilota intercontinentale,
studiavo col vocabolario vicino. Qual è stata la molla che ti ha avvicinato alla musica, cosa ti ha
spinto ad intraprendere questa strada?
Da bambino ascoltavo Burt Bacharach, Henry Mancini, ero attratto dall’orchestra e dalla musica di questi
signori che vedevo alla tv in bianco e nero, mi piacevano le colonne sonore dei
film, ma è stato probabilmente Eumir
Deodato
e i suoi dischi per la
CTI a farmi fare il passo decisivo, sono stato un suo grande
fan, il suo modo di usare il piano elettrico era innovativo e incredibilmente
coinvolgente, studiavo i suoi arrangiamenti, gli assoli, l’uso degli archi. Ora
siamo grandi amici e non è escluso che si possa collaborare per una produzione
in futuro. Si direbbe quasi una vocazione per un lavoro che in cambio non offre
molta fama e visibilità…
L’arrangiatore o il produttore
sono professioni che vivono dietro le quinte, il tuo successo è inevitabilmente
legato a quello dell’artista per cui lavori, che a sua volta è condizionato da
un’infinità di variabili, compresa ovviamente la tua opera. La scelta di pubblicare dischi a tuo nome nasce quindi da un’esigenza
di espressione personale, dopo tanti anni di lavoro per altri?
In realtà è nato tutto abbastanza
casualmente, da un incontro, anche questo casuale, con il cantante Andrea Sanchini, la voce principale dei
miei dischi. Andrea ha talento anche come autore, due canzoni del nuovo album
portano la sua firma. Con lui c’è stata subito una ottima sintonia, così
abbiamo iniziato a scrivere e registrare nel tempo libero, senza vincoli.
L’idea di mettere tutto su disco è venuta dopo, ho pensato che poteva
rappresentare un’occasione per far conoscere aspetti del mio approccio musicale
che spesso non vengono fuori lavorando per altri artisti, dove hai vincoli
commerciali, scadenze etc. Non pensavo ad una “carriera” da solista…Basta però fare un giro sulla rete per ritrovare il tuo nome vicino a
quello dei grandi dell’Adult Contemporary Pop americano. Come lo spieghi?
Sinceramente non ci aspettavamo
questo riscontro. Credo che, al di là di una produzione realizzata con budget e
personale ridottissimi, sono state forse le canzoni a convincere gli
ascoltatori più attenti. Credo che le canzoni di “Thousand Things” siano
fondamentalmente oneste, ispirate. Molta musica di oggi è groove, atmosfera e
poco altro, noi abbiamo provato a fare un disco mettendo al centro le canzoni.
Un certo pubblico, devo dire prevalentemente estero, lo ha capito. Dopo “Thousand Things”, come è nata l’idea di pubblicare un nuovo
album?
In questi anni abbiamo avuto
molte richieste per un nuovo album e dopo l’estate 2007 abbiamo pensato che forse
era arrivato il momento. Ma volevamo offrire un prodotto migliore, visto il
ritorno così positivo che aveva avuto il primo album, anche perché si erano
create delle aspettative. Il lavoro è partito quindi con altre premesse, grazie
anche a Mauro Ronconi, giornalista,
appassionato di musica e mio carissimo amico. Lui aveva ascoltato il mio primo cd
e sapeva che stavo lavorando ad un nuovo album, gli ho fatto ascoltare alcuni
brani e lui mi ha detto: “Voglio essere il produttore esecutivo di questo
disco”. Mauro è stato in realtà molto più che un produttore esecutivo: il
suo sostegno mi ha permesso di realizzare il disco così come l’avevo pensato. “This Moment” suona davvero bene, produzione raffinata, sonorità
eleganti, e poi gli ospiti: David Pack, pluripremiato vocalist, songwriter e
produttore, Eric Tagg che ricordo nella band di Lee Ritenour. Tra i chitarristi
ci sono Giancarlo Capo, Luca Casagrande e Phil Sheeran, chitarrista jazz di
L. A. . Cinque o sei studi di registrazione sparsi per il mondo, è stato
difficile coordinare tutto?
Abbastanza impegnativo, ma oggi
la tecnologia permette cose impensabili fino ad una decina di anni fa. Roma e
Tokio sono ormai ad un clic di distanza… Oltre ai nomi da te citati, vorrei
ricordare quello del mio amico Riziero Bixio,
batterista con un curriculum incredibile, e di Gabriele Pistilli, talentuoso sassofonista che si sta imponendo nei
circuiti jazz, solista su un brano strumentale dell’album. Interpreti, musicisti, produzione, budget: quanto influisce questo sul
risultato finale?
Un interprete ha un potere enorme
sulla riuscita di un brano, può quasi cambiarne il senso, nel bene e nel male.
I musicisti, il suono, sono tutti elementi importanti. Una canzone registrata
su un disco è il risultato di una combinazione di tantissime interazioni e a
volte anche di casualità. Chi si siede al di qua del vetro deve avere il
controllo di tutto, e questo non è sempre facile. Detto questo, ti dico anche che
nessun bravo interprete o arrangiatore trasformerà una brutta canzone in qualcosa
di buono. Una domanda che sicuramente ti hanno fatto in molti: come spieghi il
fatto che i tuoi dischi siano molto più venduti all’estero che in Italia?
Come ho detto spesso, credo che
la risposta vada cercata in ciò che la musica rappresenta nella vita delle
persone. In Italia, ma in parte anche all’estero, il successo o l’insuccesso di
un artista non hanno nulla a che fare con la qualità della sua musica. Credo
sia questo a determinare l’impoverimento della qualità di molta musica
radiofonica di oggi. La colpa non è dell’industria, che ha sempre guardato ai
suoi interessi ieri come oggi, e com’è giusto che sia. Non sono le case
discografiche ad aver inaridito il panorama, ma l’uso che si fa della musica
stessa. C’è una frase di Johnny Mandel
(Premio Oscar autore di colonne sonore, ndr)
che cito spesso e che esprime perfettamente questo concetto: “La musica prima
della metà degli anni ottanta era più interessante perché la musica stessa era
più importante”. Ma all’estero non è così? In parte sì, ma non
completamente. Proprio in questi giorni la Vivid Sound Corp. , la
più autorevole etichetta di A. O. R. (Adult Oriented Rock, ndr) in Giappone ha pubblicato una versione deluxe di “This Moment”
con due bonus tracks; abbiamo siglato diversi accordi di distribuzione in
Europa, il mese prossimo sarò in Danimarca per interviste e meeting per la
promozione del cd, ma – che tu ci creda o no – per la distribuzione in Italia
stiamo ancora trattando…
(16/06/2009)
Artista:
Marco Taggiasco