Ass. Culturale
L’Isola della Musica Italiana

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Esiste
una corrispondenza diretta tra immagine grafica, titolo e contenuto di un cd? A
volte sì, altre volte no. E’ quanto ci rivela una serie di album pubblicati
negli ultimi mesi, fra l’altro tutti ruotanti attorno a uno o più strumenti ad
ancia (anche doppia). Veniamo così a scoprire che c’è tutta una linea di
produzioni da cui emerge un occhio divertito, disincantato, nei confronti della
materia musicale, accanto ad altre decisamente più “serie”.

Volendo
essere un po’ pomposi, potremmo dire che oggi ci occupiamo di messaggi
subliminali. Il jazz, ricorrendo di rado alla parola (comunque quasi mai in
senso strettamente semantico), di messaggi diretti tende a trasmetterne
pochini. Per cui la nostra attenzione si rivolge oggi – anche – all’immagine,
cioè alle copertine, e agli stessi titoli dei cd. Per appurare fino a che punto
le une e gli altri rispecchino la musica che vi trova posto, in particolare riguardo
agli album che rappresentano quello che – riandando al nostro titolo –
definiremmo “jazz faceto”, utilizzando di regola quello “serio” codici più
reconditi. Subliminali? Forse…

Entriamo
nello specifico. Osservando anzitutto tre album usciti negli ultimi mesi che intendono
trasmettere un’immagine di “facezia”, di divertissement:
nelle copertine e nei titoli (vedi foto in alto); a volte – non sempre – anche
nella musica. Partiamo dall’ultimo cd del sassofonista fiorentino Mirko Guerrini, il quale battezza il
suo gruppo Cirko Guerrini e produce Il Bianco e l’Augusto (EmArcy/Universal),
album solido, abilmente costruito e largamente fruibile, in cui di fatto un
occhio ironico e divertito è coglibile solo a tratti, ma dove è palpabile un
gusto per i vari to play e jouer con cui inglesi e francesi
indicano, acutamente, sia il suonare che il giocare (a noi italiani questo “rimpallo”
purtroppo manca). Il riferimento al circo, del resto, non è casuale: nei
tredici brani, tutti di Guerrini, troviamo dediche a Chaplin, Keaton, Woody
Allen, Stravinskij (c’entra anche lui), soprattutto La strada di Fellini (e quindi Nino Rota).

Un altro sassofonista, l’italo-russo Alessandro Sacha Caiani, è per parte sua responsabile di un secondo
album in cui copertina e titolo – Effetto
ludico
(Silta), dal latino ludus,
appunto gioco –  rimandano esplicitamente
al gusto di cui sopra. La musica, in realtà, meno: c’è sempre, innegabilmente,
quel piacere, ma il disco (notevole, a scanso di equivoci) ci offre un robusto,
vociferante jazz collettivo che si rifà alle avanguardie storiche pur senza
eccessivi azzardi. Lo ha realizzato un sestetto con ben tre strumenti ad ancia.
E gli altri due sono nelle mani di musicisti che c’introducono ad altri due
lavori in tema. Uno è Biagio Coppa,
tra i vertici del COD Trio (gli
altri due sono il chitarrista Gabriele
Orsi
e il batterista Francesco
Di Lenge
), che ha pubblicato alcuni mesi fa We Will Rock You, We Will Jazz You, We Will Mock You (Music Center),
in cui annette al linguaggio del jazz contemporaneo (con pressoché fisiologiche
infiltrazioni funky-rockeggianti, peraltro) brani dei vari Queen, Police, Pink
Floyd (anche il celeberrimo The Wall)
e Nirvana. La copertina è senz’altro la più ridanciana del lotto, la musica,
anche qui, meno: certo il divertissement non
manca (anche solo il materiale riletto ce lo dice), ma il tono del cd è
assolutamente serio (non serioso, per carità), le sonorità talora aspre, ben
poco accomodanti. E allora questa copertina, coloratissima e un po’ grottesca,
più che farci sorridere ci riporta alla mente quella, memorabile, di “In the
Court of the Crimson King”.

Il terzo
sassofonista (nonché clarinettista) di “Effetto ludico” è il modenese Achille Succi (fra l’altro partner
storico di Vinicio Capossela), il quale, col quartetto Scoolptures del bassista Nicola
Negrini
(con Philippe Garcia, a sua volta sodale di Gianmaria Testa, alla
batteria), ha di recente pubblicato Materiale umano (Leo), cd in qualche
modo al centro del guado, come immagine (vedi foto qui sopra) e in fondo anche
come contenuto musicale. Forse proprio la presenza di Succi determina infatti
un clima prossimo a quello di “Effetto ludico”, però più nervoso, scuro, asciutto,
in fondo più “contemporaneo”, non ultimo per il cospicuo apporto dell’elettronica.

Due album freschissimi di stampa vanno per parte loro oltre, lungo il
crinale di uno sperimentalismo più cerebrale, calibrato, per più versi
cameristico. Serio, per tornare al punto di partenza. Copertine e titoli, di
olimpica sobrietà (vedi foto sotto), rinforzano tale assunto. Ci riferiamo a Five Rooms (Amirani), inciso da un
quintetto in cui la rodata coppia Gianni
Mimmo
(sax soprano) e Angelo Contini
(trombone) ospita la chitarra dell’inglese John Russell, cello e voce, e a Cardinal (GriMedia/Impressus), in cui opera un quartetto con doppia
ancia (Alessio Pisani, fagotto e
controfagotto), tromba (Mirio Cosottini,
già nel Cirko Guerrini), piano e batteria. Il primo cd consta di diciassette
“composizioni istantanee” (cioè improvvisazioni), segnalandosi, rispetto a lavori
consimili, per l’estrema varietà di climi e situazioni, col gruppo che si
scinde e si riunisce di continuo. Un gran bel disco, così come – solo un pelo
sotto – “Cardinal”, di umore ancor più magro, cameristico, a tratti minimale,
altrove di una quieta solennità.

A mettere tutti d’accordo, seri e faceti, ci pensa
infine il più bel disco del lotto, Megalitico
(Mankosa), del nuorese Gavino Murgia, che vi si produce su sax
soprano (dal caratteristico timbro saturo di increspature), flauto e voce (quella
tipica sarda, gutturale e intrinsecamente venata di anfratti ancestrali). Gli
fa da cornice un gruppo da favola, con Michel
Godard,
tuba, Luciano Biondini, fisarmonica, François Tortiller, vibrafono,
e Pietro Iodice, batteria. Qui la
musica esplora i terreni più variegati: gioiosa e solenne, petrosa e danzante,
lirica e tesa, quasi sfrontata. Un lavoro veramente di grande pregio, ideale biglietto
di commiato verso la prossima tappa del nostro circumnavigare il fascinoso arcipelago
jazz.