Timida e disinibita, angelica e
conturbante, debole e forte. Così è apparsa Patrizia Laquidara sul palco del The Place. Come una musa scesa in
terra, pelle candida e viso ammaliante, è apparsa scalza, rivestita solo di un
abito nero avvolto da una cinta di color rosso purpureo. Perfettamente a suo
agio, come se fosse di casa, la
Laquidara ha donato al numeroso pubblico accorso novanta
minuti di ricami musicali tenuti insieme da preziosi fili rappresentati dalla
sua straordinaria vocalità e dal suo talento, unico e fuori da ogni
catalogazione. Il suo canto avvolgente non ha lasciato tregua dal primo
all’ultimo fiato, trasfigurando il palcoscenico in un miracolo sonoro e visivo
allo stesso tempo. In questa cornice hanno preso forma e colore canzoni come Mielato, Kanzi e Per causa d’amore,
tratte dal disco d’esordio “Indirizzo portoghese” (2003); mentre dal suo ultimo
lavoro, “Funambola” (2007), ha
proposto Nuove confusioni, Ziza e la versione italiana di Personagem di Arto Lindsay, quest’ultima
nella parte finale cantata in coro dai musicisti e da tutto il pubblico. Con
grande sorpresa, nel cuore del concerto, Patrizia ha interpretato in maniera
originale e intensa la sempreverde Grazie
dei fior, accompagnata solo dalla chitarra. Spazio anche per un inedito, Oscar e la cicala, che ha riportato subito
in mente il mondo incantato di Fellini e in particolare le atmosfere musicali
del maestro Nino Rota. A sostenere l’arte “funambolica” della nostra c’è l’ottima
band composta da Alfonso e Daniele Santimone (piano e chitarra), Mirco Maistro
(fisarmonica), Lorenzo Pignattari (contrabbasso) e Nelide Bandello (batteria). Per
quanti vogliono meravigliarsi o farsi trasportare vorticosamente tra emozioni,
suoni e parole, un concerto di Patrizia Laquidara è un occasione imperdibile.
Patrizia Laquidara
The Place, Roma
21/01/2009
