Per
questo 2010, il Club Tenco ha
messo in atto una fruttuosa sinergia con BarnaSants,
l’importante rassegna cantautoriale barcellonese che in febbraio,
nel corso della sua quindicesima edizione, ha assegnato appunto al
club fondato da Amilcare Rambaldi e a uno dei suoi figli prediletti,
Roberto Vecchioni, i due prestigiosi premi destinati all’operatore
culturale e all’artista internazionale. Il Comune di Acqui Terme ha
voluto farsi per l’occasione supporter della trasferta in terra
catalana, organizzando anche una rassegna in tre serate di cui quella
che ci apprestiamo a raccontare rappresentava l’epilogo (nelle
precedenti, l’11 e il 19 marzo, erano passati sotto i riflettori
Wayne Scott, Giorgio Conte,
Giua, Massimo Priviero
gli inediti di Tenco – che riposa a Ricaldone, ricordiamo, a pochi
chilometri da Acqui – editi di recente su doppio cd, ecc. ).
Conte
e Priviero, dopo un corposo talk
introduttivo coordinato (come tutto
il resto) da Sergio Secondiano
Sacchi, si sono esibiti brevemente
anche nella serata finale, l’astigiano riprendendo la gloriosa Zona
Cesarini, che intitolava addirittura
il suo album d’esordio, anno di grazia 1983, e Come
è bella la luna, il veneziano
attraverso un’intensa versione della dialettale La
strada del Davai.
Il
cuore della serata spettava comunque ad altri due artisti, due
presenze per motivi diversi fortemente emblematiche. La prima era
quella di Lu Colombo,
un passato dance piuttosto
remoto (ma non per questo rinnegato) e un più recente innamoramento
per lo spagnolo Joaquín Sabina, di cui si è messa a cantare le
traduzioni italiane (dello stesso Sacchi), cosa che ha ovviamente
fatto, in pillole, anche ad Acqui, iniziando (su base) dalla più
nota di esse, 19 giorni e 600 notti, presente anche nel
doppio “Quelle
piccole cose” dei Pan
Brumisti, prodotto nel 2008 dal Club
Tenco (etichetta Ala Bianca), per
proseguire, alla chitarra, con un altro mazzetto di brani di sicuro
appeal.
L’ospite-principe della
serata era in ogni caso Joan Isaac, etichettato una volta da
Luis Eduardo Aute come “il più catalano dei cantautori italiani”,
a oggettivare il suo stretto legame con l’Italia e col Club Tenco
in particolare, cosa di cui proprio questo gemellaggio con BarnaSants
è frutto tangibile (Sacchi l’ha definito giustamente
“l’ambasciatore della canzone d’autore italiana in Catalogna”).
Accompagnato, come sempre magistralmente, dal pianoforte di Enric
Colomer, Isaac ha visitato in rapida quanto succosa sintesi
alcune stazioni del suo iter artistico, attraverso canzoni fra le sue
più intense, da T’estimo
en la rutina
ad Alícia
i el mirall, da Manfred (a due
voci con Lu Colombo) al Momento per lei, scritta e cantata con
Mauro Pagani, ulteriore, saporita spezia dell’esibizione (e
della serata, ovviamente non senza l’inseparabile violino), fino
all’immancabile A Margalida di commiato. Commiato che ha
avuto peraltro una gustosa coda col tuttinpista finale (vedi
foto sotto il titolo) sulle note della Cançó
del lladre, brano tradizionale
catalano, con voce solista (si fa per dire…) Giorgio Conte.
Ora,
ovviamente, l’auspicio è che l’appuntamento possa radicarsi
negli anni, dribblando le angustie di questo periodo che sta facendo
un’autentica razzia di rassegne e manifestazioni varie. La presenza
del sindaco e dell’assessore alla cultura di Acqui lasciano
supporre che almeno per la cittadina dell’alessandrino le cose
siano instradate nella direzione giusta. Ce lo auguriamo vivamente.
ACQUI A BARCELLONA
Acqui Terme Movicentro
25/03/2010
