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L’Isola della Musica Italiana

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Chiedo permesso, mi trovo qui quasi usurpando uno spazio e un ruolo non miei: in questo luogo ci sono finissime penne e fior di recensori che meglio comparirebbero. Io sono soltanto uno che canta quello che scrive e non è detto che sappia scrivere qualcosa che non si canta. Per esempio mi sto dando del tu, dell’io insomma, che è la prima cosa da evitare quando si scrive una recensione.

Quindi non scriverò la recensione del concerto di Davide Van De Sfroos, non lo farò perché lui, l’Isola ed io siamo amici ed il conflitto d’interessi è lampante. Si può obiettare che il conflitto d’interessi è un ottimo elemento di credibilità: non ci credo, per quanto sia diffusamente smentito dai fatti.

Dirò del concerto di Davide a Bologna e del piacere che mi ha fatto esser lì, anonimo in platea a godermelo, proprio per l’amicizia che gli porto. Fu l’Isola a farci conoscere e Davide subito mi regalò un gran bel complimento pubblico, sul suo sito. Figuratevi se posso essere un critico credibile.

Ma nessuno mi smentirà se dico che al Teatro delle Celebrazioni di Bologna è stato impossibile non scatenarsi e mettersi ballare. Una specie di allegra profanazione, tra i velluti e le poltroncine numerate.

La band del Nostro è in formissima, altroché. “I cavalieri dell’andropausa” li presenta con tenerezzaccia, dice “avercene!” ed io mi trovo perfettamente d’accordo.

Si muovono in equilibrio perfetto tra il travolgente e l’intimo, mescolando con grazia chitarre hendrixiane e trombe tropicali, l’Irlanda e il delta del blues, la rumba gitana e l’odore del twist, il country e la balera, i violini levantini, le fisarmoniche e i bassi di rock ‘n roll. I mari del sud e quelli del nord, d’acqua dolce e salata.

Su tutto, la voce del Davide, ruvida e grossa, voce da fumatore che però non fuma, chissà da dove gli viene. E quel dialetto oscuro che suona così chiaro.

Sì, sono seduto in mezzo ad un sacco di gente per il momento ancora composta e me la godo, per me e per lui.  Questo è un pubblico che lo conosce bene ed altrettanto bene gli vuole, Sanremo viene dopo.

È gente che sa cosa canterà dalle prime parole di presentazione, lui fa così, racconta le canzoni prima di cantarle. Ad un certo punto, dice “un platano in mezzo alla pista da ballo” e scatta l’applauso. Ma quel platano lì non sta dentro una canzone, sta dentro un libro, quello che s’intitola ‘Le parole sognate dai pesci’. Vedi un po’ questi bolognesi quante cose sanno, altro che Sanremo.

Intanto il concerto va avanti come di solito fanno i concerti, una canzone dopo l’altra, generosamente.

Ed io sempre lì a godermela, ad un certo punto mi commuovo anche: precisamente su Maria, il violino di Anga è bellissimo e bellissimo è lui stesso, l’incarnazione dello struggimento.

E poi con Roberta Carrieri: intanto perché è una sorpresa vederla sul palco con la DVDS Band, lei che è un’artista in proprio. Infine per la pelle d’oca che mi provoca, per esempio col canto pugliese incastonato e brillante tra le strofe della Ninna nanna del contrabbandiere.

Del resto della band è già stato detto, tranne i nomi (da tenere a mente): Davide Brambilla che se la gioca tra le tastiere, la fisa, la tromba e i cori. Maurizio Gnola che tira fuori l’anima (il soul, diciamo) dalle chitarre. Paolo Legramandi (basso) e Marcello Schena (batteria), responsabili del travolgimento ritmico, ecco, adesso son tutti sotto il palco a ballare. Ci vado anch’io, che non volevo fare una recensione e invece forse la ho fatta.  

(Fotografie di D. Pizzardi tratte da davidevandesfroos. com e dal sito FlickR dell’artista)

Artista:
Davide Van De Sfroos
Location Concerto:
Teatro delle Celebrazioni, Bologna
Data Concerto:
31/03/2011