
Alberto Fortis vive nel centro di Milano a pochi passi dal Castello Sforzesco, da Foro Bonaparte, in assoluto uno dei viali architettonicamente più belli di Milano e dal Duomo: “Dalla mia casa si vede il Sole … e la Luna. Non sforzarti di vedere, guarda” (da “Che fine ha fatto Yude? ”, ed. Aliberti). La poetica di Fortis ha radici lontane, molto più distanti da Milano, sua città di adozione e ispirazione, da Domodossola città natale. Lo si comprende guardando, durante il concerto che si è tenuto a Parabiago, le immagini che scorrono alle sue spalle. Curato il montaggio, è lasciato un libero sguardo a chi quelle immagini le ha filmate: amici vecchi e nuovi, artisti, famigliari un caleidoscopio di punti di vista come a “dare ad ogni emozione una personalità, ad ogni stato d’animo un’anima” (Ferdinando Pessoa). Sono fotografie, filmati, alcuni appartengono alla sua prima infanzia, che lo ritraggono e ritraggono momenti di vissuto, non necessariamente importanti, significativi come a sfuggire alla perentorietà di un’esistenza quotidiana vissuta come troppo univoca. Alcune immagini, pochissime, hanno il sapore della foto-ricordo, altre fissano l’istante, altre ancora desiderano avere memoria di quello sguardo, sembrano dire: <<io sono qui>>. “Io imparo a vedere. Non so perché tutto penetra in me più profondo e non rimane là dove, prima, sempre aveva fine e svaniva. Ho un luogo interno che non conoscevo. Ora tutto va a finire là. Non so che cosa vi accada” (da Malte, di R. M. Rilke).
Dopo trent’anni di carriera, è importante intuire questo pensiero in Fortis; è un passaggio che, crediamo, caratterizzi la sua maturità e inquietudine. Fortis non è tanto un cantautore quanto un poeta che usa la forma canzone; non è tanto un poeta quanto un cantautore che usa la musica; non è tanto un romanziere quanto un poeta e un cantautore che usa il romanzesco se per romanzo vale ad esempio l’idea di scrittura progettuale quale fu quella di Ferdinando Pessoa, autore affine alla sensibilità di Fortis. Un’inquietudine, la sua, che sa di movimento, di viaggio, di scoperta, di un mettersi in gioco accanto all’accettazione, mai passiva, di un momento che la nostra società vive, in cui l’Arte e la cultura, più in generale, appaiono sacrificati. I concerti di Alberto Fortis, ultimamente, nella maggioranza dei casi si svolgono in luoghi molto suggestivi o caratteristici, sempre particolari. Evidenziano il bisogno di ricerca del pubblico e dell’Artista di un momento che nell’arco di una giornata o del tempo possa fissarsi come un cammeo.
I suoi concerti, anche negli anni Ottanta, quando la sua carriera era all’apice, non hanno mai richiamato folle oceaniche, ma hanno sempre visto la partecipazione numerosa di persone che cantavano e ballavano al ritmo delle sue canzoni, da sempre alla base della sua musica. I testi suggestivi delle ballate (Angelo, da “Fragole infinite”, Aprile, da “Dentro il giardino”, La ragazza di Monument Valley,da “Angeldom”), dissacranti (Nuda e senza seno, da “Alberto Fortis”, Sexy Love da “Universo Fortis”), ironici (Lerò il mago, da “Angeldom”, All Right da “Fiori sullo schermo futuro”) o riflessivi (La sedia di lillà, da “Alberto Fortis”, Rincasa P
iano da “Fiori sullo schermo futuro”) hanno sempre affascinato il pubblico che, nel tempo, lo ha fatto scoprire anche ai giovanissimi presenti, anche per questa occasione, in sala. Il concerto, trasmesso in diretta da Radio Punto, si è aperto con la giovane cantautrice Patrizia Cirulli che hapresentato due sue canzoni in sintonia e continuità con il lavoro di Alberto Fortis: Forse il cuore, testo di Salvatore Quasimodo da lei musicato, e La mia storia.

Lo “show” ha preso poi avvio ed è proseguito sulla partitura finale di Hei mama da “El nino”. La sala della Biblioteca, dotata di una buona acustica, ha saputo restituire e far apprezzare la voce così particolare del Nostro. C’è qualcosa nel modo di concepire la Musica da parte di Fortis che sa di “tradizione”. Ha lavorato molto su quella voce già così naturalmente plastica rendendola strumento, un vero strumento di espressione. Fortis lavora con metodo e questo è un aspetto che lo distingue e qualifica nel suo essere Artista. Ha una grande energia, riesce a muoversi agilmente da un genere musicale all’altro, a proporre le sue canzoni vestendole di volta in volta con arrangiamenti diversi. Il pubblico di Parabiago e i fan storici di Alberto Fortis hanno avuto la possibilità di avere l’esatta percezione di un concerto dominato dalla generosità dell’Artista e da un andamento in cui la Musica era davvero protagonista con quella bellezza che tocca direttamente l’anima; “la cosa più meravigliosa nella vita è condividersi, essere di qualcun altro, cavalcare insieme l’onda che l’oceano destino ci ha affidato: è un diritto, è un dovere, è la risposta che smette di soffiare nel vento e si posa sul tuo cuore” (Love is the Answer da “Che fine ha fatto Yude? ”. )

Alberto Fortis
Sala Multiuso della Biblioteca Civica, Parabiago (MI)
30/04/2011
