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“Perché stai scrivendo stasera?” Bella domanda.

Così inizierei a parlare di Cesare Cremonini, in particolare della sua intervista rilasciata al BSMT On The Map di Gianluca Gazzoli, (qui nella foto) conduttore radiofonico e televisivo, scrittore, videomaker e tra i più conosciuti podcaster italiani.

 

Tutto parte da una frase:

“Se sei sensibile oggi, vai in paranoia.

Ma è un merito sentire troppo”.

 

Poche parole, e Cremonini ci proietta in un viaggio. Un viaggio che non riguarda solo la sua musica, ma una generazione fragile che – come lui – è alla continua ricerca di equilibrio.

 

“Ti sei accorta anche tu, che siamo tutti più soli?

Tutti col numero dieci sulla schiena, e poi sbagliamo i rigori.

Ti sei accorta anche tu, che in questo mondo di eroi

nessuno vuole essere Robin”

Cremonini non si propone come modello, non si presenta come un idolo da imitare. Si racconta come un uomo che ha attraversato il successo precoce, la pressione dell’industria, la solitudine. E ha trasformato tutto questo in canzoni che – vent’anni dopo – continuano a parlare a chi oggi ha vent’anni. Il suo rapporto con i più giovani è un punto centrale. Non li seduce, non li adula. Li prende sul serio. Quando Ora che non ho più te è diventata virale su TikTok, raggiungendo il primo posto tra gli under 18, Cremonini era il più anziano in classifica.

 

foto di Luigi & Iango

“Non era previsto. Ma era autentico.”

Il successo non era cercato. E proprio per questo ha funzionato.

Perché i giovani oggi – lo dimostra – non inseguono l’algoritmo, ma l’emozione. Cercano una voce che non li semplifichi, che non si nasconda dietro la forma. Cercano qualcuno che racconti, senza giudicare, il viaggio.

 

“Perché passiamo le notti aspettando una sveglia
Ci prendiamo una cotta per la prima disonesta
Complichiamo i rapporti come grandi cruciverba
E tu mi chiedi ‘perché?’”

Cremonini si siede, prende la sua chitarra acustica – compagna di vita insieme al pianoforte– e, visibilmente emozionato, inizia a ripetere un giro di accordi.
E di colpo parte:

“Ci sono le tue scarpe ancora qua, ma tu te ne sei già andata…”

 

È iniziato il viaggio in Marmellata #25: più che una semplice canzone, la descrizione di una condizione. Nonostante le molteplici spiegazioni di Cremonini, io continuo a vederci la ricerca della felicità. Quella nascosta nelle cose comuni, nei ricordi, in una sigaretta alle cinque del mattino per un fumatore. Quella di chi vede oltre l’oggetto, e ricorda l’esperienza. Dopo averla accennata acusticamente, Cremonini fa ascoltare la prima registrazione, incisa in piena notte su un vecchio multitraccia.

 

Racconta:

Mentre fuori Bologna dormiva, lui – nella sua camera – ascoltava Louis Armstrong. Quando, di colpo, con la vista offuscata dal fumo degli incensi per le zanzare, prende la chitarra e inizia a suonare. Inizia dagli oggetti, che fermi in silenzio ora parlano: scarpe, calze, una patente dimenticata, un Winston blu. Sta parlando dell’assenza, del dopo, di tutto ciò che resta quando l’amore se ne va, dei momenti di contentezza che portano alla felicità. È in quella scena che si capisce: per Cremonini la scrittura non è mai stata un esercizio di stile, ma una difesa.

 

“Creare è proteggersi”.

La musica è rifugio, specchio, forma di ordine in un mondo caotico.
Scrivere non è vetrina. È rifugio. È equilibrio.

 

“Ogni volta in cui ti penso mangio chili di marmellata
Quella che mi nascondevi tu… L’ho trovata.”

Nei suoi testi, l’amore non è decorativo. È una forza reale che attraversa tutto: la perdita, la rabbia, il desiderio.

 

“Il vero coraggio è scrivere un dissing d’amore”.
Non per accusare, ma per mostrare cosa resta quando l’idealizzazione si sgretola.

Brani come Poetica, PadreMadre, La ragazza del futuro sono esattamente questo: dichiarazioni vulnerabili, tentativi onesti di dire “ecco, sono fatto così”.

 

“Io scrivo metà dell’opera. L’altra metà la scrive chi ascolta.”

La canzone non è mai un’opera chiusa. È un dialogo. Un testo che prende forma solo nell’ascolto. Per questo gli stadi – che per altri sono traguardi – per lui sono templi. Spazi in cui le storie si toccano. E il pubblico diventa autore silenzioso.

 

Una parte dell’intervista di Gianluca Gazzoli illumina un aspetto meno noto: la disciplina.
Allenamenti in montagna, controllo della voce, preparazione fisica. Non per estetica, ma per stabilità.

 

“Il tour mi salva la vita”.

Per Cremonini, la razionalità è ciò che permette alla sensibilità di non collassare.
In un’epoca che confonde spontaneità con improvvisazione, il suo approccio è quasi rivoluzionario. Le buone canzoni non si scrivono. Ti vengono suggerite.
(il ‘Cremonini Live 25’, organizzato da Live Nation, è partito dallo stadio di San Siro a Milano il 15 e 16 giugno, – anticipato da una data zero a Lignano Sabbiadoro l’8 giugno – proseguendo poi per Bologna, Napoli, Messina, Bari, Padova, Torino. Le ultime due date saranno allo Stadio Olimpico di Roma, il 17 e il 18 luglio)

 

“Le buone canzoni sono nude. Puoi accarezzarle, baciarle. Ci puoi anche fare l’amore.”

Con La nuova stella di Broadway è accaduto proprio questo. Un brano messo in fondo alla scaletta, diventato il più ascoltato della sua carriera.

 

“Era pura. Era libera.”

Nessun effetto speciale. Solo sincerità.

 

“Entrava luce al neon dal vetro di una finestra
L’odore del caffè
Guardando quelle gambe muoversi pensò: ‘È una stella!’”

 

foto di Erika Serio

 

Cremonini rifiuta l’etichetta tra musica leggera e cantautorato:

“50 Special è pop, ma è anche una canzone d’autore. Parlava della mia Vespa, ma anche della mia libertà.”

Il suo sguardo invita a valutare la sostanza, non la forma. Se una canzone parla davvero, tocca davvero, non importa come la chiami.

 

Il valore di questa conversazione non sta solo nei contenuti, ma nella possibilità di riconoscersi.
Cremonini non dà risposte. Nomina dubbi, riconosce ferite, descrive inquietudini.

“Anche io ci sono passato. Anche per me non è stato facile.”

 

In un tempo che ci chiede di essere invulnerabili, Cremonini fa il contrario: restituisce dignità alla fragilità. E, nel farlo, parla anche a chi pensava che nessuno potesse capirlo.

“Sai quanta gente sorride alla vita e se la canta
Aspettando il domani
Intanto i giorni che passano accanto
Li vedi partire come treni
Che non hanno i binari, eppure vanno in orario”

 

Nessuno vuole essere Robin, perché in fondo…
…ci sentiamo tutti un po’ Robin.

 

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Cos’è “BSMT On The Map”?

È un format in cui Gianluca Gazzoli incontra le persone nei luoghi che le hanno ispirate, formate o definite. L’obiettivo è raccontare storie autentiche nei contesti reali che hanno segnato la vita degli intervistati.

 

 

🎙️ Dove seguire “BSMT On The Map”?

 

Chi è Gianluca Gazzoli?

Nato il 18 agosto 1988 a Vigevano (PV), cresciuto a Cologno Monzese (MI).
La sua carriera inizia nel 2014 su Radio Number One, poi Rai Radio 2, fino a Radio Deejay dove oggi conduce Gazzology (ogni giorno indiretta dalle 20.00 alle 21.00)

Nel 2021 lancia il progetto Basement (BSMT), da cui nasce il podcast Passa dal BSMT, uno dei più seguiti d’Italia. Due episodi nuovi a settimana, ogni Lunedì e ogni Giovedì alle 12.00
Ha vinto il premio come miglior podcast sia ai Best Movie Awards 2023 sia agli Italian Podcast Awards 2024.

 

Dove non espressamente indicato, le foto sono prese dai canali social ufficiali degli artisti.
La foto di copertina dell’articolo è di Luigi & Iango

Artista:
Cesare Cremonini