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Non ci vuole un grande sforzo mentale per intuire che Stefanino Meraviglia ha preso a prestito il suo nome d’arte direttamente da Stevie Wonder, leggenda della musica black, cantante, pianista e composer straordinario. Il gioco d’azzardo della scelta di questo nome evidenzia la leggerezza e l’ironia con cui Stefano Midolo si è da sempre approcciato alla musica.

 

Midolo è musicista e pianista d’antan, protagonista in varie formazioni bresciane e live performer dotato di grande carica e straordinaria capacità di coinvolgimento. In età adulta, dopo aver superato il “mezzo del cammin di propria vita”, si è voltato indietro ed ha pensato di dare corpo ad un album che potesse fissare in forma musicale il proprio tragitto artistico ed esistenziale. Ha così aperto quel prezioso cassetto dove conservava con cura e un po’ di pudore le sue composizioni ed ha coinvolto alcuni amici musicisti con l’intenzione di dare luce al suo primo progetto discografico.

 

Stefano Midolo al centro dei musicisti in un live del 2024, al Walter Globe di Brescia

 

In primis ha contattato il maestro nonché amico Simone Boffa, chiedendogli di poter vestire in maniera adeguata e consona alle sue caratteristiche le canzoni già da lui strutturate in fase di prima scrittura, sia per la parte lirica sia per la parte musicale. Da questa investitura Simone Boffa ha cominciato a lavorare sull’arrangiamento, lasciando a Stefanino la parte dei testi, estremamente variegati e poetici, oltre che densi di riferimenti e di riflessioni profonde, tematiche però trattate con grande delicatezza e leggerezza. Il disco è uscito solo in vinile (e su Spotify, con un numero di ascolti significativo nonostante una attività promozionale pressoché nulla), arricchito dalla copertina tratta dall’opera ‘Fukoshima Texture Pack’, realizzata dagli artisti bresciani Eva & Franco Mattes, noti per le loro esposizioni all round the world. Il vinile ha il pregio non solo di poter offrire un suono più caldo e gustoso ma anche di separare le canzoni in due blocchi, lato A e lato B, il che facilita l’attenzione e la memorizzazione delle canzoni.

 

Il lato A si apre con L’amore non ha sinonimi, uno dei pezzi più immediati, che lascia subito intendere che non si tratta solo di un disco di un pianista-cantautore ma di un lavoro stratificato, che presenta diversi spunti da approfondire, tra cui gli arrangiamenti, che meritano di essere “scoperti” ascolto dopo ascolto. Ad esempio, nel secondo brano, I ricordi abbandonati, tra una frase e l’altra (“nel tempo che viaggia senza ostacoli”, “nel futuro che avanza senza me”) si infilano dei suoni quasi impercettibili che però danno sapore alla canzone, un po’ come quel pizzico di pepe che accresce il gusto del cibo. Questo dimostra la bravura e la raffinatezza del “cuoco”, il maestro Simone Boffa, che riesce a dare un ampio respiro ad un brano già per sua natura ben strutturato e dotato di una bella scrittura lirica (“i ricordi abbandonati, soli nell’oscurità”), che si incastona in una melodia raffinata.

 

Ed è proprio la bellezza di alcuni fraseggi sonori anomali ed originali che eleva il livello qualitativo del disco ed evita di far disperdere le canzoni nel vento. Ogni canzone ha i tempi giusti, le parole e il suono si concedono reciprocamente il giusto spazio, si abbracciano, si lasciano e si ritrovano, per poi decollare insieme garantendo adeguata libertà ad ogni strumento, che sia la chitarra di Simone Boffa, il sax di Mauro Negri o il piano e la voce (ancora un po’ grezza, ma con margini di crescita) di Stefanino Meraviglia. Molto belle anche alcune variazioni di ritmo nella stessa canzone, come in Il velo da sposa, costruita su testo molto delicato e misterioso (nel senso che concede anche un’apertura al Mistero), con una deviazione molto piacevole verso la bossanova, che infonde un soffio tipicamente estivo alla canzone.

 

Una foto d’archivio di Stefano qualche… decennio fa..

 

Il lato B del vinile fa decollare l’album. La title track Il suono del mio nome è la canzone attorno al quale è stato poi costruito il disco ed è un crogiuolo di suoni, parole, ritmo. Il buffet amplia gli orizzonti sonori grazie anche al supporto di Cristian Piccinelli e Lino Sabbadini agli arrangiamenti e alla produzione, pare di ascoltare certe storie alla Paolo Conte con un po’ di Cammariere, il ritmo jazzato accelera e rallenta mentre il sax di Mauro Negri è un’autentica goduria. Il tappeto che non vola dopo un paio di battute lente cambia passo grazie ad un eccellente frame col sintetizzatore, mentre il testo torna ad essere denso di rimandi onirici, che anelano alla bellezza assoluta: “e solo senza fiato capisci dov’è, la bellezza che t’invade senza chiederti perché”. L’album si conclude con un brano tenue, Il cortile dell’al di qua, il piano di Stefano Midolo dialoga con la band mentre Roberto Giribardi si insinua senza disturbare con loop and noises.

 

Un ottimo esordio per Stefano Midolo, un album che ha il grande pregio di farti venire voglia di rimetterlo sul piatto una volta che si è alzata la puntina, grazie a canzoni che avvolgono e scaldano il cuore. Un’opera prima giunta meglio tardi che mai, nella speranza che la vena di Stefanino Meraviglia non si esaurisca con Il suono del mio nome ma, una volta rotto il ghiaccio, prenda il largo verso nuovi e ancora più intriganti lidi.

Artista:
Stefanino Meraviglia
Etichetta:
Meraviglia Bros
Elenco Tracce:
Lato A
01. L’amore non ha sinonimi
02. I ricordi abbandonati
03. Il velo da spesa
04. Tutti santi
Lato B
05. Il suono del mio nome
06. Il buffet
07. Un tappeto che non vola
08. Il cortile dell’al di qua
Produzione Artistica:
Simone Boffa
Musicisti:
Testi e musica di Stefano Midolo, tranne Il velo da sposa (S.Midolo – Lino Sabbadini); Simone Boffa: chitarre, sintetizzatori, drums, basso elettrico, cori; Arki Buelli: Drums Stefanio Midolo, Lino Sabbadini: Piano; Mauro Negri: Sax; Elena Sbalchiero (Il velo da sposa), Max Trivella, Cristian Piccinelli, Chira Bonera, Lino Sabbadini, Paola Senini (Il buffet): cori; Roberto Giribardi: Loop and noises; ------------------------------------------------------ Registrato c/o il Phoenix Studio da Emilio Rossi Mixato da Simone Boffa Mastering: Emilio Rossi Copertina: ‘Fukoshima Texture Pack’, realizzata dagli artisti bresciani Eva & Franco Mattes
Anno di Uscita:
2025
Durata:
29:43

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