Ass. Culturale
L’Isola della Musica Italiana

Sede Legale:
Piazza della Pace, 9
25039 Travagliato (BS)

Per contattare la Redazione
o avere informazioni, SCRIVI a:

 

Come è nostra abitudine, abbiamo lasciato passare un po’ di tempo dalla chiusura del Premio Tenco prima di raccontare, a mente fredda, quattro giorni di incontri, concerti, cene e dopocene. L’enorme rassegna stampa prodotta dopo la fine della manifestazione ha dato un’idea chiara di come questa 51ª edizione sia stata un successo sotto tutti i punti di vista. Ogni singola serata, ogni evento collaterale, hanno visto il sold out e questo non è mai dovuto o scontato, è frutto di un lungo e coordinato lavoro (non a caso abbiamo scelto la foto di Amilcare Rambaldi in apertura per sottolineare le sue parole dette qualche decennio fa…). Noi ci siamo quindi presi una decina di giorni in più, cercando di non tornare sulla cronaca di ciò che è successo ma cercando di approfondire quel che rimarrà di questi giorni così intensi.

 

Lo facciamo con quattro articoli, confidando che possano offrire una fotografia, la più nitida possibile, di quel che anche L’Isola ha vissuto nei luoghi preposti per la rassegna dal 22 al 25 ottobre 2025.

Sarà un lungo racconto, che non toccherà quindi solo il Teatro Ariston con le tre serate canoniche, ma anche i live nella Chiesa di Santa Brigida in Pigna e i successivi aperitivi, il Teatro del Casinò dove da qualche anno l’Orchestra Sinfonica, regala un evento speciale quale “anteprima” il mercoledì sera (quest’anno uno splendido concerto di Arianna Antinori diretta dal Maestro Angelo Valori), le vetrine dei negozi per le vie di Sanremo con le fotografie di quattro fotografi storici (Renzo Chiesa, Mauro Vigorosi, Roberto Molteni e l’indimenticato Roberto Coggiola), gli spazi su in Pigna dov’era allestita la Mostra di Gianluca Costantini dedicata ai giornalisti uccisi a Gaza (toccante emotivamente, bellissima da un punto di vista artistico). E poi ancora i momenti di convivialità nell’Infermeria gestista da Luciano ‘Lucien’ Barbieri così come le animate cene al dopoTenco con le consuete jam session improvvisate, le proiezioni al Cinema Ritz, sotto l’Ariston, la Masterclass su Lucio Dalla con gli studenti, il coinvolgimento del Museo Civico con una mostra sulle chitarre Wandrè (tanto care anche a Lucio Corsi), oltre ovviamente agli incontri/presentazioni nella sede del Club, in Piazza Cesare Battisti, zona ex-stazione di fronte al mare.

 

foto di Raffaella Vismara

 

Un luogo, quest’ultimo, che dal 2020 in poi sta diventando sempre di più un luogo “vivo” anche durante l’anno (e da quest’anno è stato intitolato ad Amilcare Rambaldi con la posa della targa all’ingresso). Infatti, oltre alla meritoria opera di Francesco Maccario (nella foto in alto l’ultimo a destra) che ha costruito un archivio storico e lo aggiorna costantemente, la Sede del Tenco, fuori dai giorni del Tenco, crea occasioni per showcase, presentazioni di dischi e libri, concerti in semi-acustico, ma soprattutto sta diventando un punto di incontro per i giovani di Sanremo e non, grazie all’impegno di tutto il Direttivo che ha creato una tessera associativa speciale per gli under 25 chiamata “Amico del Tenco” (dal costo simbolico di 5 euro), che permette di rimanere informati su tutti gli eventi del Club, oltre ad avere sconti e agevolazioni per i giorni della rassegna e per tutti gli eventi che si svolgono appunto in sede. A seguire direttamente questa iniziativa c’è David Chierotti, un “giovane” che funge da collante tra la mole di esperienza che si respira nei luoghi e nelle persone del “Tenco” e l’uso, l’utilizzo, di nuovi linguaggi e nuovi mezzi di comunicazione che avvicinino le nuove generazioni al mondo della canzone di qualità. Un compito non facile, certo, ma il ‘ragazzo’ si farà, anche perchè non ha le spalle strette, anzi, sono certo che quest’altr’anno giocherà da titolare su qualche campo, pardon, palco. Non so bene se con la maglia numero sette, ma giocherà titolare.

David Chierotti durante la Masterclass su Lucio Dalla, con a fianco Marìka Amoretti (foto archivio Club Tenco)

 

Quattro gli articoli dicevamo, riuniti in uno solo, ampio, che richiederà almeno una decina di minuti per la lettura (lo so, un’eternità di questi tempi chiedere un’attenzione simile…).

Uno è riferito agli eventi collaterali (a cura di Guido Giazzi), un altro all’incontro dei Premi e delle realtà che si muovono intorno alla canzone d’autore (Leo Pascucci), passando poi per un focus sulla memoria rapportata alla Resistenza e alle sue varie forme con cui si è voluto ricordarla (Andrea Manica) fino a quello più corposo, quello che traccia un riassunto generale di un’edizione che ha lasciato il segno (Daniele Sidonio).
Ed è proprio da questo che partiamo. Noi ci rileggiamo alla fine.

(Francesco Paracchini)


 

Antonio Silva, dal 1976 è il presentatore ufficiale della Rassegna

 

CON LA MEMORIA PER SENTIRSI MENO SOLI

di Daniele Sidonio

 

Quell’uomo solo al centro del palco non è l’ultimo rimasto. È il viaggiatore che è arrivato più lontano. Itaca l’ha avuta dentro per davvero. E piange, perché dovrà fare più strada di tutti per tornare indietro. Ma dove tornare, se non a Itaca. Sempre tieni a mente Itaca, dice il poeta. È lì che le maglie della memoria intrecciano ciò che è stato e ciò che è, il passato e il presente. Il futuro è affidato al cammino, purché sia popolato, lungo e privo di sonno. È l’augurio che quell’uomo al centro del palco ha fatto a sé stesso, commemorando il suo bel viaggio. È bello pensare che sia stato un augurio rivolto a tutti quelli che continuano a tornare a Itaca e sono ancora alla ricerca di cosa significa.

Si è chiuso così il Premio Tenco 2025. Con il saluto commosso del suo storico presentatore all’ultimo sipario (che poi, chissà) e con una rinnovata certezza: le canzoni sono un antidoto alla solitudine e alla banalizzazione della parola. Per accogliere l’incontro che generano, bisogna solo mettersi davanti al loro soffio.

 

 

Un altro campionato: memoria di una forma

“Le parole si logorano, invecchiano, perdono di senso”, diceva Gaber per introdurre Destra-Sinistra, “e tutti noi continuiamo ad usarle senza accorgerci di parlare di niente”. In una Sanremo particolarmente ventosa si è dibattuto ancora una volta su cos’è e cosa non è la canzone d’autore. Quando sembra di perdersi nella foschia delle stesse parole, quando chi cerca un senso nuovo e in quelle stesse parole costruisce la propria trincea, il rischio è che finisca come nella canzone di Gaber. Qualcuno grida «basta!». Al Tenco il dibattito va avanti dal 1974 ma nessuno griderà perché, forse, è proprio questo il punto critico che anima la Rassegna della Canzone d’Autore. Non ci addentreremo qui nel secondo incontro nazionale delle rassegne e dei premi della musica d’autore contemporanea, a cui dedicheremo un capitolo a parte. Lasciamo solo una suggestione: sul n. 3 del Cantautore, rivista che da sempre accompagna la Rassegna, c’è un articolo intitolato “Organizzare le forze per promuovere le qualità”. Era il 1976.

 

 

Il Tenco è l’occasione per tastare il polso della canzone, recuperare le tracce del passato e costruire nuove strade senza perdere il tocco magico dell’idea di un esportatore di fiori: dare agli autori e alle autrici di canzoni che non si guardano l’ombelico la loro cattedrale. Quali siano queste canzoni è un interrogativo sempre più fluido perché la musica parla come la società e ne ha assorbito non solo il vuoto pneumatico ma anche lo scarso spessore grammaticale. La ricerca è condita dalla speranza di trovare risposte e dalla coscienza del fatto che non potranno mai essere definitive. Bisogna solo continuare a raccontare, mettersi in discussione, scegliere di essere competenti e concreti. Stare al gioco della memoria per trovare i propri ganci con il presente e con il futuro. Parafrasando il compianto James Senese, tornare indietro per andare avanti, esplorare il presente con la memoria di ciò che eravamo.

 

Le generazioni e i loro custodi

Il fuoco dell’inquadratura, la torcia che dipana la foschia delle parole sono le canzoni e gli artisti. Quelli che ti appiccicano alla poltrona di un teatro vuoto mentre provano, quelli che ti sorprendono, quelli che ti appassionano, quelli da cui ti senti lontano, quelli giovani e indipendenti da valorizzare, quelli maturi da celebrare.

 

foto Archivio Club Tenco

 

Le tre serate ospitate dal Teatro Ariston somigliano a questo andirivieni nella storia della canzone, protetto dall’egida di tre figure portanti proiettate nella scenografia ideata da Vincenzo Sanfo e affidata a Zhang Homei e Marco Nereo Rotelli: Luigi Tenco, Amilcare Rambaldi, scomparso il 4 novembre di 30 anni fa e Sergio Staino. Generazioni e linguaggi a confronto, modi diversi di esprimere il proprio mondo interiore. Una sorta di scala mobile che ha ospitato i custodi di una società quasi remota e furente. Il primo è proprio Antonio Silva, memoria storica e icona del Tenco. È stato affiancato da tre presentatori diversi per stile e provenienza: Lorenzo Luporini, autore e conduttore nonché nipote di Gaber, Silvia Boschero, professionista della radio e Andrea Scanzi, purosangue della parlantina televisiva. A lui il merito (e forse l’onere) non solo di aver ricordato che l’antifascismo è una colonna portante di questo Paese ma anche di aver dedicato un ricordo a Ernesto Assante, Massimo Cotto e Paolo Benvegnù.

 

foto di Giuseppe Verrini

 

Ogni anno il Tenco attinge romanticamente – ma senza particolare passatismo – al bacino dei “vecchi amici” e della loro vivissima aneddotica. Tito Schipa jr., per esempio, c’era già alla prima edizione. Era il 1974 e il Premio Tenco all’operatore culturale che lui ha ricevuto oggi veniva assegnato a Nanni Ricordi, discografico (tra gli altri) di un giovane Ricky Gianco, in Rassegna dal 1976 come Mimmo Locasciulli, sempre toccante nella sua finezza compositiva. Nella scala mobile della memoria si sono accomodati tre simboli di tre momenti chiave della musica italiana.

 

Daniele Silvestri, testimone della Roma dei primi Novanta, ha ripercorso la sua carriera con estrema solidità, pescando quasi un brano per ogni disco. Scanzonato e profondo, sornione e riflessivo. Sempre a metà tra la lotta e la battuta. Gentile il suo omaggio a Paola Cortellesi che, con il film ‘C’è ancora domani’, ha dato nuova vita alla canzone A bocca chiusa.

Buona parte dell’evoluzione estetica e linguistica della canzone è passata dai Baustelle, che hanno scelto di rimanere sempre coerenti alla poetica di quel “Sussidiario illustrato della giovinezza” (disco d’esordio uscito nel 2000) ampliandone le immagini fino alla sinfonia, sintetizzata dal quartetto d’archi che li ha accompagnati sul palco. Con la stellare unione di melodia e lirismo hanno creato una memoria giovanile per gli anni Zero e hanno accompagnato la vita universitaria di chi è cresciuto negli anni Dieci. Ad aprire i loro concerti fino a qualche anno fa c’era Lucio Corsi, che presentava il suo disco d’esordio “Bestiario musicale”. Mezzo pirata mezzo Peter Pan, ha ritirato le due Targhe per il miglior album e per la miglior canzone. Un ambo per pochissimi (De André, Conte, Bersani). Nel suo pop-rock che mescola la Maremma e gli anni Settanta c’è un bagliore raro, eccezionale nella vuota malizia del mercato.

 

 

La memoria della voce: le interpreti

Può suonare come una banalità ma non lo è: se così tante canzoni fanno parte della nostra memoria culturale è merito delle/degli interpreti. Il Tenco 2025 ha ospitato due rappresentanti di eccellenza, accomunate da una autentica urgenza di sconfinare nelle musiche d’altrove. Nella sua voce di spada, Ginevra Di Marco porta sia la riottosità del punk sia la dolcezza di certe ballate. Il suo “Kaleidoscope”, Targa per il Miglior album di interprete, rimette al centro proprio le parole con la loro fragilità e lascia abitare sotto lo stesso cielo l’invettiva e l’augurio. Sul palco con i sodali Francesco Magnelli e Andrea Salvadori, ha chiuso il suo set omaggiando la memoria di una geniale combattente, Margherita Hack.

 

Tosca, invece, ha celebrato il Tenco alla carriera trasportando il pubblico nel mondo colorato della canzone popolare in ogni declinazione possibile. Ha cantato i versi dei più grandi autori della canzone italiana, ha collaborato con artisti centrali della musica brasiliana e sudamericana, ha diretto la sua carriera verso il teatro, verso Petrolini, è la voce di Roma come solo Gabriella Ferri prima di lei, si è spinta verso geografie lontane e le ha riportate a casa. Ascoltare di nuovo dal vivo la versione italo-francese di Serenata de paradiso è stata una delizia. Nella trilogia Il suono della voce, Appunti musicali dal mondo e Morabeza – con cui ha vinto due Targhe nel 2020 – c’è tutto. Parafrasando una sua metafora, emersa nel suddetto incontro sui premi artigianali, lei sì che gioca un altro campionato. E non è un dettaglio perché ha scelto di farlo.

foto di Mauro Vigorosi (Tosca e Ginevra Di Marco) e di Raffaele Calafati (La Niña)

 

Un futuro nelle radici

Tradizione è una parola che rischia di avere un peso enorme se non è intesa come scrigno del presente ma solo come deposito. È forse questo il principio su cui si salda “Furèsta” di Carola Moccia, in arte La Niña, che non ravviva solo l’anima di ciò che è stato il canto di un territorio ma cambia e rinnova il nostro spirito addomesticato, sempre più avvezzo alla ricerca di rassicurazioni. Sul palco con Alfredo Maddaluno, con cui ha scritto il disco premiato con la Targa per l’album in dialetto, non ha potuto sprigionare la potenza ritmica e corale delle sue canzoni ma, con chitarra e mandolino, ha lasciato al pubblico tre brani che racchiudono intensamente i graffi delle radici alle caviglie e la sapienza della tradizione popolare campana, portata nella modernità urbana. Un folk dal futuro.

 

La memoria della guerra, la memoria persa

«Se dovessi morire, tu devi vivere per raccontare la mia storia». Sono i primi versi dell’ultima poesia scritta da Refaat Alareer, poeta palestinese ucciso dalle bombe a Gaza, alla cui memoria è stato assegnato il Premio Yorum, ritirato dal Grup Yorum e da Nabil Bey. Forse il momento più toccante dell’intera edizione. Non servono commenti, basta qualche stralcio dell’intervento del fondatore dei Radiodervish: «In Palestina la poesia non è un lusso, è una forma di sopravvivenza. Ogni verso scritto a Gaza è un atto di libertà. Gaza è una domanda a cui il mondo deve ancora imparare a rispondere. Per Gaza non chiediamo pietà ma giustizia, verità, memoria». La musica e la poesia possono fare la rivoluzione, soprattutto se i diritti umani vengono calpestati. Quando diventa il tessuto lacerato che protegge la storia dei popoli e custodisce la loro lotta, la memoria lega a un filo molto spesso la vita e la morte. Un filo che non dovrebbe essere mai bruciato.

 

Grup Yorum con al centro Nabil Bey (foto di Raffaella Vismara)

 

La Scraps Orchestra, su richiesta del direttore artistico Sergio Sacchi, ha costruito una suite dedicata agli Ottanta anni della Resistenza, mentre Goran Bregovic ha portato sul palco i suoni e le musiche di vecchie frontiere di guerra. Anche Moni Ovadia, in uno stile ancora da decifrare come cantautore (accompagnato da Giovanna Famulari al pianoforte e violoncello e Michele Gazich, violino e piano), ha lanciato il suo grido roco per il dramma della Palestina così come David Riondino, accompagnato da Sara Jane Ceccarelli e Alessandro D’Alessandro con una canzone dal titolo definitivo, La riviera dei fantasmi. Simone Cristicchi, accompagnato dai Gnu Quartet, ha cantato il dramma della memoria persa nei buchi della Storia che l’uomo colpevolmente genera, ma anche lo smarrimento della malattia mentale e il vuoto sociale provocato dal bullismo. Vita e morte, legate insieme. «Se dovessi morire, fa che porti speranza, fa che sia un racconto!». Sono gli ultimi versi di quella poesia, trasformata in un grido in gallurese da Paolo Angeli con la sua chitarra preparata a 18 corde. Memoria, dolore e avanguardia.

 

Foto di Mauro Vigorosi, tranne Moni Ovadia, foto di Samuele Romano

 

Ironia sul presente

«Un punto di riferimento certo per il nuovo cantautorato femminile», ha scritto sulla pagina Facebook dell’Isola il direttore Francesco Paracchini parlando di Anna Castiglia, vincitrice del nostro concorso nel 2021 e Targa Tenco all’opera prima con il suo “Mi piace”. Come dargli torto. In quell’occasione aveva cantato anche U mari, replicata all’Ariston in un arrangiamento tutto nuovo. Già all’epoca, chitarra e voce, ci aveva stregato per la sua griffe. Ha fatto tanta strada, puntando sull’estro estetico e sull’eclettismo della performance. Che gusto, il tip tap al Premio Tenco! Ha rimodellato le tracce del passato (chiamatelo “poetico realismo”, se volete) in una forma personale, poggiata sul mix tra ironia e profondità. Le sue canzoni traducono uno sguardo critico ma non disilluso sulla realtà., come dimostra il messaggio lanciato sul palco prima di cantare Ghali: anche gli artisti devono saper fare autocritica e mettersi in discussione.

 

 

La memoria come presente

Per quelli che appartengono a una generazione mezzana, arrivata troppo tardi e comunque già in ritardo, certi momenti rappresentano una sorta di riconciliazione. Permettono di spalancare di nuovo gli occhi, di togliersi per un attimo la mano dal naso tappato nell’apnea in cui la società li ha infilati.

È una sensazione particolare, difficile, un miscuglio di scoramento e felicità che si è poggiata sulle spalle già ai primi accordi di Lontano, lontano, che Emma Nolde ha reso futuribile, quasi futuristica, ed è arrivata fino al duetto tra lei e Lamante. La traccia di autenticità percorsa dalle due artiste nei rispettivi set è culminata in un abbraccio. Un duetto di dolce tensione, riflesso dell’emozione di chi canta sapendo che scrivere le canzoni vuol dire mettersi a nudo, togliere dei pezzi di sé. Nel suo disco “In memoria di”, Lamante aveva inciso Prima di te. Il brano cantato insieme a Emma Nolde si intitola Dopo di te.

Con la memoria ci si riconosce. Eccola lì, la riconciliazione.

Sentirsi allineati alla poetica di introspezione collettiva di Emma Nolde, ricucire le lacerazioni dentro al grido di Lamante. In due frasi quella generazione mezzana ha ritrovato il senso del tempo, dello spazio e di questo meraviglioso mistero che sono le canzoni. «Ci sono posti, come questo, in cui le parole hanno un peso diverso», «le canzoni sono quella distanza che permette di non farsi mangiare dalle cattiverie del mondo».

 

Lamante ed Emma Nolde

 

Certe volte non serve cercare per forza il futuro. Certe volte, come in questo caso, basterebbe cercare il presente per non perdersi nella foschia delle parole. Per ricordarsi di non essere giocattoli rotti. Per sentirsi meno soli.

 

 

——————————————————————————————————

 

 

Nessuno si salva da solo
(e comunque, quelli che, saranno pochi)

di Leo Pascucci

 

Si chiamerà Coordinamento MAC, dove l’acronimo sta per Musica d’Autore Contemporanea, il soggetto collettivo che, dopo dodici lunghi mesi di gestazione, dalla prima riunione tenutasi a Sanremo nell’ottobre 2024. Dopo quell’incontro dell’anno scorso, un secondo momento di approfondimento si è tenuto lo scorso aprile a Roma, presso Officine Pasolini, a cui sono seguiti quello di Bologna con Officina Roversi e un altro paio in giro per l’Italia, per approdare di nuovo qui, nell’ambito delle attività connesse al Premio Tenco 2025. L’incontro è avvenuto il  pomeriggio del 23 ottobre, presso la sede del Club Tenco nella città dei fiori, nella forma di un forum tra i responsabili dei Premi e della Rassegne di musica d’Autore oltre che di varie realtà legate e sensibili a questo mondo.

 

foto Archivio Club Tenco

 

L’evento, moderato da Paolo Talanca, docente, critico musicale e componente del Direttivo del Club Tenco e da Andrea Scanzi, giornalista, scrittore e divulgatore musicale, ha visto la partecipazione di Tiziana Tosca Donati, che con il direttore generale Davide Dose hanno rappresentato le Officine Pasolini di Roma, e, in collegamento audio, di Stefano Senardi, Presidente onorario della Fondazione Club Tenco, oltre a diverse decine di responsabili e direttori artistici di premi e rassegne. Un ampio parterre quindi, tutti qui invitati per discutere e valutare lo stato dell’arte del percorso costitutivo del Coordinamento MAC, un percorso certamente non semplice né scontato, che il Club Tenco e le Officine Pasolini hanno meritoriamente proposto, immaginando un soggetto collettivo che possa in futuro rappresentare autorevolmente le esigenze, gli auspici e le necessità che accomunano i diversi Premi, più di cinquanta ad una conta approssimativa, disseminati lungo lo Stivale.

 

Dopo l’apertura dei lavori da parte di Paolo Talanca, la riunione è stata introdotta da Stefano Senardi il quale, rivendicando la necessità dell’iniziativa, ne ha tratteggiato le finalità ed i contenuti, trasfusi in un protocollo d’intesa asciutto ma significante, riportando anche il grande interesse di Assomusica e di Assoconcerti per l’iniziativa, rimarcando come ad oggi il 70% del fatturato della musica dal vivo sia realizzato da appena il 5% delle aziende operanti nel settore. Come dire, c’è ancora tanto lavoro da fare.

 

foto Archivio Club Tenco

 

L’intervento di Tosca, dopo una breve presentazione di Officina Pasolini, laboratorio gratuito di alta formazione artistica del teatro, della canzone e del multimediale della Regione Lazio, si è focalizzato sulle difficoltà che i giovani musicisti vivono quotidianamente fra le necessità di trovare palchi e locali dove poter suonare e quelle dei live club, stretti da compatibilità economiche e dai rischi delle loro sale semivuote, che si sostanziano nella perentoria richiesta al giovane artista: “quante persone porti?” (vecchio adagio mai del tutto morto). Da qui l’esigenza di agevolare la rinascita di un “mercato” che ricollochi la musica d’autore fuori dalla “riserva indiana” e dentro i locali, le piazze, i luoghi dove essa possa manifestarsi, coinvolgendo le istituzioni e convincendole a far da volano per avviare un circolo virtuoso, che possa assicurare dignità e futuro ai giovani e talentuosi artisti che in tv nessuno vede e che in radio nessuno sente, ma che esistono, fuori dal mainstream. Ciò deve avvenire avendo però la consapevolezza che non si possono ripercorrere strade vecchie e già battute, perché la musica d’autore declinata dalle nuove generazioni è cambiata, come sono mutate le strutture delle canzoni, non più essenzialmente ballate, perchè i giovani artisti nel ridefinire il loro linguaggio “aprono cento finestre” nel tentativo di prescindere dal quella ristretta élite di autori, meno di dieci a contarli, che firmano i brani ossessivamente in rotazione che vengono proposti, ad esempio, al Festival di Sanremo.

 

“Aiutateci, aiutiamoci, a costruire un altro campionato”, è l’appello accorato di Tosca, la quale poi annuncia che, a valle di approfondite interlocuzioni con la Regione Lazio, partirà a breve un progetto pilota con una banditura, prevista per i primi mesi del 2026, che dovrebbe finanziare i Premi musicali con un fondo stabile, attraverso un meccanismo che indurrà gli operatori dei live club a mettersi in rete per sviluppare circuitazione ed un pubblico diffuso.

 

La necessità che le nuove leve cantautorali non si omologhino, “scelgano le proprie scarpe e traccino il proprio percorso” ridefinendo sé stessi e raccontandosi con originalità e realismo è sottolineata da Paolo Talanca, il quale smista il microfono a Davide Dose che, con un taglio più operativo, illustra i contenuti del protocollo d’intesa istitutivo del Coordinamento MAC, che ha la finalità di rafforzare il riconoscimento e la diffusione della canzone d’autore, favorire il dialogo e la collaborazione fra Premi aderenti, ma anche Festival, Rassegne, Riviste, Siti ed istituzioni culturali, creando opportunità concrete di crescita, visibilità e formazione per i giovani autori e autrici emergenti, promuovere un’immagine condivisa e coerente della canzone d’autore italiana contemporanea.

 

L’intervento di Davide Dose (foto Archivio Club Tenco)

 

Altri punti centrali del protocollo riguardano un progressivo “rinnovamento generazionale” dei giurati chiamati dai vari Premi e Contest entro cinque anni, la promozione di un circuito naturale di artisti e pubblico attraverso l’organizzazione, da parte dei Premi aderenti, di concerti ed eventi che coinvolgano un numero adeguato di artisti vincitori, finalisti o segnalati da altri Premi. E ancora, la costituzione di un tavolo operativo annuale per definire e verificare strategie comuni, e redigere un calendario annuale di attività comuni volto ad evitare sovrapposizioni fra eventi, favorendo la partecipazione incrociata di artisti, pubblico e operatori del settore, anche attraverso un sito internet ed una newsletter periodica che dia conto della programmazione artistica. Insomma, ancora una volta, aiutarsi tutti per ridefinire un mercato, dove domanda di pubblico ed offerta artistica possano incontrarsi al di fuori dalla dittatura e dai numeri del mainstream.

 

Andrea Scanzi rimarca la necessità di trovare una sintesi fra “elemento della memoria” ed “elemento della scoperta”, perché la promozione efficace della canzone d’autore non può prescindere dalla ricerca del giusto equilibrio fra la testimonianza di ciò che essa ha rappresentato e l’accentuazione di quanto di nuovo ed originale possa costituirne l’evoluzione, pur nella consapevolezza delle attuali difficoltà derivanti dal disinteresse di radio e tv e dalle diffidenze dei live club.

 

Premio Tenco 2025. Con La Memoria Per Sentirsi Meno Soli
Alcuni dei Premi e delle realtà culturali che aderiscono al Coordinamento MAC

 

La discussione è proseguita con diversi interventi dei rappresentanti dei premi, che hanno fornito spunti anche critici, ma sempre costruttivi: dominante è stata la condizione di scarsità ed irregolarità delle risorse economiche minime per la buona riuscita dei premi e delle rassegne, la scarsa o nulla partecipazione delle istituzioni nel farsi carico di parte dei costi per la realizzazione di offerte culturali e musicali, soprattutto per i premi più piccoli, la necessità di consorziarsi e cooperare per fornire ai premi aderenti adeguati servizi di consulenza e tutoraggio nella ricerca di bandi, attività essenziali per il procacciamento di fondi, che tuttavia necessitano di conoscenze e professionalità non alla portata dei premi  minori, l’opportunità di “scambiarsi” i vincitori dei vari premi per estendere le opportunità a disposizione degli artisti, l’idea affascinante di organizzare annualmente piccoli tour con gli artisti vincitori dei premi, idea che potrebbe solleticare l’interesse degli operatori del mondo dei live.

 

Gli apprezzati interventi di Emanuela Teodora Russo (Nuovo IMAIE e Note Legali) e di Bruno Sconocchia (Assoconcerti) hanno posto l’accento sull’esistenza di un’offerta di bandi da parte di SIAE e Nuovo IMAIE, suggerendo l’opportunità che il nascente Coordinamento si doti di una struttura che possa fornire supporto e orientamento al fine di una più diffusa partecipazione ai bandi dei soggetti aderenti.

 

Molta carne al fuoco quindi, molte proposte che il tavolo di coordinamento si è incaricato di approfondire e valutare, per licenziare, entro la fine dell’anno, il testo definitivo del protocollo d’intesa. Sarà interessante seguirne gli sviluppi, perché l’unione, anche in questi ambiti, fa la forza o, per usare altre parole, nessuno si salva da solo.

 

——————————————————————————————–

 

 

Gli eventi che girano attorno

(e non solo di musica parliamo)

di Guido Giazzi

 

 

Quest’anno il Tenco, giunto alla 51° edizione, ha pensato in grande ed oltre ad un ricco se non ricchissimo programma istituzionale ha ideato una serie di eventi esterni alla sede storica del Club e al Teatro Ariston di indubbio interesse. Già nella giornata iniziale (che ormai da qualche anno è il mercoledì e non più il giovedì, portando così a quattro le giornate della Rassegna) oltre alla Masterclass dedicata a Lucio Dalla condotta da Paolo Talanca e da Marika Amoretti che ha visto la partecipazione di oltre 1.000 giovani studenti – ospiti i musicisti Pierdavide Carone e Ricky Portera – alla sera, al Teatro dell’Opera del Casinò, abbiamo assistito ad un concerto atipico. Arianna Antinori, rocker di chiara fama, accompagnata dall’Orchestra Sinfonica di Sanremo diretta dal maestro Angelo Valori ha dato un saggio della sua bravura. Dopo aver esordito con Mercedes Benz, cantato a capella, dell’amata Janis Joplin (che le ha permesso di vincere nel 2010 un contest mondiale a lei dedicato), Arianna, supportata perfettamente da una sezione d’archi ed una pulsante sezione ritmica, ha incantato la platea.

 

Il concerto studiato e voluto fortemente dal direttore artistico del Premio Tenco Sergio Secondiano Sacchi (che ha messo in fila una quindicina di brani composti da vari artisti, italiani e internazionali, che negli anni hanno vinto il Premio Tenco), ha permesso ad Arianna di presentare un programma vario passando da Leo Ferrè (Symphonie Interrompue) a Vinicius De Moraes (Valsa da Tunisia), da Que reste-t-il de nos amours di Charles Trenet a The Story of a rock and roll band di Randy Newman. La performance si è poi conclusa con la versione orchestrale de Il Maestro (è nell’anima) di Paolo Conte e la perfetta cover di America di Gianna Nannini. Un’ottima prova per Arianna sperando di vederla presto in tour.

 

Arianna Antinori e il suo sorriso di complicità con il Maestro Angelo Valori e quello con Sergio Sacchi (foto archivio Club Tenco)

 

Prima della esibizione della Antinori sono saliti sul palco Alessandro D’Alessandro e Gianni Coscia, che hanno presentato tre brani tratti dal loro nuovo album “93-39 / 39–93”. D’Alessandro all’organetto e Coscia alla fisarmonica (anzi, all’armonica, come ha più volte sottolineato lo stesso Coscia spiegandone bene la ragioni per non chiamarla così…) hanno reinterpretato brani quali Mi ricordi Georgia Brown, una rivisitazione jazz di Mi ritorni in mente di Battisti e un’intensa versione di Azzurro di Paolo Conte. Gianni Coscia, oggi novantaquattrenne, ha dimostrato come la musica possa essere un elisir di lunga e gioiosa vita.

 

Edizione dopo edizione sta diventando sempre più importante il programma pensato e diretto da Steven Forti che, nella chiesa sconsacrata di Santa Brigida alla Pigna – gioiello storico di Sanremo – ha organizzato quattro incontri molto seguiti dai Tenco supporter. Stefano Tessadri, cantautore milanese ha aperto il Vespro alla Pigna con il Ricordo di Pier Paolo Pasolini, riproponendo tra l’altro Cosa sono le nuvole, brano scritto dall’artista friulano in compagnia di Domenico Modugno. Sul palco insieme a Tessadri vi erano il figlio Vittorio e Fabio Greuter alla fisarmonica.

 

Il pomeriggio seguente (tutti gli eventi in Pigna iniziano alle 18.00) Alessio Lega in compagnia di Guido Baldoni alla fisarmonica hanno ricordato musicalmente Sergio Staino, una delle anime del Tenco, scomparso lo scorso anno. Il titolo dell’incontro era ‘Tango per Staino’. Abbiamo così risentito i brani politici, le canzoni di Brassens, De André, Gaber, i tanghi e le melodie che provenivano dall’America latina tanto care al grande umorista. Mentre Alessio cantava, sullo schermo scorrevano disegni di Staino sceneggiati sulle canzoni e apparse in precedenza sugli inserti dei quotidiani dell’epoca. Al contrabbasso il bravissimo Michele Staino, figlio di Sergio (nella foto un momento del concerto con la Chiesa traboccante di gente, fin fuori dal portone).

 

Premio Tenco 2025. Con La Memoria Per Sentirsi Meno Soli
foto Archivio Club Tenco

 

Venerdì sul palco di Santa Brigida è salito Davide Riondino che in compagnia di Sara Jane Ceccarelli al canto, Maurizio Geri alla chitarra e Michele Staino ha presentato ‘Memorie Letterarie’, portando in musica l’Ecclesiaste e il Boccaccio passando dagli amati autori francesi a Leonard Cohen e Bob Dylan, senza dimenticare Paoli e la canzone d’autore italiana. Il giorno successivo l’inedito duo Massimo Priviero e Omar Pedrini hanno tenuto una lezione ‘musicale’ dal titolo ‘La memoria del rock’ e partendo da un classico di Neil Young (Helpless) ha permesso al dinamico duo di riproporre alcuni brani del loro repertorio.

Due considerazioni sugli eventi vissuti alla Pigna. Al termine dei concerti è consuetudine ormai fermarsi in un locale sotto i portici per consumare pasta e fagioli e gin tonic oppure risotto e gin tonic, tutte specialità liguri come si può comprendere. In questa atmosfera festosa ad alto tasso alcolico gli artisti presenti in loco possono esibirsi dal vivo che più vivo non si può e gareggiare per vincere la pregiata Pigna Oro. Quest’anno il premio era una caffettiera da otto persone e se l’è aggiudicata, a mani basse, Johnson Righeira con l’ennesima versione di L’estate sta finendo.

Seconda considerazione: la chiesetta della Pigna sta diventando troppo angusta per questa manifestazione. Prima del concerto del duo Priviero / Pedrini, la fila del pubblico si allungava lungo la salita ed era chiaro che la chiesetta non potesse contenere tutti i presenti (comunque non troppo diversa la situazione anche per gli altri eventi in cartellone). Priviero oltre ad esibirsi sul palco dell’Ariston e alla Pigna, era presente anche ad un’altra iniziativa curata da Sergio Sacchi e dal professor Marco Mondini, storico di fama internazionale, intitolata ‘Sui monti che noi andremo – La Grande Guerra nel canto degli Alpini’. Dopo una presentazione ricca di aneddoti e curiosità il Coro Alpino Monte Saccarello della sezione di Imperia (qui sotto nella foto) si è felicemente prodotto nella interpretazione di alcuni brani del loro vasto repertorio.

Come giustamente ha ricordato Sacchi, l’importanza di queste canzoni risiede nel valore culturale dei brani, tra cui Tapum e Sui Monti Scarpazi, che devono essere considerati il primo esempio di canzone popolare italiana perché per la prima volta nella nostra storia musicale, esce dall’ambito dialettale e si allarga a tutto il Paese.

 

 

Priviero prima e Riondino in un secondo tempo hanno creato il giusto intermezzo tra la presentazione storica e i canti del coro di questo evento che si è tenuto nella sala grande del Casinò di Sanremo. Un programma intenso quello degli eventi collaterali, che seppur limitato dai tempi stretti della manifestazione ha saputo sottolineare l’importanza di uscire dallo schema canonico del proporre solo musica live in una Rassegna. Ad esempio, queste canzoni presentate dal coro degli Alpini sono davvero un tassello centrale nella cultura italiana e bene ha fatto Sacchi a includere la Grande Guerra e gli Alpini nel programma sanremese di quest’anno.

 

Di ben altro tono, purtroppo, la mostra di Gianluca Costantini, artista, giornalista, fumettista e attivista italiano. Sempre alla Pigna, Costantini ha proposto ‘Nel mirino della Memoria – Ritratti dei giornalisti uccisi in Palestina’ una mostra già presentata in alcune città americane ed europee. La mostra costituita da più di un centinaio di disegni, ha come soggetti volti dei giornalisti che hanno perso la vita nel conflitto palestinese. Un lungo elenco di caduti in collaborazione con il Committee to Protect Journalism (CPJ) americano, un work in progress purtroppo non ancora terminato perché si parla di pace ma le bombe continuano a cadere.

 

Alcuni scatti della mostra sulla Palestina in Pigna (foto Archivio Club Tenco)

 

Per la prima volta nella lunga storia del Tenco è nata una collaborazione anche con il Museo Civico della città e l’occasione è stata quella di mettere in mostra la produzione chitarristica del gruppo Wandrè. Una storia imprenditoriale italiana capace di creare chitarre combinando le innovazioni tecnologiche con un’estetica ultramoderna.

La società fu creata nel 1957 dal liutaio Antonio Vandrè Pioli a Cavriago (Reggio Emilia) e nel giro di pochi anni riuscì a creare dei piccoli gioielli strumentali. Dylan stesso nel 1965 descrisse così una Wandrè: mai vista una chitarra così negli Stati Uniti. Le Wandrè furono adottate dai primi rocker italiani quali Celentano e Little Tony e recentemente Lucio Corsi portando una bellissima chitarra Wandrè sul palco al Festival di Sanremo, ha riportato l’attenzione su questa società artigianale suscitando l’ammirazione di molti collezionisti.

A presentare le chitarre vi erano a Sanremo Marco Ballestri, autore del volume Wandrè, l’artista della chitarra e Gianfranco Borghi detto Bongo, il Picasso della Wandrè, colui che ha verniciato e reso immortale ogni singola chitarra sperimentando nuove tecniche e fantastici giochi con il fumo di candela.

Per celebrare le Wandrè, in Piazza Alberto Nota davanti al Museo, la band composta da Alex Kid Gariazzo, alla chitarra elettrica, chiaramente una Wandrè, il polistrumentista Riccardo Macca Maccabruni e il batterista Rafael Bernardo Gayol hanno dato vita ad una performance rock di grande impatto conclusa con una toccante versione di Hallelujah di Leonard Cohen, cantata da Rafael, per anni nella band dell’artista canadese.

 

La mostra delle chitarre Wandrè al Museo Civico (foto Archivio Club Tenco)

 

A questo intenso programma dobbiamo aggiungere la proiezione di due lungometraggi che si sono tenuti al Cinema Ritz, situato sotto il Teatro Ariston. Il primo è un documentario del 2024 dal titolo ‘A Fidai Film’ del regista palestinese Kamal Aljafari, che racconta l’invasione di Beirut nell’estate del 1982 quando il Palestinian Research Center fu raso al suolo dall’esercito israeliano.

La seconda proiezione ha riguardato invece il film del regista Francesco Cordio dal titolo ‘Fabi Silvestri Gazzè – Un passo alla volta’. Niccolò Fabi, Max Gazzè e Daniele Silvestri raccontano le loro vite e le loro collaborazioni artistiche nel corso del concerto evento tenuto al Circo Massimo nel luglio del 2024 per celebrare i dieci anni della pubblicazione di ‘Il padrone della festa’, il loro progetto discografico collaborativo.

Per concludere vorrei commentare come questa serie di eventi collaterali, tralasciando quindi le serate all’Ariston, le conferenze e i numerosi libri presentati durante la manifestazione, dimostra la vivacità di un premio che, pur non dimenticando i dinosauri, sta cambiando pelle cercando di trovare nuovi personaggi che sappiano tenere alto il valore della canzone d’autore.

La strada imboccata mi sembra quella giusta e anche quest’anno il Tenco ha dimostrato di essere una manifestazione vivace e dinamica.

 

——————————————————————————–

 

Canti di Ieri, Resistenze di Oggi

di Andrea Manica

 

Il rapporto tra canzone e lotta è un filo rosso nella storia, un veicolo potente per la memoria e l’azione. La musica, come notava Umberto Eco, è una forma di comunicazione capace di superare le barriere del linguaggio colto, penetrando l’inconscio collettivo.

Nell’approfondimento cartaceo ‘Il Cantautore’, legato alla Rassegna Tenco 2025, Alessio Lega racconta efficacemente come la canzone sociale, i canti sindacali e quelli anarchici siano una delle radici essenziali della moderna canzone d’autore. Canti come Bella Ciao o Fischia il vento per la Resistenza italiana non sono semplici inni, ma veri e propri documenti storici. Lega, tra i molti interessanti approfondimenti, sottolinea come il canto della resistenza per antonomasia sia proprio Fischia il vento, un brano in cui i partigiani si identificavano profondamente (meno i badogliani, che sostituivano “la rossa bandiera” con “libera bandiera”).

 

Alessio Lega in una foto di Raffaella Vismara

 

Ci sono canzoni che si sono erette a simbolo, infondendo coraggio sfidando il potere.

Esistono poi brani nati successivamente che servono invece a non dimenticare le atrocità: Auschwitz (La canzone del bambino nel vento) di Francesco Guccini, Fiume Sand Creek di Fabrizio De André (che narra un massacro di nativi americani) e Il carmelo di Echt di Franco Battiato (sulla Shoah) trasformano la tragedia in memoria attiva e coscienza.

 

Oggi che la guerra palestinese è sotto gli occhi di tutti, il Club Tenco ha intelligentemente intitolato una sezione de ‘Il Cantautore’: “Palestina, a futura memoria”. Questo suggerisce l’importanza di cantare un evento terribile, proprio perché così tragico, per fissarlo nella coscienza collettiva. Oggi, più che mai, tutti gli artisti devono alzare la voce per gridare contro questo infame genocidio.

 

Nell’edizione di questa 51ª edizione della Rassegna della Canzone d’Autore, tra i premiati, figurano intellettuali che hanno avuto il coraggio di esprimersi sulla situazione palestinese ben prima dei recenti avvenimenti.

Ricky Gianco, Premio Tenco 2025, nel 1974 scriveva insieme a Gianni Nebbiosi per la band prog Alberomotore il brano Israele, una violenta invettiva contro lo Stato occupante: “Israele, hai preso quella sabbia! Israele con un’antica rabbia! D’improvviso in quel deserto in fiore! Tuo figlio diventò l’oppressore!”

 

Ricky Gianco durante la sua esibizione nella serata di venerdì

 

Sul palco dell’Ariston di quest’anno anche Moni Ovadia (accompagnato da Giovanna Famulari e Michele Gazich), che ha fatto tuonare forte la sua voce di denuncia; il punto di vista del grande narratore è oggi ancora più essenziale per comprendere l’atrocità del presente. Nella conferenza stampa di venerdì mattina, Ovadia ha ammonito chi pensa che la storia del conflitto sia recente: “Vedere che dei Sionisti stanno perpetuando un genocidio facendo risalire tutto a due anni fa è una vera canagliata umana”. Ci sono, dunque, voci che da anni raccontano la loro rabbia verso questa tremenda ingiustizia e fanno della poesia uno strumento contro ogni iniquità.

 

Il ‘Premio Grup Yorum’, che il Club Tenco ha dedicato in collaborazione con Amnesty International Italia alla storica formazione turca (tre membri del gruppo sono morti nelle carceri di Erdoğan dopo lunghissimi scioperi della fame) è nato nel 2020 e premia quegli artisti di tutto il mondo che difendono i diritti umani, mettendo a rischio la propria sopravvivenza.

Il Premio Grup Yorum 2025 non poteva che essere conferito “alla memoria” di Rafeet Alaeer, poeta e intellettuale palestinese, assassinato in un attacco aereo israeliano il 6 dicembre 2023 insieme ai suoi tre figli, alla sorella e al fratello. Il cantautore e giornalista palestinese Nabil Bey Salameh, magnifica voce dei Radiodervish e Al Darawish, ha omaggiato il poeta sul palco dell’Ariston leggendo la sua poesia, ‘If I Must Die’.

 

un’installazione della mostra con i disegni di Gianluca Costantini in Pigna (foto Archivio Club Tenco)

 

Sanremo, nei giorni della Rassegna, ha ospitato inoltre la toccante mostra di Gianluca Costantini, giornalista, fumettista e attivista, intitolata: “Nel mirino della memoria – Ritratti dei giornalisti uccisi in Palestina”. Per rimanere su questo tema, Sigfrido Ranucci, alla presentazione del libro della giornalista Rula Jebreal “Genocidio”, ha denunciato che sono 250 i giornalisti palestinesi uccisi a Gaza nel tentativo di raccontare la verità. Alcuni di questi sono ritratti nella mostra di Costantini, un modo per non lasciare andare via questi eroi della parola dalla nostra coscienza civile. Protagonisti coraggiosi che hanno perso tutto: case e affetti. L’hanno fatto nella disperata ricerca della verità tra le macerie di Gaza. Ora, ci guardano dalle pareti bianche della Galleria Civica di Ibda, nel cuore della Pigna. Dal più grande dei reporter al giornalista dei borghi più remoti della Striscia, sono tutti uguali nel dolore, tutti martiri nella memoria.

Questa edizione ci ha insegnato come la lotta sia anche nel racconto della lotta e che ogni singola azione diventi importante. Infatti, se un gesto individuale può scatenare una protesta, cantare e raccontare di un gesto collettivo – come quelle piccole barche cariche di attivisti disarmati che hanno sfidato la violenza del blocco navale di Israele – potrà forse soffiare il vento di una rivolta?

 

—————————————————————————————-

 

 

I dieci minuti sono passati, forse qualcuno in più, ma credo, crediamo, sia stata una doverosa riflessione su un’edizione che ha messo in luce, se mai ce ne fosse ancora bisogno, una rinnovata sete di consapevolezza su un punto chiave: la canzone d’autore non è morta, cambia, si evolve, si nutre del passato per costruire il futuro.

E, parafrasando quel che dice Daniele Sidonio alla fine del suo articolo, “a volte basta vivere meglio il presente”. Pensiamoci, per cercare la bellezza, per smuovere le coscienze, non bisogna per forza cercare rifugio nel passato o passare il tempo aspettando, sperando, nel futuro. A volte vale la pena vivere il carpe diem. E quest’anno i quattro giorni del Tenco sono stati capaci di farlo.

(per la foto conclusiva abbiamo scelto di mettere uno spaccato della redazione de L’Isola nel dopoTenco insieme a Daniele Silvestri, uno di quegli artisti che questo concetto lo ha assimilato, modellato e rimesso in circolo in modo personale e credibile).

 

foto di Raffaella Vismara

 

 

 

 

 

Artista:
Premio Tenco 2025