Cosa resta di un artista quando se ne va? Le canzoni. Solo quelle capaci di resistere. Quelle che, per il miracolo sempre vivo dell’incontro tra musica e parole, riescono a trascendere il tempo e a sopravvivere al passare della vita.
A 34 anni dallo storico album cult “Nomi e Cognomi” (uscito nel 1992 per la CGD che ottenne anche il Disco di Platino), il cantautore genovese torna a graffiare e ad accarezzare con il secondo estratto da Nomi e Cognomi Due, progetto di inediti atteso per il 2026 e pubblicato da Azzurra Music.
Il brano è un omaggio al cantautore scomparso a Roma nel marzo 2013: una dedica sincera, priva di qualsiasi retorica celebrativa. La voce di Baccini, sempre calda, autentica e immediatamente riconoscibile, accompagna una dichiarazione d’amore per la musica che diventa riflessione sull’esistenza dell’artista, sospesa tra malinconia e gioia. Un brano-specchio, capace di invitare all’introspezione e di ricordarci perché, nonostante tutto, ci si possa ancora innamorare della musica, musa salvifica, spazio di libertà eterna.
Dal punto di vista musicale, il singolo vive di contrasti e alla fragilità della solitudine dell’autore si contrappone la gioia liberatoria del canto, che diventa risposta al tormento interiore. Baccini ci ricorda così che artisti come Franco Califano, portatori sani di canzoni che ancora oggi fanno tremare i polsi, non chiedono pietà, ma ascolto.
“Quando canto io sto bene” è forse, nella sua disarmante semplicità, il manifesto più efficace per un cantautore. Potente, diretto, vero.
Se questo è solo il secondo capitolo del nuovo album, non resta che attendere con impazienza il momento di affondare nelle parole dell’intero libro bacciniano.

Francesco Baccini
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