Chiacchiere da Bar, il secondo lavoro di Robbè uscito per Bolognina Dischi, è uno di quei dischi che si siedono al tavolo, ordinano un caffè, ascoltano. Un album che osserva il mondo dal basso, dal livello delle persone, delle frasi dette a metà, dei silenzi che si infilano tra una battuta e l’altra. Anticipato da Un paese civile e dalla title-track, arriva a cinque anni di distanza da “Vecchie cicatrici” e segna un punto fermo, più che un ritorno.
Qui la scrittura si fa più asciutta, più consapevole. Il folk dell’esordio arretra, lascia spazio a un cantautorato essenziale, che non cerca abbellimenti ma precisione. Le canzoni sembrano nate dall’urgenza di guardare in faccia la realtà, senza protezioni: lavoro, sfruttamento, solitudine, morte, confini. Tutto ciò che attraversa le nostre giornate entra nel disco senza chiedere permesso, come succede nelle conversazioni spontanee, necessarie.
In Primo maggio e Un paese civile il lavoro diventa il centro di una riflessione amara: non come retorica, ma come esperienza quotidiana che consuma, normalizza, anestetizza. È il racconto di un tempo che ha perso il senso delle misure, dove l’assuefazione alle dinamiche produttive diventa quasi naturale, un processo di alienazione — per dirla con Marx. Liberami si muove su questa stessa frattura, ma cambia tono: è un grido sommesso, una richiesta di salvezza che non pretende risposte, solo ascolto.
Poi ci sono le storie, quelle che restano addosso. Restare a casa racconta Khalid, un ragazzo somalo, e attraverso di lui mette a fuoco tutta l’ambiguità del concetto di appartenenza, di casa, di attesa, mentre Male moderno parla di morte con una delicatezza spiazzante, osservandola da entrambi i lati: chi se ne va e chi resta, sospeso in un tempo che non torna più uguale.
Nicola — ispirata a un episodio reale durante il G20 di Matera, terra a lui cara — è forse una delle immagini più potenti del disco: un uomo a torso nudo affacciato al balcone mentre il potere sfila sotto casa. Un gesto minimo, quasi assurdo, che diventa simbolo di una distanza enorme. Una scena che sembra inventata, e invece è cronaca. Come molte cose, ormai.
La title-track Chiacchiere da Bar prova a tenere insieme tutto questo. Gioca sul contrasto tra la leggerezza implicita del titolo e il peso dei temi affrontati, ma senza ironia facile. Il bar, qui, non è solo un luogo: è uno spazio sociale, forse uno degli ultimi, dove si parla ancora senza filtri, dove il mondo entra sotto forma di opinioni confuse, rabbia, empatia, stanchezza. Un osservatorio imperfetto, ma umano.
Un posto in cui sedersi, ascoltare, e restare — almeno per il tempo di un caffè.

Robbè
Bolognina Dischi
01. Liberami
02. Un paese civile
03. Restare a casa
04. Nicola
05. Male moderno
06. Primo Maggio
07. Chiacchiere da Bar
Fausto De Bellis
Roberto Doto (Robbè): Voce e chitarra - Fausto De Bellis: Chitarre elettriche e basso - Simone Lamusta: Fisarmonica e pianoforte - Elena Mirandola: Violini e cori - Luca Piazzi: Tromba - Luca Negro: basso e contrabbasso - Giacomo Ganzerli: Batteria
2025
25:45
