Lema non è un ascolto semplice né un semplice ascolto, ma un’immersione in un elemento liquido primordiale, dove la chitarra sarda “preparata” di Paolo Angeli smette di essere legno per farsi spazio tra le onde sonore. Le sue corde diventano i nervi scoperti di un Mediterraneo che rifiuta il folklore da cartolina per farsi sostanza materica: strada, sasso, dirupo. C’è una sacralità orizzontale in questo quattordicesimo atto solista, una tensione che evoca la solitudine ieratica di Jozef Van Wissem. Ma se il liutista olandese scava nel silenzio monocromo per distillare una trascendenza gotica, Angeli opera per saturazione barocca: il rintocco di un pedale o il fruscio di un’elica generano una vertigine fisica, un’acustica che si riempie di presenze.

In un’epoca saturata di parole, questa musica risveglia un dialogo arcaico, situandoci in un non-tempo dove lo strumento reinventato agisce come medium per una preghiera laica. Questa narrazione liquida non si esaurisce nei confini della Sardegna, ma trova espansione in un inconscio collettivo che risuona nell’architettura sonora globale. Non è un caso che l’eclettismo di Angeli sia la lingua franca delle avanguardie internazionali; egli dimostra come l’identità possa essere decostruita e ricostruita come una creatura multiforme, capace di affascinare platee distanti ma unite dalla fame di una verità acustica nuda, quasi brutale. Angeli dopo la presentazione “europea” del progetto è in procinto di partire per un lungo tour nel Nord America, tra maggio e giugno.
In Lema, il mare è la “zona di transizione”: un corridoio di luce che non separa le terre, ma traghetta le anime verso una rigenerazione atavica. Angeli abbandona la solidità dei graniti galluresi per farsi flusso, trasformando la perdita in un motore creativo che pulsa costante per oltre quarantasei minuti. Se la suite Maví rappresenta l’epicentro poetico del disco, è quando l’album vira verso il Medio Oriente con Azafrán e la struggente Nakba — traduzione in gallurese dei versi della poesia If I Must Die di Refaat Alareer — che la musica si fa carne, grido e manifesto politico. Qui il legno vibra di un dolore universale che travalica i porti. Il finale si tinge poi di una luce siderale: l’incontro con l’afrofuturismo di Sun Ra irrora lo spettro delle infatuazioni di questo “griot” sardo, aprendo nuovi orizzonti capaci di piegarsi alla sua alchimia.

Paolo Angeli
ANMA Productions
01. Periplo
02. Sciumara
03. Maví
04. Azafrán
05. Nakba
06. Conca Entosa
07. Ramadura
08. Sun Ra
2025
