L’Isola della musica italiana si apre sempre più agli oceani che la circondano, in totale sintonia con il tempo che stiamo vivendo. In una società che tende a chiudersi in confini ristretti, ad alzare muri, a trincerarsi dietro a sedicenti identità e radici, dimenticando che condividiamo tutti lo stesso DNA e siamo tutti migranti, è sempre più urgente, invece, aprirsi, costruire ponti, stringere patti di solidarietà e amicizia in nome della Madre comune. E la musica può farlo, evocando sonorità solo apparentemente lontane, utilizzando strumenti antichi e moderni, intrecciando storie ed esperienze, di qua e di là dai tanti mari che abbiamo attraversato.
Ci provano – e ci riescono – due musicisti che si sono incontrati recentemente, di estrazioni culturali diverse, ma di identico sentire: l’italo elvetico Raoul Moretti, e il turco Mübin Dünen, ormai entrambi sardi di adozione, propongono, nel loro recente Anima Vibrante, un percorso che, prima che sonoro, è civile, storico e sociale. In questo modo, la tradizione che si esprime attraverso il santur, la cura, il duduk e il ney di Dünen si sposa con l’arpa elettrica e l’elettronica dal vivo di Moretti, “unconventional harpist”, per aiutarci a volare sopra pregiudizi e distanze, sopra quella madre comune che è il Mediterraneo, sopra epoche e vicende, e planare in un territorio franco, abitato da esseri umani che cercano la bellezza.

Si potrebbe definire anche “musica di meditazione”, tanto le sonorità dell’arpa di Moretti e gli echi degli strumenti tradizionali di Dünen evocano richiami ancestrali, suggestioni profonde, che vanno a stanare vibrazioni intime, sempre diverse, chiedendoci di tornare alle nostre origini, di scendere con coraggio nel profondo della nostra anima.
E il titolo appare quanto mai adatto a definire un percorso tra la musica e la filosofia, intesa proprio nel senso letterale di amore per la sapienza. Moretti, che ha scoperto nel rapporto col mare Mediterraneo le proprie motivazioni musicali, nell’incontro con l’altra sponda del Mare Magnum, quella turca, trova una spinta nuova nel creare atmosfere senza limiti né confini, che sfiorano il Levante (l’incalzante Hiçaz tra corde e cielo) per innalzarsi fino a una preghiera che avvolge tutta l’umanità, col soffio vitale che anima Prayer for the oppressed, mentre Kuzu e Dilberam Dilber portano il testo di due autori, rispettivamente Pir Sultan Abdal e Aran Tigran, il primo una delle figure più importanti della poesia e della tradizione alevita-bektashi in Anatolia, il secondo un cantautore armeno che canta principalmente in curdo.
Spazio quindi a lingue e culture minoritarie, eppure vivissime, sempre nel segno di quella Baris / Pace che è continuamente violata, anche in quella parte di mare.
Moretti e Dünen ci conducono in un Altrove che, sembrano suggerire, non si colloca nell’aldilà, ma che può essere raggiunto anche qui, in questa vita, grazie all’armonia con noi stessi e con gli altri. Disco intenso, da ascoltare in profonda immersione, per riemergere rinfrancati.
Mübin Dünen e Raoul Moretti
Autoprodotto / Believe
01. Titreyen Ruh
02. Hiçaz tra corde e cielo
03. Prayer for the oppressed
04. Kuzu (musica a testo di Pir Sultan Abdal)
05. Narine
06. Altrove
07. Dilberam Dilber (musica a testo di Aran Tigran)
08. Baris / Pace
Mübin Dünen, Raoul Moretti, Pierpaolo Meloni
Raoul Moretti: arpa elettrica, elettronica, foro copertina Mübin Dünen: santur, cura, duduk e ney Pierpaolo Meloni: registrazione, missaggio, masterizzazione
2026
39:27
