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CANTAUTORANDO 8ª edizione

Lerici, 30-31 agosto e 01 settembre

 

 

Per raccontare l’edizione 2026 di CANTAUTORANDO, l’iniziativa che da otto anni porta la firma del Club Tenco e del Comune di Lerici, partiremo dalla fine. E per farlo abbiamo scelto il sorriso sincero e contagioso di Chiara Buratti, conduttrice della terza serata della rassegna.

 

E aveva tutti i motivi per farlo Chiara, perché questa ottava edizione ha offerto tre serate davvero speciali, ognuna unica a modo suo, dove grandi nomi della musica italiana si sono interfacciati con nuove proposte, inserite quest’ultime sotto il cappello “Tenco Ascolta”, l’iniziativa ormai radicata da anni su tutto il territorio nazionale che porta il Direttivo del Club ad ascoltare live nuovi artisti.

 

 

Si era partiti domenica 30 agosto con gli Stadio, storica band bolognese che tanto ha inciso nella crescita musicale italiana degli anni Ottanta e Novanta, con dischi e collaborazioni importanti dove il gusto e il talento di Gaetano Curreri (voce e tastiere), Andrea Fornili (chitarre) e Roberto Drovandi (basso) – a cui va aggiunto il nome di Giovanni Pezzoli (batterista, scomparso nel 2022) – dopo alcuni cambi di formazione diventano un quartetto inossidabile che lascia il segno.

 

L’ampia Piazza Garibaldi, stracolma di gente (anzi, esattamente il palco è montato nella Rotonda Vassallo) ha visto padrone di casa Neri Marcorè, capace di dosare con garbo ed ironia domande e aneddoti tra un successo e l’altro del gruppo. Non scopriamo certamente noi la professionalità di questo attore (solo attore?) marchigiano, fresco sessantenne, e ci è sembrato centratissimo il modo in cui si è voluto presentare la sua figura nella comunicazione dell’evento: “ospiti principali della rassegna Stadio, Amara e Mario Lavezzi. Accoglie e racconta i protagonisti: Neri Marcorè”.

 

Già, perché in effetti di questo si è trattato. Mai invadente, mai sopra le righe, Neri mette le persone a loro agio e la sua forte passione per la musica, per quella d’autore in particolare (ricordiamo le centinaia di repliche che in questi anni lo hanno visto portare in scena, tra gli altri, spettacoli su Giorgio Gaber, Gianmaria Testa e De André) fanno di lui una spalla perfetta per ogni artista.

 

 

 

Grande serata quella di apertura quindi, ma non è stata da meno anche quella di lunedì 31, dove la protagonista assoluta è stata Amara (ovvero Erika Mineo). Figura ieratica del panorama cantautorale italiano, dopo anni di gavetta – che comunque la portano a vincere vari contest e a farsi apprezzare dalla critica – dal 2015 arrivano le prime soddisfazioni come autrice, quando qualche suo brano viene inciso da Emma, Loredana Errore e anche da Ornella Vanoni.

 

Scriverà anche per Elodie, Giovanni Caccamo e altri, ma oggettivamente il suo talento di autrice conosce la grande popolarità con il brano Che sia benedetta, portato sul palco sanremese nel 2017 da Fiorella Mannoia. La canzone arriverà seconda, l’interpretazione della rossa Fiorella è perfetta e la canzone tocca il cuore del pubblico. Dopo due anni tornerà a scrivere ancora per Fiorella e la magia si ripete con un altro bel pezzo dal titolo Il peso del coraggio. Sul palco di Lerici, sollecitata da Neri Marcorè a raccontare che tipo di rapporto si è creato con la cantante romana, Amara racconta di un’amicizia profonda con Fiorella, “due anime sorelle” dice testualmente, dove pur non riuscendosi a vedere spesso si fanno lunghe telefonate, anche notturne, confrontandosi sull’attualità e trovando sempre una forte sinergia.

 

 

Nel suo set Amara era accompagnata al pianoforte dal talentuoso Jacopo Carlini e oltre ai due brani citati, ha presentato anche Credo, portato a Sanremo nel 2015, per poi chiudere con Quando sarai piccola, delicatissimo brano scritto con Simone Cristicchi (suo compagno artistico e di vita ormai da una manciata d’anni e con cui ha confezionato anche un suggestivo live su Franco Battiato), che lo stesso Simone ha portato in gara nel 2024 al Festival di Sanremo.

 

Una voce splendida e una presenza scenica importante quella di Amara, capace di registri vocali scuri ma anche di aprirsi a tonalità più alte senza perdere di un millimetro in intensità e capacità di coinvolgimento emotivo.

 

 

 

Ad aprire la seconda serata il giovane cantautore Gabriele Mancuso, comasco, che ha presentato quattro brani. Disinvolto e capace di creare un bel feeling con il pubblico, anche se la sua scrittura risulta ancora acerba Mancuso ha messo in mostra le sue potenzialità (sfoggiando una bella padronanza con la chitarra acustica e un’innata passione per la chitarra in generale) perché poi è anche questo uno degli obiettivi che il Tenco Ascolta si prefigge, dare spazio a giovani artisti che stanno crescendo.

 

 

 

Arriviamo così alla terza e ultima serata.

Causa un impegno inderogabile di Neri Marcorè, alla conduzione di martedì 01 settembre, come dicevamo in apertura, c’era Chiara Buratti. La sua innata simpatia, a cui si aggiunge una spiccata professionalità (chiamarla attrice è davvero riduttivo…), l’hanno portata ad attraversare teatro, poesia, musica, cinema e televisione, ricoprendo vari ruoli.

 

Per la cronaca, il giorno dopo Lerici, Chiara è stata protagonista a Riva Ligure (IM) il 04 e il 05 settembre, nella rassegna ‘You’ll Never Walk Alone’ dedicata al mai dimenticato (e indimenticabile) Massimo Cotto, marito di Chiara e scomparso il 02 agosto di due anni fa.

Mercoledì 04 portando in scena con Mauro Ermanno Giovanardi ‘Pillole di Chelsea Hotel’ (con Marco Carusino alle chitarre), riadattamento del fortunato spettacolo ‘Chelsea Hotel’ scritto proprio da Massimo Cotto che ha girato l’Italia negli anni scorsi, mentre il giorno successivo Chiara ha condiviso il palco con Ferruccio Spinetti e Giovanni Ceccarelli.

 

qui un’istantanea di “Pillole di Chelsea Hotel” a Riva Ligure il 04 settembre – foto Brix.it

 

Ma tornando alla serata di chiusura di Cantautorando 2026, nello spazio dedicato al “Tenco Ascolta” la scena è stata offerta agli Unadasola, ovvero un duo toscano formato da Arianna Lorenzi e Francesco Tommasi che, sempre con la formula dei 4 brani a disposizione, hanno portato una proposta decisamente contemporanea, dove l’elettronica diventa supporto vincente in una costruzione musicale personalissima, anche se non sempre di facile fruizione al primo ascolto. L’ultimo brano presentato era un inedito, che anticipa il loro nuovo album in uscita tra qualche mese e che vede alla produzione Takedo Gohara, come dire, uno che su questi territori è una garanzia.

 

 

 

Veloce cambio di palco e Chiara chiama l’applauso per accogliere una delle icone della musica italiana: Mario Lavezzi. Come ormai avviene da qualche anno, la rassegna di Lerici riveste un ruolo importante visto che dal 2023 diventa l’occasione – anzi, l’unica occasione – in cui il Club Tenco assegna una Targa al di fuori del classico contesto che è il Premio Tenco di ottobre. Si tratta infatti di un riconoscimento particolare, assegnato ad un personaggio che nella sua carriera abbia incarnato più ruoli nella discografia e infatti la targa recita “Premio Tenco al compositore, arrangiatore e produttore”.

 

E Mario Lavezzi questo è stato, questo è:

produttore, autore, arrangiatore, talent scout, artista lui stesso. È lo snodo da cui sono passati decine e decine di grandi artisti che da lui hanno avuto chi qualche brano, chi la produzione, chi la sua voce, chi la sua amicizia e i suoi consigli, visto che Mario ha fama di essere una persona estremamente affabile e generosa.

 

 

Nato nel 2023, questo prestigioso riconoscimento è stato assegnato a Maurizio Fabrizio (2025), Mauro Paoluzzi (2024) e Mauro Pagani (2023). Nomi che hanno segnato profondamente la musica italiana, figure che forse hanno (anzi, togliamo il forse) meno visibilità di quanto meriterebbero tra il grande pubblico ma non certo tra gli artisti e operatori del settore, ed ecco perché diventa importante che una realtà come il Club Tenco, una volta all’anno (e l’occasione di Cantautorando a Lerici è perfetta), scelga di valorizzarne il percorso artistico.

Se ci è concesso fare qualche nome per il “futuro”, ci giochiamo quello di Vince Tempera, di cui basta leggere il curriculum artistico per cogliere l’importanza esercitata nel settore negli ultimi cinque o sei decenni…

 

Una bella iniziativa quella di consegnare questo “Premio Tenco” a Lerici, che vede la sinergia tra l’Amministrazione guidata dal neosindaco Marco Russo e il Club Tenco (in questa edizione rappresentato da Graziella Corrent e Francesco Maccario), fortemente voluta anche e soprattutto dal compianto Sergio Secondiano Sacchi, scomparso a febbraio di quest’anno, un punto di riferimento assoluto per il direttivo del Club di cui faceva parte praticamente da sempre e che dal 2017 aveva assunto il ruolo di direttore artistico, uno strenuo difensore della canzone di qualità, italiana e internazionale, ricordato più volte sul palco.

 

Torniamo alla rassegna e alla cronaca della terza e ultima serata.

Con la sua cartelletta zeppa di appunti (dicevamo o no della sua professionalità?) Chiara intavola un’intervista a 360 gradi sulla lunga carriera di Lavezzi, che partendo dai Camaleonti – anzi, ancor prima, visto che è stata ricordata la sua esperienza con i Trappers, gruppo milanese nato nel 1963 al Giambellino di cui facevano parte anche Tonino Cripezzi (poi piano e voce dei Camaleonti) e per un certo periodo anche Teo Teocoli alla voce, prima di decollare come cabarettista – è arrivata fino ai giorni nostri.

 

Ma Lavezzi non era solo sul palco, c’era anche Cristina Di Pietro, pianista, interprete e cantautrice lei stessa, che da qualche anno lo affianca nei suoi live. Una presenza importante quella di Cristina, perché con il suo tocco ora morbido ora più deciso al pianoforte ha accompagnato nella voce Mario, regalando momenti di forte suggestione. Sarà anche che le canzoni ascoltare sul palco di Lerici erano tutti brani conosciutissimi, sarà che Chiara incalzava Lavezzi semplicemente pronunciando un nome… sta di fatto che bastava un accordo sulla chitarra (modello particolarissimo e personale la sei corde di Lavezzi) e si partiva a cantare.

 

in alto a destra Lavezzi con il sindaco di Lerici e Graziella Corrent del Tenco, in basso con Cristina Di Pietro

 

Qualche nome, qualche titolo di canzone?

Mario ha voluto ricordare, ad esempio, il suo primo vero successo da solista, Il primo giorno di primavera, tra l’altro uscito proprio il 21 marzo…, scritto insieme a Mogol nel 1969, (da sempre una figura centrale nella vita artistica di Lavezzi) per poi ricordare la formativa esperienza con Lucio Battisti e con la Numero Uno, storica etichetta che ha visto nascere decine di artisti sotto lo sguardo attento di Battisti e Mogol tra cui, riferendoci espressamente a Lavezzi, anche Flora Fauna Cemento e nel 1974 il gruppo de Il Volo (occhio a fare battute pensando ai tre tenori in erba…) che insieme a Mario vedeva Vince Tempera, Gianni Dall’Aglio, Alberto Radius, Gabriele Lorenzi e Bob Callero, più che un gruppo diciamo pure un super-gruppo, vista la qualità eccelsa di tutti i componenti.

 

Ma poi Chiara lancia lì con nonchalance la frase “poi hai lavorato – e non solo – per qualche anno con Loredana Bertè…” E qui Lavezzi, con quel sorriso sornione, regala qualche aneddoto sul rapporto, umano e artistico con Loredana mentre Cristina Di Pietro parte con le note reaggegianti de E la luna bussò. Saranno ben cinque gli album prodotti da Lavezzi per la Bertè, un sodalizio fortissimo che ha regalato brani indimenticabili (ricordiamo almeno Sei bellissima, Dedicato, In alto mare). E poi via, Chiara incalza e ricorda ancora che prima di iniziare una proficua collaborazione con Fiorella Mannoia ci saranno alcuni album a suo nome (nel 1983 un notevole riscontro di pubblico Lavezzi lo ottiene con Dolcissima).

Dicevamo della collaborazione con la Mannoia. Eh sì, dobbiamo a Lavezzi brani come L’aiuola, Momento delicato e, in veste di produttore, non dimentichiamo Come si cambia (scritta da Maurizio Piccoli e Renato Pareti) oltre ad aver messo mani e gusto anche sull’evergreen Quello che le donne non dicono, scritta da Enrico Ruggeri e Luigi Schiavone.

 

Si succedono altri ricordi, altri interventi musicali e arriva il momento di citare Anna Oxa, altra artista su cui l’influenza di Lavezzi è stata determinante, oltre ovviamente a quella di Ivano Fossati che nel 1978 le scrisse Un’emozione da poco, esordio fulminante dell’inteprete pugliese a Sanremo del ’78 e che non passò certo inosservata. Lavoreranno insieme su alcuni album e da quella collaborazione ricordiamo almeno la splendida È tutto un attimo, qui a Lerici interpretata insieme a Cristina Di Pietro in una versione da brividi, bravissima.

 

 

 

 

E poi.. e poi ci vorrebbe un libro per continuare a scrivere di Lavezzi, del suo del rapporto speciale che si creò con Gianni Morandi e Lucio Dalla. Sue, ad esempio (e del sempiterno Mogol per i testi) i brani Vita, Varietà, Succede, tutti e tre qui suonati e supportati da un pubblico che ha dimostrato che se anche le radio ormai non passano più queste canzoni, le sanno tutte a memoria, tanto sono diventate patrimonio collettivo.

 

Infine qualche riga vogliamo spenderla per il commovente ricordo che Mario ha fatto di Ornella Vanoni, con cui si creò un rapporto umano e artistico vero, sincero, nato nei primi anni Novanta e mai più interrotto. Per suggellare quel periodo sceglie di regalarci una toccante versione di Stella nascente.

 

La chiusura, dopo vari bis, viene lasciata ad una catarsi collettiva.

Sarà stata la temperatura (ancora fortemente estiva…), sarà stato il panorama che si gode dalla Rotonda Vassallo di Lerici, Lavezzi sceglie di chiudere con La canzone del sole ben sapendo che basterà menzionare poche parole, quali “bionde trecce e occhi azzurri” per ritrovarsi mille voci all’unisono, rimarcando ancora una volta l’importanza che Battisti ha avuto su di lui e sulla musica italiana in generale.

Un gran finale per una tre giorni che verrà ricordata a lungo.

 

 

(servizio fotografico live a cura di BRIX.IT)

Artista:
AA.VV - Cantautorando