Quando ci si accosta al jazz il primo problema che ci si pone davanti è quello dell’ascoltabilità. Ma siamo ormai nel ventunesimo secolo inoltrato e la stessa esistenza fisica del disco comincia a essere un problema. Con il progetto SecondoMé a cura del sassofonista jazz Juri Deidda, ci troviamo di fronte al dilemma di dover definire cosa sia un album, cosa sia un disco come sinonimo e se ha senso ancora dirlo nonostante qui sia presente proprio un vinile. Il disco fisico che gira però è una specie di EP, perché contiene solamente due delle cinque sessioni o suite di cui è costituito il progetto. E d’ora in poi si intenda che a qualsiasi di queste parole io scriva ci siano le virgolette.
Ciò comporta anche un problema nell’identificare una scaletta, nel senso che non essendoci un album ufficiale che contenga tutto il materiale, si può scegliere meccanicamente, come farebbe la maggior parte delle persone che si mettono a catalogare in quest’era digitale e che neanche si pongono problemi di categorizzazione estetica, di scegliere la scaletta che ci si presenta sulle piattaforme digitali. E invece il musicista ci ha fornito un Suggerimento di ascolto per le 5 suite (ricordo sempre le virgolette implicite), in cui ci suggerisce non solo una scaletta, ma anche una serie di parole che dovrebbero descrivere le lunghe sessioni, oltre (grave errore questo) a fornirci le ispirazioni…ah già, perché cosa fondamentale che ancora non scrivo: il progetto nasce come una rivisitazione jazz delle melodie di alcune canzoni di Fabrizio De André, accostate insieme secondo tematiche testuali, anche se sono assenti le parole, tranne qualche raro caso. Per esempio La suite dell’alfa e dell’omega, una delle più riuscite secondo me, o secondomé, presenta tematiche religiose da La buona novella. Certo sono solo ispirazioni, perché a volte con sessioni di oltre 18 minuti si riprendono brani che messi insieme non supererebbero i 12. Questo perché non sono semplici cover suonate con sax e arrangiamento jazz, tutt’altro: i brani vengono sfigurati, sbrindellati, decomposti e ricomposti; alla melodia principale si aggiungono svisamenti, assolo, battute allungate; si rimpinguano le citazioni di citazioni, come quando ne La suite di gente speciale, tra le maglie di Via del campo, si riconoscono moduli pianistici presi da Take five o dalla Quinta Sinfonia di Beethoven.

Insomma le canzoni vengono squinternate per creare delle splendide suite jazz in cui si riconoscono le melodie di De André come qualcosa di riconoscibile dentro le astrusità strumentali. Ed è per questo che dico sia un errore indicare così precisamente e direttamente le ispirazioni: uno dei modi di ascolto che consiglio, forse il primo, è quello di mettersi comodi a gustare l’arrangiamento per poi cercare di riconoscere le canzoni dalle melodie del sax, sempre se siete dei buoni conoscitori di De André. Naturalmente io ho fatto così, anche perché la prima cosa che faccio quando recensisco un album è ascoltarlo senza essere influenzato da alcun commento: per cui mi sono goduto il gioco di riconoscere le melodie, andare a scovare su internet o nella mia discografia se effettivamente la melodia corrispondesse, discutere con altri quale canzone potesse essere.
Se tra gli scopi del disco c’era quello di intrattenere, è stato raggiunto in pieno. Consiglio a Deidda che almeno dal vivo non enunci prima del pezzo le ispirazioni, ma anzi inviti alla fine della performance il pubblico a una sorta di quiz.
Ma tornando al nostro discorso iniziale: il fatto che non siano originali i corpi delle melodie rende ancora più difficile identificare la materialità dell’album. E credo che mettere in crisi l’esistenza stessa di una musica ben codificata e identificata sia un altro scopo dell’album ottimamente raggiunto. Prima che ci si offenda però, lo scopo principale di ogni jazzista è quello di allargare sonorità e armonie, costruire assolo e spostamenti di ritmo, giocare con la musicalità a tutti i livelli. E anche in questo devo ammettere che non ci si risparmia: già solo la durata delle sessioni, che vanno da un minimo di 10 a un massimo di quasi 19 minuti, mette in luce la maestria con cui Deidda e i suoi musicisti lavorano.
Insomma un album godibile per giocare, per elucubrazioni filosofiche, e per ascoltare buona musica.

Juri Deidda
Claire De Lune
01. La suite delle donne
02. La suite dell’acqua
03. La suite della libertà
04. La suite dell’alfa e dell’omega
05. La suite della gente speciale
2025
67:57
