A distanza di sei anni dal suo ultimo album di inediti, lasciati alle spalle i due album della serie “Il cantautore necessario” con i quali ha reso omaggio ai colleghi cantautori eletta schiera, e passata di slancio e in leggerezza la soglia degli ottanta, ecco che torna a trovarci Edoardo De Angelis, una delle ultime voci della storica canzone d’autore italiana.
Non staremo ora, perdonateci, a ripercorrere le tappe salienti della lunga vicenda artistica di De Angelis, anche se in coda qualcosa bisognerà pur dirla: confidiamo abbastanza nella cultura musicale del lettore medio dell’Isola (per gli altri c’è, esaustivamente, la rete).

Cercheremo invece di porci all’ascolto di questo Ulisse al confine del tempo, di queste 10 + 2 canzoni inedite, che facendo occasionale riferimento alle vicende dell’eroe omerico (non siamo davanti all’ennesimo concept album sull’Odissea, abbassate le armi), snodano ancora quelli che sono i consueti temi della poetica deangelisiana, cioè il sogno, l’impegno civile, la riflessione sul Tempo, sul senso della scrittura, la donna nella sua complessità e dignità, e non solo come oggetto del verbo “amare”.
Il disco, possiamo dirlo subito, ha il doppio merito di confermarci nelle nostre sicurezze e al contempo di sorprenderci. Chi da tempo è un estimatore del barbuto artista romano, ritroverà ciò che ama: la voce profonda, resa ancora più espressiva con il passare degli anni, la scrittura salda, una vesta sonora rassicurante che ormai potremmo definire, in questi ambiti, “classica”, giocata com’è su chitarra acustica, piano, e altri cordofoni, sui quali fanno il loro occasionale ingresso una rispettosa sezione ritmica, una fisarmonica, un Hammond.
Fin qui nulla di nuovo sotto il sole, ma l’asso dentro la manica di questo lavoro, lo scarto, la finta della mezzala, è l’impostazione iniziale che De Angelis ha conferito all’album, vale a dire la condivisione del lavoro con le giovani cantautrici e i giovani cantautori emersi dalle residenze artistiche del Festival ‘Frattempi’ tenute dallo stesso Edoardo De Angelis in Val Pesarina in Friuli, da tempo artisticamente ormai sua terra adottiva. L’apporto fornito da queste giovani leve, in termini di produzione artistica, scrittura, contributo musicale e vocale, è quel quid che, dicevamo, sorprende piacevolmente, e con discrezione porta la musica di De Angelis su un piano più contemporaneo.
Infatti, rivestono un ruolo importante Michele Arena, Anna Cainero, Nicole Coceancig, Antoine Ruiz, Alvise Nodale e Luca Carrubba che, in diversa misura, sono coautori e cointerpreti delle canzoni. Gli ultimi due ne sono anche coproduttori artistici.
Prendiamo per esempio La tela di Penelope dove la voce di Luca Carrubba con il suo registro alto e sottile (alla Colapesce, per capirci), fa da prezioso contraltare al recitato di De Angelis, spostando di peso il pezzo. Qualcosa di simile succede anche con Il confine del tempo e l’ariosa Erano solo uomini nelle quali si impone la voce personalissima di Nicole Coceancig, con la più solenne Ho rubato su cui lavora il tuttofare Alvise Nodale, e con quel piccolo gioiello retrò al sapor d’Irlanda che è Baciare la sposa su cui apprezziamo Michele Arena.
Forse qualcuno è rimasto incuriosito da quel “+ 2” misteriosamente buttato là quando questa recensione era ancora bambina. A ulteriore conferma della chiave generale del lavoro, De Angelis ha voluto infatti includere nel lavoro due reprise che mettono all’opera altri giovani talenti come la band friulana Cinque Uomini Sulla Cassa del Morto in azione su Erano solo uomini (in questa versione lambiamo le sponde del pop) e il Coro del Friuli Venezia Giulia diretto da Cristiano Dell’Oste, su partitura del Maestro Valter Sivilotti (nella sospesa versione de La porta dei sogni).

La recensione potrebbe terminare qua, ma, se ricordate bene, c’era quel discorso da fare in coda, di cui il recensore si assume la piena responsabilità. Chi vuole, può andare oltre, per gli altri ecco la
CODA
Mentre mi accingevo a scrivere, il Club Tenco ha diramato le scelte dei suoi Premi, quelli che assegna direttamente in tutta autonomia, per dare il giusto merito ad artisti e personalità che nella loro carriera si sono distinti nel campo della canzone d’autore. Uno di essi è quello dedicato all’Operatore Culturale, a chi ha lavorato, non per forza ma spesso “dietro le quinte”, per l’affermazione e lo sviluppo della canzone d’autore. Nel corso degli anni è stato assegnato, tanto per fare qualche nome, a gente come Nanni Ricordi, Michele L. Straniero, Dario Fo, Roberto Roversi, Roberto De Simone, Giancarlo Cesaroni, Sergio Bardotti, Paolo Poli, Antônio Carlos Jobim, Milva, Virgilio Savona, Mercedes Sosa, Jane Birkin, Fernanda Pivano, Roberto “Freak” Antoni, Mauro Pagani, Alessandro Portelli, Gianni Minà, Franco Fabbri, Vincenzo Mollica, Giancarlo Governi, Gualtiero Bertelli, Tito Schipa jr. ed altri ancora.
Come credo saprete, il riconoscimento per l’operatore culturale quest’anno è andato congiuntamente a quella leggenda che è Cesare Bermani (nulla da eccepire), ad Andrea Scanzi, che, per carità, qualche merito l’avrà pure (qualche articolo, una manciata di libri su Gaber, Battisti, Fossati, De André, un paio di spettacoli – non parliamo delle relative repliche, quelle ovviamente son di più – in cui racconta Gaber e De André, qualche video e/o spettacolo in cui dice bene di Ivan Graziani), ma insomma, sicuri amici del Tenco che non c’era niente di meglio in giro o comunque di più centrato per il senso che rivestono quelle due paroline “operatore culturale”?
Vediamo un po’… chi avrebbe potuto incarnare meglio quel ruolo in questa edizione 2026? Allora… ecco… uhm…forse ci sono: per esempio un Edoardo De Angelis, uno che ha scritto con Stelio Gicca Palli un pezzo come Lella, una delle uniche due canzoni in epoca moderna che si sia diffusa principalmente per trasmissione orale, più ancora che per supporto discografico, uno che ha scritto per e collaborato con praticamente tutti i protagonisti della canzone d’autore (vi risparmio l’elenco dei nomi. Pensatene uno a caso: quasi di sicuro c’è), uno che ha scritto per anni con giornali e riviste, uno che ha fondato etichette discografiche (con la sua ‘Cantare in italiano’ ha fatto esordire Max Manfredi, scusate se è poco), uno che ha diretto festival e rassegne, ha organizzato spettacoli e iniziative didattiche, tutto e sempre avendo la canzone d’autore come propria stella polare.
Però, mannaggia, non ha il giacchetto di pelle, non ha la moto, non ha l’hype del giornalista giovane e trasgressivo senza i peli sulla lingua che gliele canta, a quelli, e che asfalta gente in TV, non fa dirette social.
Va beh, la chiudiamo come farebbe Vasco, con “E già, siamo ancora qua”, ad aspettare che quel riconoscimento possa essere dato ad un ‘operatore culturale’ che aiuta, da sempre, a tenere la barra dritta di una bandiera esposta a troppi venti.
(foto tratta dai profili ufficiali dell’artista)
Edoardo De Angelis
Il Cantautore Necessario/Azzurra Music
01. La porta dei sogni
02. Come uno scrittore
03. Il peso della luna
04. La tela di Penelope
05 Erano solo uomini
06 Ho rubato
07 Baciare la sposa
08. Un infinito applaudire
09. Il confine del tempo
10. Controcanto
11. Erano solo uomini #2
12. La porta dei sogni #2
Edoardo De Angelis, Luca Carrubba, Alvise Nodale
Edoardo De Angelis: voce; Alvise Nodale: Arrangiamento (tr.1, 2, 6), chitarra acustica, mandolino, hammond, bodhran, percussioni, bouzuki irlandese, cori, voce; Massimo Passon: Fender piano, pianoforte; Andrea Bitai: Violoncello elettrico; Antoine Ruiz: Voce; Anna Cainero: Voce; Massimo Passon: Pianoforte, fisarmonica; Luca Carrubba: Voce; Francesco Imbriaco: Chitarra 12 corde, Chitarra 12 corde, chitarra acustica, pianoforte; Alberto Corredig: Chitarra elettrica, percussioni, effetti; Davide Raciti: Violini, arrangiamento archi; Michele Di Gleria: Batteria; Leonardo Duriavig: Basso; Nicole Coceancig: Voce; Fabrizio Campogiani: Batteria; Simone Ranieri: Basso; Michele Arena: Arrangiamento (tr.7), voce; Reno Brandoni: Chitarra acustica; Francesco Capuani: Chitarra elettrica; Simone Rolandi: Basso
2026
50:05
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