Ass. Culturale
L’Isola della Musica Italiana

Sede Legale:
Piazza della Pace, 9
25039 Travagliato (BS)

Per contattare la Redazione
o avere informazioni, SCRIVI a:

Quale può essere il destino di chi è nato lo stesso giorno in cui nacque il rock and roll, il Moondog Coronation Ball alla Cleveland Arena? Se il neonato si chiama Riccardo Bertoncelli, è certo che le stelle abbiano deciso per lui: un’intera esistenza dedicata alla musica, e soprattutto a forgiare, da artigiano di parole, una professione che, in Italia, non esisteva ancora: il critico musicale rock.

 

È giusto quindi che, finalmente, Bertoncelli consegnasse in ‘Abitavo a Penny Lane’, edito da Feltrinelli, i propri ricordi, scritti con precisione, ironia e soprattutto autoironia, cifra caratteristica di chi è davvero intelligente. Attraverso il distacco british, però, trapelano le passioni di un uomo che ha fatto della musica una ragione per credere e vivere, ed è altrettanto appassionante per il lettore seguirne le tappe, in una sorta di romanzo di formazione che ha la miglior colonna sonora immaginabile.

 

 

Non c’è traccia di nostalgia malinconica, nelle pagine; la penna dello scrittore, lucida, acuminata, sorridente, ci porta in un tempo e in un mondo molto diversi da quelli attuali, con la consapevolezza che essi hanno avuto una parte fondamentale nel plasmare la nostra cultura. Il “pirla beat” (parole sue), che a quindici anni d’estate si chiude da solo per un’ora nella sala dell’unico bar del paesino dolomitico che capta il segnale radio RAI per seguire ‘Bandiera gialla’, diventa adulto con la fame di informazioni, di notizie, di musica sempre nuova, razionata in Italia “nella buissima notte di quei tempi”, e se ne sazia con le radio clandestine straniere, o con ‘Count Down’, mezz’ora settimanale sulla radio italiana .

 

A noi, iperconnessi e sovraesposti al flusso di notizie, tra social, web, streaming e podcast, sembra inimmaginabile che i ragazzi italiani di allora subissero quel silenzio: nessuna rivista, pochi minuti di musica straniera, lunghe attese per avere il disco fisico; eppure, con Bertoncelli assaporiamo la sua, la loro esaltazione per la scoperta di “Sgt. Pepper’s”, di “Highway 61 Revisited”, di “Are You Experienced?”, dei Pink Floyd e di “Ummagumma”, di Frank Zappa, di Van Morrison e John Mayall, questi ultimi ascoltati nel retro del celebre Carù Dischi del compianto Paolo Carù.

 

Paolo Carù nel suo negozio Carù Dischi di Gallarate – foto di Adelia Brigo

 

L’autore ci svela, pagina dopo pagina, un mondo tutto da esplorare, con lo stupore e l’ingenuità autentica che solo gli appassionati sanno avere, al punto che l’autobiografia sfuma e diventa la storia di un periodo irripetibile, tra i primi live (Jethro Tull, Milano 1971), bloccati dagli scontri tra polizia e autoriduttori, che tennero gli artisti lontani dall’Italia per lungo tempo, e le prime esperienze giornalistiche, con titoli che sono la storia della critica musicale rock italiana: Freak, Discoteca Hi Fi, Ciao 2001, Muzak, Gong, Musica 80.

 

Bertoncelli ci porta con sé in giro per l’Europa, in una 850 col radiatore in perenne ebollizione, a scovare negozietti di dischi nella vibrante Londra dei Seventies, a leggere fanzine introvabili in Italia, ad assistere a live più o meno memorabili, a intervistare artisti come Tim Buckley o Zappa. E noi lo seguiamo con piacere, anche perché la narrazione non è mai ripetitiva o imprecisa, ed è condotta con uno stile serrato, ricco di date, dati, nomi, ma soprattutto di energia contagiosa. La stessa energia che leggiamo nei brani tratti dai suoi scritti del tempo, che nuotano “a stile libero”, come scrive lui: stroncature o lodi di vari artisti, alcune rivisitate “a mente fredda”, e con una sincerità spiazzante e commovente, come quando rievoca la morte di Lennon e il “buco in un angolo del cuore” che ancora oggi prova. Forse è per questo che il racconto si ferma alla fine del 1980, la sua personale linea d’ombra, alle soglie dei trent’anni: per fissare per sempre un periodo formidabile.

 

E il famigerato scontro con Guccini? Non manca certo tra i ricordi dello scrittore; un intero capitolo, intitolato significativamente ‘Avvelenato’, ricostruisce le fasi di una collisione che nel 1975 portò il Maestrone a scegliere “un Bertoncelli” come antonomasia per indicare i critici, ma che poi li fece incontrare, chiarirsi e diventare amici. Abitavo a Penny Lane è un memoir da leggere ascoltando i dischi citati nel libro, per entrare ancora di più nelle atmosfere evocate da un pioniere della divulgazione musicale italiana.

 

Abitavo A Penny Lane
Abitavo A Penny Lane
Artista:
Riccardo Bertoncelli
Editore:
Feltrinelli Editore
Anno:
2026
n° Pagine:
240
Prezzo:
10.10