In una società educata a correre, dominata dall’accumulo costante e dall’ansia di apparire a tutti i costi, emerge talvolta anche il desiderio di fermarsi. Non si tratta del bisogno di recuperare energie in vista di una produttività più feroce, ma dell’urgenza di ripulire la vita dall’eccesso che prima o poi arriva a soffocarci.
Il nuovo singolo di Giacomo Lariccia, Come dal marmo (clicca qui per il video), è proprio un invito a tornare all’essenziale. Già disponibile su tutte le piattaforme digitali, il brano anticipa il nuovo album in uscita entro l’anno, prodotto da Don Antonio Gramentieri per Red&Blue Music Relations, con distribuzione ADA Music / Warner.

Il cantautore, tre volte finalista al Premio Tenco, trasferitosi già da diversi anni a Bruxelles e impegnato a portare la sua musica in giro per il mondo, sfrutta la metafora della scultura, intesa da Michelangelo come un’arte che procede “per forza di levare”.
“La mia materia non è la pietra, ma la parola: l’espressività aumenta quando si toglie l’eccesso per raggiungere l’essenza. Nella canzone, come nella vita, per sottrazione si moltiplica: dare un taglio ai rami secchi non impoverisce, ma libera energia, vitalità e nuova bellezza.”
A mettere in immagine queste parole di Lariccia ci pensa Francesca Zanotto, che realizza la copertina del singolo: una pietra con delle rose sospese nell’aria, in una palette cromatica chiaramente lontana dai colori sgargianti, orientata piuttosto verso i toni delicati tipici dei colori pastello.
L’atmosfera del testo si sposa bene con un arrangiamento dai suoni caldi, rotondi e avvolgenti e una melodia che sceglie volutamente di non urlare, rifiuta ancora una volta gli eccessi, ricercando una dimensione di intimità con l’ascoltatore.

Il video recupera a sua volta la metafora della scultura: intreccia l’energia del concerto live di Lariccia al festival ‘Guitares du Monde’ (con lo stesso Antonio Gramentieri Trinidad) alle scene suggestive della lavorazione della pietra nella storica bottega di Massimo Galleni, a Pietrasanta.
Il ritorno all’essenziale auspicato da Lariccia assomiglia al lavoro di sottrazione sul marmo grezzo, poiché è anch’esso un processo che richiede tempo, e anche fatica, ma soprattutto si nutre di dettagli:
Prendimi la mano
Portami con te
Fino alla fine dell’amore
E accarezzami
Come suggerisce il refrain, i gesti più semplici, come “prendere per mano” la persona amata, ricercare le sue “carezze”, sono anche i più profondi, a patto che in essi si sia davvero “presenti”, vale a dire che se ne abbia cura, evitando di farli precipitare nella pericolosa spirale dell’abitudine dei gesti scontati. Forse è davvero questa la strada che ci porterà “fino alla fine dell’amore”, cioè nel luogo originario in cui, anziché pensare troppo, si vive e basta.

foto tratta dai social ufficiali dell’artista
Giacomo Lariccia