La terza serata del Festival è
stata divertente e piena di buona musica. Da tempo non capitava di vedere all’Ariston
uno spettacolo simile e così tanti nomi importanti. Plauso a Bonolis per aver
voluto puntare sulle canzoni e per essere riuscito, seppur solo alla terza
sera, a proporre uno spettacolo dove la qualità ha avuto la meglio. Però rimangono
le perplessità sulle prime due serate contraddistinte da una categoria Artisti
piuttosto scarsa, soprattutto alla luce dell’esclusione dei due partecipanti
più nuovi (almeno per i canoni sanremesi) e interessanti di questa edizione del
Festival (Afterhours e Tricarico), causata peraltro dalla
composizione troppo generalista della giuria demoscopica (il più volte citato
discrimine dei due dischi acquistati in un anno per diventare giurato). A
questo proposito sarebbe forse il caso per le prossime edizioni di completare
quella mezza rivoluzione che Bonolis ha provato ad avviare in questo
cinquantanovesimo Festival. La direzione da intraprendere l’ha suggerita la
serata di ieri: l’estensione del concetto di Proposte – buono il livello di
questa edizione – a tutti quegli artisti non solo esordienti ma in attesa di un
riscontro di visibilità anche dopo un’attività musicale piuttosto lunga (due,
tre dischi pubblicati) e l’eliminazione della doppia categoria big-giovani a
favore di un unico gruppo di cantanti, scelti – altro passaggio fondamentale –
da una commissione di persone davvero esperte di musica (il modello potrebbe
essere quello dei Festival di Fazio) e accompagnati da un padrino in una delle
cinque (ma ancor meglio sarebbe tre) serate della competizione. Un cambiamento
così drastico dovrebbe inevitabilmente svecchiare la rosa di partecipanti e
dare uno spazio maggiore a quegli artisti già fortemente in attività, a sfavore
di coloro per cui è il Festival l’unica
attività, quei cantanti “da Sanremo” che annualmente per la kermesse
(ri)nascono e (ri)muoiono. Una rivoluzione certo difficile, che inevitabilmente
dovrebbe scontrarsi con logiche (commerciali e politiche in primis) ben lontane
dalla musica, ma fondamentale, perché non potrà rimanere mai veramente al centro della musica che svanisce
finita la settimana in Riviera. (Luca Barachetti)
