Chiude gli incontri di oggi in
sala stampa Francesco Renga. L’uomo senza età segna l’ultima
evoluzione nel percorso musicale dell’interprete bresciano, che in ventiquattro
anni di carriera è passato dal rock dei Timoria all’omaggio ai grandi tenori
italiani del brano sanremese: «sono passati ventiquattro anni da quando ho
iniziato con la musica e sono ventiquattro anni che studio canto con passione.
Quindi è normale che ci sia stata un’evoluzione. Come persona però sono ancora
quello di allora, è solo mutato il linguaggio. Credo che col tempo sia cambiata
la mia visione del concetto di rock: oggi trovo molto più rock un’interpretazione
di Del Monaco di tante cover band dei Led Zeppelin mascherate da gruppi che
fanno canzoni proprie. Il rock è soprattutto un’attitudine ed in quello che sto
facendo ora io mi sento molto rock». L’uomo
senza età non è una canzone recente («il pezzo era pronto da alcuni anni ma
non avevo le capacità tecniche per cantarlo») e proprio ad essa è legata la
partecipazione al Festival: «Torno qui a Sanremo per un fatto di gratitudine
nei confronti di una manifestazione che mi ha portato tanta fortuna e anche nei
confronti di Paolo: entrambi quattro anni fa vincemmo, tornare quindi mi è sembrato
giusto. Inoltre trovo che Sanremo sia il palcoscenico ideale per presentare
questa canzone». E la svolta sinfonica di Renga troverà compimento anche in un
disco che sarà pronto a maggio: «un lavoro in cui la mia voce sarà accompagnata
solo dall’orchestra. E’ ancora presto però per parlarne perché ci sto ancora
lavorando». E se si tenta di approfondire le origini di questa passione per il
bel canto italiano si scoprono due tipi di motivi: «vorrei realizzare un disco
che porti nel mondo la musica dei nostri grandi cantanti, una tradizione che
pur apparendo oggi molto aulica in realtà un tempo era estremamente popolare. E
infatti a proposito di popolare io ho riscoperto i dischi di Del Monaco o Gigli
ricordandomi di cosa ascoltava mia madre quando io ero bambino. E’ importante
per me in questo momento portare in Europa e spero anche negli Stati Uniti
qualcosa di bello che provenga dall’Italia e che non sia necessariamente la
camorra. Come fecero Caruso, ma anche Mina e nei tempi più recenti Bocelli». Stasera
Renga sarà sul palco con il soprano Daniela
Dessì («è una grande regalo per me cantare con lei»), penultima esibizione
sul palco dell’Ariston prima di quella di domani sera che potrebbe decretarlo
vincitore. Ma lui a riguardo ha un parere diverso: «Ho una mia idea su chi
vincerà, ma in questa idea io non sono compreso. Ho una canzone troppo diversa
per vincere, ma va bene così». (Luca Barachetti)
sala stampa Francesco Renga. L’uomo senza età segna l’ultima
evoluzione nel percorso musicale dell’interprete bresciano, che in ventiquattro
anni di carriera è passato dal rock dei Timoria all’omaggio ai grandi tenori
italiani del brano sanremese: «sono passati ventiquattro anni da quando ho
iniziato con la musica e sono ventiquattro anni che studio canto con passione.
Quindi è normale che ci sia stata un’evoluzione. Come persona però sono ancora
quello di allora, è solo mutato il linguaggio. Credo che col tempo sia cambiata
la mia visione del concetto di rock: oggi trovo molto più rock un’interpretazione
di Del Monaco di tante cover band dei Led Zeppelin mascherate da gruppi che
fanno canzoni proprie. Il rock è soprattutto un’attitudine ed in quello che sto
facendo ora io mi sento molto rock». L’uomo
senza età non è una canzone recente («il pezzo era pronto da alcuni anni ma
non avevo le capacità tecniche per cantarlo») e proprio ad essa è legata la
partecipazione al Festival: «Torno qui a Sanremo per un fatto di gratitudine
nei confronti di una manifestazione che mi ha portato tanta fortuna e anche nei
confronti di Paolo: entrambi quattro anni fa vincemmo, tornare quindi mi è sembrato
giusto. Inoltre trovo che Sanremo sia il palcoscenico ideale per presentare
questa canzone». E la svolta sinfonica di Renga troverà compimento anche in un
disco che sarà pronto a maggio: «un lavoro in cui la mia voce sarà accompagnata
solo dall’orchestra. E’ ancora presto però per parlarne perché ci sto ancora
lavorando». E se si tenta di approfondire le origini di questa passione per il
bel canto italiano si scoprono due tipi di motivi: «vorrei realizzare un disco
che porti nel mondo la musica dei nostri grandi cantanti, una tradizione che
pur apparendo oggi molto aulica in realtà un tempo era estremamente popolare. E
infatti a proposito di popolare io ho riscoperto i dischi di Del Monaco o Gigli
ricordandomi di cosa ascoltava mia madre quando io ero bambino. E’ importante
per me in questo momento portare in Europa e spero anche negli Stati Uniti
qualcosa di bello che provenga dall’Italia e che non sia necessariamente la
camorra. Come fecero Caruso, ma anche Mina e nei tempi più recenti Bocelli». Stasera
Renga sarà sul palco con il soprano Daniela
Dessì («è una grande regalo per me cantare con lei»), penultima esibizione
sul palco dell’Ariston prima di quella di domani sera che potrebbe decretarlo
vincitore. Ma lui a riguardo ha un parere diverso: «Ho una mia idea su chi
vincerà, ma in questa idea io non sono compreso. Ho una canzone troppo diversa
per vincere, ma va bene così». (Luca Barachetti)
