E’ morto questa mattina all’ospedale
Galliera di Genova a causa di un male incurabile Beppe Quirici, storico bassista e produttore di alcuni dei dischi
più importanti di Ivano Fossati e delle ultime produzioni di Giorgio Gaber. Nato a Genova nel 1954, Quirici
si avvicina alla musica fin da giovanissimo, studiando chitarra classica
e armonia per appassionarsi poi al basso elettrico e affrontare, appena
diciassettenne, i palcoscenici dei locali notturni del capoluogo ligure. Nel
1977 la prima collaborazione importante, con Ornella Vanoni, seguite da quelle con i New Trolls, Loredana Bertè,
Anna Oxa, Toquinho e molti altri. Nel 1979 conosce Ivano Fossati con il quale avvia una lunga ed importante
collaborazione prima come musicista nei dischi “La pianta del tè” e “Discanto”
e poi come musicista e produttore in “Lindbergh”, “Macramè” (entrambi Targa
Tenco come Miglior album dell’anno), “Canzoni a raccolta – Time & Silence”,
“La disciplina della terra” e nei dischi live “Dal vivo vol. 1 – Buontempo” e “Dal
vivo vol. 2 – Carte da decifrare”. Insieme al cantautore genovese cura anche la
direzione musicale dei tour dal 1986 al 2000 e nel frattempo avvia l’attività
di compositore per lavori cinematografici e teatrali (“Magoni” di Lella Costa e “Il Toro” di Carlo Mazzacurati) continuando anche il
lavoro di produttore per altri artisti, tra i quali Cristiano De Andrè, ancora Ornella Vanoni, Yo Yo Mundi, Carlo Fava
e Giorgio Gaber. Per Gaber si occupa della produzione
degli ultimi due lavori prima della scomparsa, “La mia generazione ha perso”
(2001) e “Io non mi sento italiano” (2003), il secondo dei quali vince la Targa
Tenco come Miglior album dell’anno. Nel 2007 infine produce il disco d’esordio
della giovane cantautrice Maria
Pierantoni Giua e “Magnifico” dell’ex Resto Mancha Germano Bonaveri. Sempre in quell’anno riceve dal Club Tenco il
Premio “I suoni della canzone”, con la seguente motivazione: “Il ruolo
nevralgico di Beppe Quirici nella musica del nostro Paese è indubbio, tanto da
aver contribuito egli stesso a creare un suono tipico della nostra canzone d’autore,
in cui elementi diversi – jazz, rock, etnici ed altri ancora – vengono sublimati in una nuova materia che non
riporta direttamente a nessuna delle fonti. Un risultato che deriva
dall’accuratezza delle scelte musicali, dal rigore produttivo e dall’attenzione
al particolare che sono caratteristiche precipue di Quirici”. I funerali del
musicista si svolgeranno nei prossimi giorni.
