Si
è conclusa ad Aversa la quinta edizione del Premio
Bianca d’Aponte – Sono un’isola,
concorso riservato a sole cantautrici. Prima di tutto bisogna dire
che è stata una meravigliosa conferma.
Già
su queste pagine, esattamente un anno fa, proprio il sottoscritto si
profuse in elogi per questa che è davvero un’Isola
nel panorama italiano. Quello era il resoconto di un colpo di
fulmine, ma davvero è strepitoso quando a distanza di tempo si hanno
certe conferme. Quest’anno si è potuto toccare con mano il fatto
che il Premio raccoglie oramai consensi di figure fondamentali per la
canzone italiana, visto che in giuria ci sono personaggi come Enrico
de Angelis,
Giorgio
Calabrese,
Gianfranco
Reverberi,
Lilli
Greco;
insomma: il gotha storico, l’Olimpo della canzone italiana.
Il
concorso l’ha vinto Momo,
al secolo Simona Cipollone, con la canzone L’amore
sale piano,
che si è aggiudicata anche il Premio della critica ex-aequo con
Giorgia
Del Mese
e il brano Cattivo
tempo,
a cui va anche il Premio Top promotion. Momo è una cantautrice
etimologicamente verace,
che “dice il vero” e lo compie: va gustata dal vivo, sul palco,
dove riesce a catturare lo spettatore con gesti precisi, misurati,
una capacità assoluta di teatralizzare la propria canzone e guidare
chi guarda e ascolta.
Vittoria
strameritata, quindi. Nelle varie sezioni si sono imposte
rispettivamente Iole
Cerminara col
brano Pullicinè,
per la migliore interpretazione; Patrizia
Cirulli
per il miglior testo con La
mia storia
e Airìn,
per
la migliore composizione, col brano Voglia
di credermi bella.
Poi
gli ospiti, tanti e di ottimo livello. È doveroso partire dalla
madrina di questa quinta edizione, Mariella
Nava:
accompagnata alla chitarra dal direttore artistico Fausto
Mesolella
o sola al piano e con Rossana
Casale,
la Nava dà prova di grande bravura sia con canzoni di Bianca
d’Aponte che con suoi pezzi storici come Per
amore o
Spalle
al muro.
C’è
stato poi Mario
Venuti,
tra chitarra e pianoforte, che ha saputo intrattenere il pubblico
prima del verdetto finale e, prima di lui, tutta la vena artistica e
affascinante di Max
Manfredi,
Targa Tenco 2009 per l’album “Luna persa”, che assieme al
virtuoso chitarrista Fabrizio
Ugas
ha eseguito quel miracolo che è Il
regno delle fate
e La
fiera della Maddalena,
quindici anni fa incisa nel disco “Max” in un duetto con
Fabrizio
De André.
Ancora,
sul palco del Teatro Cimarosa si sono esibite voci storiche come
Fausta
Vetere
e Brunella
Selo,
con il fuori programma dell’accidente della corrente che salta:
incantevole esibizione, così, con voce nuda e strumenti non
amplificati: meraviglia! E poi Kaballà,
Andrea
Zuppini,
Andrea
Surdi
e tanti artisti esibitisi anche e soprattutto perché credono in
questo premio.
Ultima
citazione per Erica
Boschiero,
vincitrice dello scorso anno. La cantautrice veneta ha aperto questa
quinta edizione con Anita,
il brano vincitore nel 2008 e ha poi regalato al pubblico, nella
seconda serata, una deliziosa canzone d’amore voce e chitarra, dal
titolo Papavero
di ferrovia.
Un brano scritto bene, con cura, con intuizioni, con genialità e
misura. Una conferma, anche qui. E sapete che significa? Significa
che al Premio d’Aponte si fanno le cose per bene; che vince la più
brava, ed è tutto quello che serve nel claudicante mondo della
canzone oggi. Significa che Gaetano
d’Aponte
e tutta l’organizzazione stanno facendo i passi giusti. Ed è una
buona notizia per chi ama la canzone d’arte.
Paolo Talanca
