Può essere un segno dei tempi il
fatto che il concorso del Premio Ciampi 2009 sia stato vinto da un cantautore – Giovanni Caruso – che ha pensato bene
di autoprodurre il suo ”Amore a progetto”?
Anche a farsi queste domande servono appuntamenti come il Ciampi,
insostituibili – accanto al Tenco e a pochi altri – nel ruolo di “indicatori”
di qualità.
Oltre a Caruso, ventinovenne
siracusano che ironizza sul fatto che in questi tempi veloci e precari, l’amore
non possa che essere “a progetto” come tutto il resto, la serata livornese –
incentrata sul tema del “Muro”, omaggio alla ricorrenza berlinese e chi nella
vita è riuscito a scavalcarne qualcuno – ha regalato diverse sorprese. A
partire da Brunori Sas (Sas sta per
società in accomandita semplice. . ), premiato per ‘Volume uno’, come miglior disco
d’esordio.
C’è stato poi modo di ritrovare
un personaggio centrale del rock italiano, Antonio
“Rigo” Righetti, per quindici anni bassista di Luciano Ligabue; la giuria
del Ciampi lo ha premiato con il premio “Stefano Ronzani”, il compianto
giornalista “con cui”, ha detto Righetti, “avevamo in comune un’ossessione: la
musica”.
A seguire Emma Tricca, romana di Londra e ultima scommessa del rinato
Folkstudio: chitarra, voce, atmosfere alla Joni Mitchell e un pensiero “al
fidanzato che mi ha lasciata” .
Fin qui i volti nuovi. Perché la
seconda parte del Ciampi ha calato un poker d’assi: Patti Pravo (premio alla carriera), Renzo Arbore (idem), Mimmo
Locasciulli e Simone Cristicchi.
I primi due – la Pravo
premiata “per un percorso che ha abbattuto i muro del conformismo”, Arbore “per
aver abbattuto tutti i muri possibili” – non potrebbero essere più diversi.
L’ex ragazza del “Piper” a Livorno ha convinto a metà: incerta al momento di
riproporre gli ultimi due brani sanremesi, nuovamente “Patti Pravo” quando si è
lanciata in “Pensiero stupendo” e nell’omaggio a Leo Ferré “Col tempo”.
Arbore ha fatto…Arbore: ironico e
dissacrante, prima si è chiesto quali
mai fossero le canzoni d’autore del suo
repertorio; poi si è convinto, ha preso in mano il clarinetto e ha regalato un
monologo e due perle come “I’ faccio ‘o show” (“scritta per una ragazza
colpevolmente ignorata”) e “La mattonella”. In mezzo, una bella proposta: «Mi
auguro», ha detto, «che possa nascere presto una radio slegata dall’auditel,
dove ci sia davvero spazio per tutta la musica di qualità». Il direttore c’è
già.
Tra episodi di alto cantautorato – “Benvenuta” – e ospiti come Pierluigi
Calderoni, batterista ex Banco del Mutuo Soccorso. Prima del gran finale c’è
spazio pure per Marco Fabi, ex vincitore del Ciampi, disco in uscita e
riproposizione di un bel brano scritto dal padre Adriano insieme a Harold “Lally” Stott, nel 1972 per Demetrio Stratos.
Il finale di Cristicchi (nella foto qui sopra) si è definito grande perché animato dal Coro dei
minatori di Santa Fiora, paesino maremmano sul Monte Amiata: una sferzata di
energia, di canti antichi ma moderni su lavoro, sfruttamento e povertà; di
minatori ottantenni con voci da ventenni capaci di risvegliare l’intero teatro.
Azzardiamo: il momento più alto della serata.
Francesco Garozzo
