
Venti candeline quest’anno per l’edizione 2024 del Premio Bianca d’Aponte – Città di Aversa, svoltasi nelle serate di venerdì 25 e sabato 26 ottobre, al Teatro Cimarosa di Aversa. Ve lo raccontiamo, diversamente dal solito, in maniera non cronachistica, bensì in forma “scomposta”, perché questa rassegna è tanta roba mescolata insieme, e produce atmosfere, sensazioni, suggestioni che stanno un po’ strette nel rigoroso perimetro della cronologia.
IL CONTEST

Vent’anni di storia dicevamo, e allora dedichiamo un po’ di spazio per ripercorrerne un po’ la genesi e le caratteristiche principali di questo concorso. Il Premio Bianca d’Aponte nasce nell’anno 2005, dall’iniziativa di Gaetano d’Aponte e Fausto Mesolella (qui nella foto in un’esibizione proprio sul palco del Teatro Cimarosa di Aversa in un’edizione del Premio), che ne fu direttore artistico fino alla sua morte (2017), in ricordo di Bianca d’Aponte, giovane e talentuosa cantautrice prematuramente scomparsa nel 2003 (più sotto in una foto d’archivio dell’Associazione a lei dedicata). La particolarità che rende unica questa rassegna nel panorama musicale italiano è che essa sia riservata a sole cantautrici e gruppi femminili. L’intento è nobile e duplice: celebrare annualmente il ricordo di Bianca, anche attraverso l’interpretazione delle proprie canzoni, e promuovere artiste emergenti, supportandole nei loro esordi, resi oggi ancor più problematici dal sovvertimento delle regole del mercato discografico e musicale.
E nell’albo d’oro delle vincitrici figurano i nomi di Veronica Marchi, Erica Boschiero, Laura Campisi, Sighanda, Francesca Incudine, Cristiana Verardo, giusto per citarne alcune, artiste che poi hanno saputo farsi strada nel panorama della musica d’autore al femminile. Attuale direttore artistico della manifestazione è Ferruccio Spinetti (Piccola Orchestra Avion Travel, Musica Nuda). Ogni edizione ha una propria “madrina”, una cantautrice affermata che, oltre a relazionarsi con le concorrenti, interpreta un brano a sua scelta dal repertorio di Bianca, e si esibisce nella serata finale, premiando la vincitrice assoluta. Questa è proclamata dal voto di una ampia e prestigiosa giuria, formata da artisti e addetti ai lavori. Una seconda giuria, composta da giornalisti e radiofonici, e presieduta da Enrico de Angelis, assegna il Premio della Critica “Fausto Mesolella”. La manifestazione è organizzata dall’Associazione Bianca d’Aponte, e patrocinata dalla Città di Aversa. I media partner sono Rai Radio1, Rai Radio Techetè, L’Isola che non c’era, Blogfoolk, Rai Campania.
Oltre alla canonica gara fra le concorrenti – che in prima serata interpretano un proprio brano fuori concorso e nella seconda il brano per il quale sono state selezionate – le due serate sono impreziosite dalle esibizioni di affermati musicisti, in questo caso senza esclusione di genere. Aggiungiamo anche che negli anni hanno acquisito notevole interesse anche gli incontri e approfondimenti che vengono organizzati il giovedì che precede le due serate “ufficiali”, così come dinotevole spessore sono gli appuntamenti del sabato mattina, sempre dedicati ad argomenti che vanno ad ampliare il bagaglio delle conoscenze delle artiste, con Masterclass o incontri con Nuovo Imaie, Siae, ecc.
Il Premio Bianca d’Aponte è “gemellato” col Premio Andrea Parodi di Cagliari.
BIANCA

Prendiamo in prestito le parole di Michele Neri, dal volume ‘Cantautori e Cantautrici del nuovo millennio’: “Uno dei grandi rimpianti della canzone italiana del nuovo millennio. Cosa avrebbe potuto dare alla nostra musica Bianca d’Aponte se un destino crudele non le avesse impedito di esordire con il suo primo album? Bianca è nata il 16 febbraio 1980 ad Aversa, e quando ha cominciato a scrivere e a proporre le sue canzoni, in molti si sono accorti del suo talento. Un album era nelle previsioni di una grossa casa discografica. Nell’estate del 2003 Bianca scompare improvvisamente lasciando una manciata di canzoni, bozzetti meravigliosi del suo talento”.
La manciata di canzoni, che chi scrive ha potuto conoscere ed apprezzare proprio grazie alle interpretazioni qui ad Aversa, è densa di brani pregevoli, di grande spessore artistico e con una vena di autenticità che fa da contraltare a contenuti molto maturi per la sua giovane età. Canzoni come Il cantico dei matti, Erbe ed erbacce, Ninna nanna in re, Ma l’amore no, Anima scalza, Respira piano, Canto di fine inverno, Cosa vuoi che sia, fino al suo ultimo brano, Io sono un’isola, legittimano pienamente l’interrogativo di Michele Neri. Dove sarebbe potuta arrivare con la sua voce, le sue parole e la sua chitarra?

Sappiamo essere stata una ragazza impegnata, socialmente molto attiva, intelligente, empatica e con tanti amici, che muoveva i primi passi artistici nelle band locali, contendendo i palchi ai più acclamati neomelodici, di buone letture e variegati ascolti musicali, che poi trasponeva col genio dell’artista e la spigliatezza dell’età nelle sue composizioni. Viaggiatrice, se c’era da cantare o da manifestare altrove, “zingara” in senso buono, a detta del papà Gaetano, sposava con entusiasmo le cause in cui credeva (sosteneva Emergency, per esempio, e i suoi genitori Giovanna e Gaetano, hanno rispettato questa sua dedizione, creando una strettissima collaborazione tra il Premio e la sede napoletana di Emergency) e non la frenavano i confini della provincia. La si può incontrare in spirito e memoria due sere all’anno, in quella bomboniera che è il Teatro Cimarosa, mentre colleghe famose cantano, commosse, le sue canzoni. Lei è lì.
LA MADRINA

Madrina di questa ventesima edizione è stata Margherita Vicario, (qui insieme a Ferruccio Spinetti), che si è esibita nell’interpretazione del brano di Bianca Un chicco di caffè, e nei propri brani Abaué e Piña Colada, coinvolgendo il pubblico, che ha molto apprezzato e applaudito il set. La cantautrice (e anche attrice) è l’ultima in ordine di tempo, arrivata ad arricchire un elenco di assoluto spessore, che vale la pena ricordare in ordine cronologico: Brunella Selo (1ª edizione nel 2005), Rossana Casale, Petra Magoni, Fausta Vetere, Mariella Nava, Elena Ledda, Cristina Donà, Nada, Paola Turci, Andrea Mirò, Ginevra Di Marco, Irene Grandi, Rachele Bastreghi, Simona Molinari, Tosca, Arisa, Chiara Civello, Grazia Di Michele, Nina Zilli e appunto Margherita Vicario quest’anno.
LE CONCORRENTI E LE VINCITRICI

La romana Valentina Lupi, col brano Non potevi mancare tu, è la vincitrice assoluta del Premio Bianca d’Aponte 2024, che si aggiudica così una borsa di studio di 1.000 euro, la partecipazione come ospite alla prossima edizione del Premio e all’edizione del 2025 di Music for Change, realizzata da Musica contro le mafie. Alla stessa Valentina Lupi, stavolta in condivisione con la livornese Irene Di Brino (per il suo brano Twist 2046), va anche il Premio della Critica “Fausto Mesolella”, per il quale è assegnata una borsa di studio complessiva di 800 euro e la possibilità di esibirsi al Premio Nilla Pizzi. Valentina Lupi si aggiudica anche il premio dell’etichetta femminile ‘Maieutica Dischi’ di Veronica Marchi (vincitrice della prima edizione del Premio) per la produzione e pubblicazione di un brano.
La targa al miglior testo (dedicata a Oscar Avogadro) è stata appannaggio di Magma (da Caltanissetta) per il brano Sto bene a casa, con anche una proposta di assistenza legale e manageriale per un anno da parte di Siedas. Giulia Leone (da Cagliari) si è aggiudicata la targa alla migliore composizione per la sua canzone La domanda giusta, e un premio di Soundinside Basement Records che consiste nella partecipazione al festival “Femminile plurale”. La targa per la migliore interpretazione ha visto invece prevalere Sara Torraco (da Bernalda – MT) col brano Fammi stare in silenzio, a cui va anche una possibile collaborazione artistica con l’etichetta Suoni dall’Italia di Mariella Nava. Infine, Anna Sara (dalla provincia Massa Carrara) si aggiudica il “Premio ’Na stella” del Virus Studio, per la sua Fotografica realtà, con l’incisione di un brano con la produzione artistica di Ferruccio Spinetti e Alessandro Guasconi. A confrontarsi nel contest di quest’anno c’erano anche Beo (da Roma), Fremir (da Napoli/Milano), Gama (da Pisticci – MT), il trio Kalika (da Napoli).
GLI OSPITI E I CONDUTTORI

Il parterre di ospiti di questa ventesima edizione è stato, come spesso avviene ad Aversa, grazie all’infaticabile impegno del direttore artistico Ferruccio Spinetti, di eccelsa qualità. Nelle due serate hanno calcato il palco Cristina Donà, che ha letteralmente rapito il pubblico con una suggestiva versione di Universo, Ginevra Di Marco con la sua ipnotica Montesole, Gnut con la dolcissima L’ammore overo, Renzo Rubino, dapprima accompagnando Gnut al piano nell’esecuzione di Nun te ne fa, e poi col suo set, Simona Molinari, applauditissima, con Nu fil’e voce ed una magistrale interpretazione di Gracias a la vida, la catalana Sandra Bautista (vincitrice del Bianca d’Aponte International al Premio Andrea Parodi) con Cartografia, Chiarè, vincitrice della precedente edizione del Premio, Cristina Verardo che, accompagnata da Ferruccio Spinetti, (qui insieme nella foto), hanno regalato una struggente versione de L’atleta ritrovato degli Avion Travel, e ancora i Malvax, il jazz di Maria Pia De Vito con Dio ce pensarrà, gli Allievi dei Liceo Classico Cirillo di Aversa, di edizione in edizione sempre più bravi e virtuosi e, last but not least, Teresa De Sio, icona del sound popolare partenopeo, che ha ritirato il Premio alla carriera Città di Aversa, interpretando poi la sua versione di un grande classico napoletano, Passione, di Libero Bovio, e la sua acclamatissima Voglia ‘e turnà.<br>
La conduzione delle due serate è stata anche quest’anno affidata a Carlotta Scarlatto e Ottavio Nieddu, (qui nella foto con Teresa De Sio e il sindaco di Aversa Francesco Matacena) che le hanno condotte in porto con la consueta maestria, e col garbo e l’empatia che non scopriamo adesso.

GLI EVENTI COLLATERALI
Lo accennavamo prima, il Premio D’Aponte non è solo il momento della “gara” o dello spazio riservato agli ospiti. Anno dopo anno il Premio si è infoltito di eventi collaterali e quelli di quest’anno sono stati particolarmente suggestivi: già dal giovedì si è partiti con il seminario ‘La qualità della scrittura’ (relatori Giuseppe Anastasi e Giuseppe Barbera, due docenti del CET oltre che autorevoli artisti in proprio), mentre al sabato si è svolto dapprima un incontro di presentazione delle finaliste, condotto da John Vignola (Rai Radio 1), seguito dalla presentazione del radio documentario ‘La chitarra e una tazza di tè – Storia di Bianca d’Aponte e del Premio a lei dedicato’, di Elisabetta Malantrucco e Mauro De Cillis, una produzione di Rai Radio Techetè, incontro moderato da Duccio Pasqua (Rai Radio 1), un lavoro così prezioso e necessario che merita un focus esclusivo su queste pagine, ed infine l’incontro divulgativo sugli aspetti legali della professione di musicista, col presidente di Nuovo Imaie, Avv. Andrea Miccichè.
QUELLO CHE CI RESTA
Al fondo di questa esperienza delle giornate aversane, occorre trovare parole nuove per esprimere sensazioni non inedite, poiché si manifestano, ogni anno, qui al Premio d’Aponte. Iniziamo col dire che si respira una sorta di atmosfera incantata, frammista al rimpianto di ciò che avrebbe potuto essere e non è potuto essere, un sentimento di genuina condivisione fra le artiste in gara, gli artisti ospiti, agli addetti ai lavori, i conduttori, la critica musicale. Si respira aria buona e si ascolta buona musica, si gode della sincera ospitalità di Gaetano d’Aponte e sua moglie Giovanna Vitagliano e della disponibilità di Gennaro Gatto, uomo-ovunque della logistica e dell’organizzazione, oltre che della professionalità di Enrico Deregibus per Ender Comunicazione, ben più di un ufficio stampa, fornendo notizie e adeguata documentazione utile a comunicare ciò che è diventato negli anni il Premio Bianca d’Aponte, una rassegna fra le più autorevoli e prestigiose per la canzone d’autore non solo a livello nazionale. Aversa chiama Italia, e l’Italia accorre e risponde. E Bianca, finchè accadrà ogni anno questo piccolo miracolo, non sarà mai dimenticata.
Servizio fotografico a cura di Giorgio Bulgarelli

Premio Bianca d'Aponte
