Francesco Cavestri, pianista e compositore classe 2003, è uno dei nuovi volti del jazz italiano. Dopo l’uscita del suo secondo album IKI – Bellezza Ispiratrice nel gennaio scorso (uscito per Early 17 Records / Universal Music Italia), Cavestri ha proseguito con una serie di concerti e appuntamenti di divulgazione, raccontando i legami esistenti tra i generi musicali che vanno componendo il suo bagaglio artistico, dall’hip hop al jazz.
La sua musica nasce dal suono e dalla creazione immediata, ma ogni progetto è anche guidato da un concetto o una filosofia che ne diventa il filo conduttore. Nel caso di “IKI”, ad esempio, l’ispirazione è arrivata dalla filosofia giapponese, in particolare dal libro ‘Kokoro’ di Natsume Sōseki. Da qualche mese a questa parte, inoltre, Francesco sta vivendo una nuova fase della sua carriera, dove la scrittura e il tour procedono parallelamente. Le esperienze dal vivo, in particolare, hanno avuto un impatto diretto sulla musica che sta scrivendo: per la prima volta il comporre durante i tour gli ha permesso di testare i brani dal vivo prima di registrarli. Questo approccio ha permesso di perfezionare le composizioni in base alle reazioni del pubblico, rendendo il processo creativo più dinamico. Francesco è anche molto aperto all’uso dell’elettronica e alle contaminazioni tra generi, tra gli architravi della sua produzione, sebbene l’approccio resti sempre ancorato al pianoforte, strumento che rimane centrale nella sua musica. Di fatto, la curiosità verso nuovi linguaggi non lo ha mai spinto a precludersi alcuna possibilità, come dimostra la sua recente collaborazione con Willy Peyote. Tra i suoi ultimi progetti c’è anche la colonna sonora per il podcast ‘Una morte da mediano’ per RaiPlay. Scrivere su commissione, pur comportando alcune limitazioni, è stato per lui un’occasione di esplorare nuovi orizzonti creativi, unendo la libertà alla disciplina imposta dai confini artistici.

