Labanca
raggiunge un suono ficcante e concavo che racconta l’ineffabile senso di
perdita dei nostri anni. Interessante il percorso formativo compiuto e che ne
definisce anche lo spessore culturale: appassionato di musica e pittura, a
tredici anni imbraccia la chitarra contro il pregiudizio della famiglia. Dopo
gli studi magistrali si iscrive alla Facoltà di Filosofia dove si avviluppa
alla filosofia della scienza, in particolare alle lezioni del Professor
Giorello e alla logica affiancando allo studio universitario la passione per lo
spettacolo sia come artista che come operatore (Accademia della Scala, MTV,
Teatro della Cooperativa, Bebo Storti, Massimo Coppola). Banditore,
menestrello, saltimbanco, personaggio di zavattiniano profilo, gitano del
pensiero, ispirato ed ispiratore, attore e cantore di un antica commedia,
quella del teatro e della vita, sondatore e provocatore della realtà tesa sino
alle sue più surreali conseguenze, quelle ove tra realtà e sogno si cela lo
sguardo lucido di chi soffre a guardare
e si diverte a raccontare: un animatore culturale. Recentemente ha eseguito il
suo “Passannante” (brano dedicato al celebre anarchico lucano) durante vari
concerti dei Tetes de Bois. Tino Seghal ha voluto Andrea Labanca per la sua
opera, in anteprima mondiale, “This is Critique”
alla Villa Reale di Milano prodotta dalla Fondazione Nicola Trussardi,
affidandogli una performance molto particolare d’improvvisazione filosofica. Il
surrealismo ha esercitato una certa influenza sul Nostro, a volte, nei referti
letterari anche quando risolve le sorti dell’uomo in un qualcosa che manifesta
“non sense”. Testi che poggiano sull’assurdo e su un umorismo nero, realizzati attraverso l’analisi
di tanti casi di vita quotidiana che hanno quasi il compito principale di
rovesciare il senso della vita stessa, facendo in modo di restituire ad essa la
sua componente più reale ed essenziale.
