Ass. Culturale
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Eppur qualcosa, finalmente, si muove! Nella fredda Bologna di fine gennaio si accende una piccola fiaccola di speranza e di resistenza culturale. Una Bologna barricadera, carbonara e ribelle, come forse solo questa strana città, a volte, sa essere. Questo miracolo è avvenuto stringendoci intorno al suo poeta più importante, nobile ed indipendente ovvero Roberto Roversi.

 

Si, perché lo spirito dei grandi è ancora un esempio e noi siamo convinti che, in qualche modo, continui ad ispirare la nostra piccola ambizione di vivere in una città che sia culturalmente importante e non solo un fast food a cielo aperto, ricolmo di turismo distratto, che non ci rappresenta.

Già nel 1987 Roberto Roversi si interrogava sul futuro della città:
“La verità e che tutt’oggi Bologna non è ancora una città turistica, per fortuna. Anche se, per sfortuna, comincia a diventarlo. Ma la cucina bolognese? Ma l’opulenza bolognese? Badi l’onesto e corretto turista che a Bologna, sul serio, è una città drammatica e affatto folcloristica e periferica. Da prendere con le molle. E per conoscerla, anche poco, ci vuole più di una giornata.”

 

Roberto Roversi ci insegna la libertà di pensiero e la forza della scelta. Intorno alla metà degli anni Sessanta il poeta bolognese, che aveva pubblicato con tutti i grandi editori, fece una scelta radicale e iniziò a pubblicare in maniera indipendente, limitando le collaborazioni a piccole riviste autogestite. Contemporaneamente continuò il suo lavoro di libraio-antiquario presso la ‘Libreria Antiquaria Palmaverde’ che ebbe molte sedi ma una sola anima.

Da qui, grazie all’impegno di Officina Roversi e Pendragon, è partita la nostra camminata in ricordo di Roversi, cominciata da Via Castiglione con Alessandro Bergonzoni (qui nella foto con il presidente di Pendragon Edizioni) ovvero uno degli artisti che più di tutti ha saputo svelarci i segreti di quel ballo di buchi neri che è il nostro linguaggio, per poi proseguire in Via de’ Poeti, ultima sede di Palmaverde, dove Mino Petazzini ci ha raccontato, attraverso le parole del poeta, che in questa nostra terra ormai spezzata in due i libri stanno proprio nel mezzo. La terza tappa è stata in Piazza Galvani, simbolicamente abbracciati dalla ‘Libreria Cappelli’, oggi non più esistente, e dalla ‘Libreria Zanichelli’. La parola nelle sapienti mani di Marinella Manicardi che ci ha spiegato come i luoghi della cultura ancora possono resistere in una ordinata simmetria di speranze collettive. Si continua in Piazza Re Enzo, dove nel crocevia tra via Rizzoli e via Caduti di Cefalonia, sono sorte la prima e seconda sede di Palmaverde. Qui è Emidio Clementi, scrittore e musicista, anima carismatica dei Massimo Volume che, parlando attraverso il poeta, ha dichiarato: “Oggi si cerca il consenso generalizzato”. Di rimando: opporsi è una necessità.

 

In questo viaggio attraverso le parole di Roversi non poteva mancare la musica. Per Roversi, la musica non è, infatti, quel sottofondo ripetitivo che passa dagli altoparlanti dei supermercati ma una cosa da prendere molto seriamente! Nel libro ‘Nevica sulla mia mano’, co-scritto con Lucio Dalla, Roversi ci dice infatti:
La canzone è dentro fino al collo a questo mare della storia e voglia o non voglia deve starci dentro. È dentro, cioè nei fatti che accadono, alle contraddizioni, alle miserie morali che si inseguono e fanno scintille. La canzone va, come l’uomo o la donna, dove va la storia. La canzone sarà dunque la canzone che noi vorremo o tollereremo che sia.”

 

Non poteva quindi mancare, in questa camminata domenicale, una sosta in Strada Maggiore, al Museo della Musica, dove è ancora in esposizione la mostra dei quadri di Luca Carboni.
Qui Francesco Guarino ci ha regalato una preziosa versione de La Canzone di Orlando (brano contenuto nell’album del ’73 “Il giorno aveva cinque teste”) mentre Roberta Giallo ha incantato tutti suonando Nuvolari; entrambi i brani fanno parte della produzione musicale Dalla – Roversi. Si è chiuso il cerchio nella sede di Pendragon, con l’esposizione dei materiali originali e i documenti appartenuti al poeta.

Se una piccola passeggiata nel cuore della città tra le braccia di Roversi è stata capace di affascinarci così profondamente, quanto materiale c’è ancora da scoprire e raccontare in questa piccola amata città? Bologna possiede in sé una forza infinita, occorre solo che sappia trovare l’energia necessaria per prendere il ruolo che le appartiene al centro della cultura italiana.

 

La cosa positiva, cari lettori, è che oggi ci siamo accorti che una luce si è accesa e si chiama Officina Roversi. Quest’officina delle idee è un laboratorio creativo, aperto e partecipato, che scommette sul futuro dell’arte, creando ponti e inseguendo connessioni. Speriamo che tutti, appassionati e istituzioni, siano vicini questa importante realtà impegnandosi nel sostenerla e proteggerla, perché qui si è piantato il seme della città del domani.

Servizio fotografico di David Pellicola

Le due foto di Roberto Roversi sono prese dalla pagina Facebook a lui dedicata

Artista:
Roberto Roversi