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«Un disco di cover sì, ma che
sono diventate canzoni mie», così Mango
definisce Acchiappanuvole, il suo
ultimo disco in uscita oggi, 19 settembre, su etichetta Sony BMG: una raccolta
di quattordici brani che spaziano dalla canzone d’autore di casa nostra (La canzone dell’amore perduto di De
Andrè, La stagione dell’amore di Battiato,
Ragazzo mio di Tenco, La disciplina della terra di Fossati, La donna cannone di De Gregori) passando
per alcuni episodi più marcatamente pop (Senza
pietà
di Anna Oxa, Luce di Elisa,
Se perdo te di Patty Pravo) fino a
due perle come Love di John Lennon e Have you ever seen the rain dei
Creedence Clearwater Revival.

«L’idea di fare un album che contenesse
alcune delle canzoni che più mi piacciono mi balenava in testa da almeno
quindici anni, ma prima d’ora non c’era mai stata la possibilità di
realizzarlo. Poi finito lo scorso 30 settembre il tour de “L’albero delle fate”
abbiamo cominciato, io e il mio chitarrista Carlo De Bei, a selezionare una
rosa di canzoni che potessero essere ricantante e riarrangiate completamente».
Una selezione partita in realtà da una rosa molto piuttosto ampia. «Nella
scelta ho voluto essere completamente libero e difatti all’inizio ci siamo
ritrovati a lavorare su quasi cinquanta brani, numero che via via si è ridotto
escludendo quelli che erano meno nelle mie corde o che rientravano meno nel
progetto. Di alcuni autori, penso ad esempio a Battisti, ho scelto brani meno
famosi come Dio mio no. Non mi
interessava rifare “Pensieri e parole” ma impossessarmi di uno dei brani di
Lucio che più amo». Il titolo del disco invece è
stato ripreso dal brano di Luigi Tenco: «Ragazzo
mio
è la preghiera di un padre ad un figlio, è una canzone ancora oggi
molto attuale. Tenco usa la parola “Acchiappanuvole” in senso negativo; io l’ho
decontestualizzata dandole una connotazione positiva: acchiappare le nuvole,
cioè i sogni, che sono la nostra parte più intima, più vera, che siamo noi
stessi. E attendere che queste nuvole facciano piovere e possano bagnare la
nostra terra, la stessa cosa che fanno le canzoni emozionandoci». E ad
acchiappare queste nuvole Mango si è fatto aiutare anche da due colleghi: «I
duetti con Claudio Baglioni su Amore bello e con Franco Battiato su La
stagione dell’amore
sono nati piuttosto spontaneamente. Io avevo già
lavorato ai brani incidendo anche quelle parti vocali che poi hanno cantato
loro. Quando hanno sentito le mie versioni ne sono rimasti subito entusiasti e
sono venuti in studio a registrare. In realtà doveva esserci un terzo duetto con
Elisa su Luce ma il successo che ha
avuto recentemente negli Stati Uniti non ci ha permesso di incontrarci per
cantare insieme il brano». Battiato peraltro è stato tra i primi, nel 1999 con
“Fleurs”, ad avviare il “fenomeno” dei dischi di cover, che ultimamente sono
usciti in gran numero. Mango ne ha apprezzato qualcuno in particolare? «Di
quelli usciti di recente sicuramente “Io canto” di Laura Pausini». Ma rifare
canzoni altrui può essere anche un modo per ovviare ad una mancanza di
ispirazione? «Nel mio caso dietro alla realizzazione di un lavoro come questo
non c’è la mancanza ma l’abbondanza di idee: ho voluto rubare canzoni di altri
come un ladro per poi farle risorgere a nuova vita confrontandomi così con le
versioni originali, cosa molto più difficile che lavorare su brani inediti in
cui il confronto è impossibile perché non sono mai stati incisi». E difatti a Mango l’ispirazione
non manca, visti i progetti a cui sta già lavorando e che arriveranno dopo
“Acchiappanuvole”: «Oltre al tour che partirà a gennaio nei teatri uscirà
prossimamente un nuovo libro di poesie e il mio primo romanzo. Sarà una storia
basata su una serie di intrecci amorosi ambientati nel seicento. Ho voluto
fuggire dall’attualità per potere inventare situazioni, luoghi e nomi dei
personaggi. Ho già terminato di scriverlo e lo trovo molto bello. Ora devo
decidere il titolo». (Luca Barachetti)