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Vent’anni di cavalcata musicale
celebrati con un disco prezioso: Elio e le Storie Tese
presentano Gattini – Selezione Orchestrale di Classici Nostri
Belli
, in cui rivisitano le tappe della loro carriera con il
prestigioso supporto dell’Orchestra Filarmonica Arturo Toscanini
di Parma
. «Storicamente, siamo esploratori dei generi, ma
abbiamo pensato che il ventennale andasse festeggiato in questo modo,
coinvolgendo una grande orchestra», spiega Elio. «Quella
dell’orchestra è una tradizione che risale agli anni ‘70, come i
New Trolls con Luis Bacalov, adesso anche Renato Zero o Ligabue. Ci
siamo chiesti cosa sembrava più adatto per una celebrazione di alto
livello, e il disco insieme al concerto ci sono parsi il modo giusto
per coronare vent’anni di attività. Per assurdo, potremmo morire
oggi e nessuno ci potrebbe accusare di non aver chiuso alla
grandissima». «Nessuno c’ha fatto il regalo, e ce lo siamo fatti
noi», chiosa il chitarrista Cesareo.

La lavorazione di Gattini ha previsto
un lavoro di selezione dei brani più rappresentativi e adatti a
un’orchestra di una trentina di elementi. «I pezzi sono stati
ri-arrangiati dal “bravo e bello” Alessandro Nidi, che ha
preso le nostre canzoni e le ha riscritte per orchestra, poi diretta
da Danilo Grassi. Non potendo disporre di un luogo per
registrare l’orchestra nella sua interezza, la cosa più difficile è
stata dover registrare a sezioni, e da inesperti ci siamo accorti che
l’orchestra vive di vita complessiva e collegiale che ci è spiaciuto
non poter riprodurre».

In questi vent’anni di carriera,
l’ironia degli Elio e le Storie Tese si è spesso scagliata contro
una realtà sempre meno edificante, specie per quanto riguarda la
loro città, Milano. Faso, bassista della band, è particolarmente
preoccupato: «Sarebbe bello cambiare Milano: a me piace, la vivo in
moto da vent’anni, la tengo d’occhio e vedo cose tipo lavori infiniti
che giustificano pubblicità mostruose, stronzate – voglio usare
questo termine – come l’ecopass che non servono a niente. È una
città devastata da lavori in corso senza criterio, illuminata in
modo precario. Sono vent’anni di amministrazione vergognosa, di una
città che dovrebbe essere a livello europeo. Noi siamo innamorati
della nostra città, perché ci siamo cresciuti, vorremmo
migliorarla» «La soluzione sarebbe commissariare Milano e l’Italia
e darla in mano alla Svezia per un paio d’anni», propone tra il
serio e il faceto il tastierista Rocco Tanica.

Ma è soprattutto a livello italiano
che l’occhio del Complessino pare sempre più disilluso: «Faceva più
ridere La Terra dei Cachi, dove si descriveva un casino tutto sommato
ancora ingenuo. Ora sembra una fogna. », commenta Elio. Rocco Tanica
aggiunge: «In questa fogna ci finiscono purtroppo anche trans e
prostitute, perchè non hanno altre alternative, sono vittime. Anzi,
dedichiamo loro un attestato di stima». E proprio Storia di un
bellimbusto
, l’unico inedito dell’album, è dedicata alla
descrizione di una figura-simbolo di questo decadimento. «È un
pezzo un po’ amaro. Fa ridere proprio perchè non dovrebbe far
ridere, ed è brutto continuare a ridere su queste cose. Il
“bellimbusto”, in confronto a quello che sta succedendo attorno a
lui, è non così grave – in fondo lui continua a “pippare” e a
“fare il bullo” -, ma è solo è la punta dell’iceberg», spiega
Cesareo.

Sull’argomento talent show musicali,
gli Elii dimostrano un cautissimo ottimismo: «I talent show sono
trampolini di lancio, indubbio, ma sta al tuffatore il compito di
fare l’evoluzione correttamente. Certo, se non si è addestrati e
supportati non ce la si fa. Ora ci sono possibilità come internet
che noi non abbiamo avuto, e sarebbe bello che in TV ci fossero più
trasmissioni musicali. I dirigenti hanno sempre paura della musica,
sembra che, per qualche motivo, la gente cambi canale quando c’è
musica. Forse cambiano perché è un po’ una merda…», commenta
Faso. «Poi loro devono dimostrare di andare avanti con le proprie
gambe, devono trovare autori che scrivano per loro. C’è più carenza
di belle canzoni che non di bravi interpreti, e gli autori finiscono
per rivolgersi più all’artista affermato che non a quello appena
uscito da X-Factor». Conclude Cesareo: «Mai come in questo periodo
c’è carenza di idee, ed è dimostrato anche da artisti come Vasco,
che potrebbe permettersi stuoli di gente che gli scrive i pezzi, e
invece si infila nell’ennesima cover, per di più di poco tempo fa.
Sembra che non ci sia neanche voglia di osare, e solo in pochi lo
fanno».

Paolo D’Alessandro