Il Giornale. it attacca in un articolo di Paolo Beltramin il sistema dei circoli
ARCI, rei a suo dire di non pagare alcuna tassa sui guadagni. Nel pezzo
viene citato anche il Magnolia di
Milano (http://www. ilgiornale. it/a. pic1? ID=314548&START=0&2col=),
che risponde per bocca del suo presidente Andrea
Pontiroli, il quale oltre a difendere l’attività del Circolo fa alcune
interessanti considerazioni su come ancora oggi in Italia la cultura sia
purtroppo un fatto “di colore”:
C’è un’Italia che vuole restare indietro. Non ha un solo colore, non ha
una sola bandiera, ma un semplice obiettivo: condannare il paese alla palude
nella quale si è messo con le proprie mani – a quell’eterno sterile e ammuffito
scontro tra destra e sinistra, come fossimo ancora tutti quanti nei corridoi di
un’università nel 1976. E’ un harakiri che non stupisce: dietro le scrivanie di
oggi ci sono gli anni di piombo di ieri, e piuttosto che scoprire che le nuove
generazioni non hanno più nessuna voglia di spaccarsi le teste in nome di un
cineforum o del giornale sotto braccio, molti preferiscono riaccendere la
fiammella con l’arma vecchia della menzogna.
Che la usi la politica, è una prassi a cui tutti siamo ormai abituati.
Che la usino i giornali è una novità a cui ci stiamo amaramente abituando ma
alla quale non vogliamo rassegnarci. Questa mattina il Giornale titola in prima
pagina “è ora che i Circoli Arci
paghino le tasse”. E continua: discoteche, ristoranti, palestre, saune e perfino locali hard spacciati
per centri culturali. Seguono due pagine di inchiesta, con un ampio
spazio sul circolo di cui sono presidente – l’Arci Magnolia
di Segrate. Come si diceva – che i giornali sembrino oggi poter fare a
meno delle basi stesse del giornalismo, non è più un fatto che dia scandalo.
Quindi non ha probabilmente più senso stupirsi della mancanza di un
contradditorio o indignarsi per le falsità disseminate da Paolo Beltramin. A
nulla servirebbe infatti replicare punto per punto alle bugie portate come
prove schiaccianti alla tesi per la quale i Circoli Arci non avrebbero più – o
non avrebbero mai avuto – senso d’essere. Paolo Beltramin non si preoccupa
neanche di risultare inattaccabile, sicuro come sarà di una folla esultante al
grido di “era ora che qualcuno lo dicesse”. Quasi sembra compiacersi
della sua condotta giornalistica: titola “gin a 7 euro e zero
scontrini” parlando di una sua folle serata al Magnolia venerdì 12
ottobre. Il fatto che il Magnolia fosse chiuso il dodici ottobre e che prezzi e
informazioni siano assolutamente falsi non è certo cosa che gli interessi.
Quello che gli preme da dentro è un risentimento antico, è una parola
che gli rode il fegato: cultura. Questo è il suo modo di rifarsi oggi: far
credere a una società ormai adulta che la cultura sia un fatto di sinistra, che
voglia dire solo dibattiti noiosi, cineforum in lingua originale e discussioni
su registi polacchi di cui non si sa scrivere il nome. Evidentemente, Paolo
Beltramin non ha mai capito cosa diavolo fosse questa cultura di cui la gente
si riempiva la bocca. Per sfortuna sua e fortuna dell’Italia, le nuove
generazioni lo hanno capito. Cultura vuol dire condivisione di valori e
discussione degli stessi, vuol dire spazi e possibilità di espressione, vuol
dire musica, libri, mostre, danze, vuol dire – alla lettera – tutto ciò che non
è natura, istinto, impulso. Il Circolo Magnolia è un centro di cultura da
quattro anni, e lo ha dimostrato a migliaia e migliaia di milanesi – così tanti
da esser certi che tra essi vi siano in abbondanza lettori de Il Giornale – che
da sempre offre spazio e spalla alla diffusione degli eventi stessi del
circolo. A Paolo Beltramin certo fa comodo continuare a figurarsi la cultura
come una cosa di sinistra, ma all’Italia farebbe più comodo che la cultura
fosse una cosa di tutti.
Ovvero, quello che si propone da sempre il Magnolia: una programmazione
culturale ampia e variegata che possa fungere da faro per i giovani e meno
giovani lombardi, un’alternativa all’intrattenimento bieco e vuoto di gran
parte dell’industria della notte, prezzi bassi se non bassissimi (perdonaci
Paolo, ma quando hai chiesto ai tuoi amici di prenderti un gin tonic, devono
essersi intascati un paio di euro), un impegno costante nel dar spazio alle
band locali, un impegno costante nel cercare soluzioni ragionevoli per
l’ambiente (i pannelli fotovoltaici per alimentare l’intero circolo), per chi
ci lavora (tutti gli utili del circolo vengono riutilizzati per assumere il
personale) e per tener lontano chi lo frequenta da strade pericolose (al
Magnolia il servizio d’ordine rende impossibile lo spaccio che in altri locali
è una triste abitudine). Tutto ciò pagando le tasse e i contributi per ogni
persona coinvolta nella gestione stessa del locale. Col particolare, volontariamente
omesso da Paolo, che ogni utile di un Circolo Arci dev’essere reinvestito in
attività culturali e ricreative, rendendo di fatto impossibile l’arricchimento
che l’inchiesta si propone di denunciare.
E’ triste dove rispondere alle accuse quando sono tanto sconnesse e
zoppicanti da non meritare attenzione, come non meriterebbe attenzione all’alba
del 2009 chi ancora crede che la musica elettronica sia sinonimo di corruzione
e malvagità, chi ha paura del nuovo perché ha sempre vissuto avendo paura. E’ triste
ma necessario. E non per far cambiare idea a chi dovesse imbattersi nella
gloriosa inchiesta di Beltramin, ma per banale tributo alla verità – una dea
che ha sempre meno fedeli tra i giornalisti. D’altronde, i nemici della cultura
– a destra come a sinistra – hanno la testa troppo dura e quadrata per poter
capire che la terra è rotonda.
Al contrario, quelli che avranno in mano il mondo dopodomani, e che
oggi frequentano in massa il Circolo Magnolia, avranno condiviso a tal punto i
valori di tolleranza, ospitalità, uguaglianza, democraticità e felicità che da
sempre professiamo, da rendere inutili repliche come questa.
Nelle due pagine ci sono una decina di articoli dedicati all’ARCI, ma
ce n’è uno tutto per noi e questo mi galvanizza perché se una testata
nazionale come “Il Giornale” ci dedica tanto spazio vuol dire
che qualcosa di buono abbiamo pur fatto.
Le inesattezze partono proprio dal titolo e proseguono nell’analisi
della parte fiscale. E mi domando se prima di fare certe affermazioni un
giornalista de “IL Giornale” per eccellenza si sarà preparato in
materia fiscale per scrivere tali fesserie.
Sicuramente sarà informato sul fatto che al Magnolia ci sono 11
persone assunte a tempo indeterminato, che pagano contributi (quali altri
locali di stampo commerciale a Milano hanno 11 assunti? ).
Sicuramente saprà che l’associazione non ha un debito o finanziamenti a
carico.
Sicuramente saprà che ha investito tutti gli utili in attività
di promozione sociale, che sponsorizza una squadra di calcio di
Clownterapia (AVS), che ha versato da poco un contributo di
5000 euro per la costruzione di una casa famiglia a Segrate (amministrata
dal centro-destra), che collabora con i Servizi alla Persona del comune
stesso, ospitando gli anziani nel periodo estivo.
Sicuramente saprà che ogni anno il Circolo Magnolia si sottopone alla
verifica della Commissione Provinciale di Vigilanza che certifica l’idoneità
delle strutture per la licenza di pubblico spettacolo.
Sicuramente saprà che in questi anni ci sono stati controlli ed
ispezioni di Polizia Locale, NAS dei Carabinieri e Siae che non hanno
riscontrato alcuna anomalia e irregolarità, a differenza dell’inchiesta del
nostro Paolo Beltramin.
Sicuramente saprà che lo spazio, per cui paghiamo regolare
canone, affidatoci 4 anni fa dall’attuale Amministrazione
Provinciale, era in completo stato di degrado perché
praticamente inutilizzato durante l’Amministrazione Colli.
Sicuramente saprà che sta lavorando per investire tutti gli
utili su pannelli fotovoltaici e progetti di ecologia.
Ma sicuramente lo saprà, visto che proprio il suo giornale ci cita
nella pagina degli spettacoli praticamente ogni settimana, che gli spettacoli
teatrali, cabaret, dj set, concerti, liscio per anziani ecc. a differenza
di tutti i locali di Milano hanno un costo contenuto se non gratuito;
saprà che proponiamo circa 250 spettacoli di diverso genere all’anno,
che abbiamo 4 corsi di formazione nel campo della musica, spettacolo ecc…
Ma questo lo sa di sicuro Paolo Beltramin! E allora come si permette di
paragonarci all’Hollywood (con tutto il rispetto parlando), come può scrivere
un articolo del genere, con inesattezze e falsità, come si permette di
screditare un posto come il Circolo MAGNOLIA?
