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Sceglie il Circolo Culturale
Sardo di via Foscolo, a Milano, la Premiata
Forneria Marconi
per presentare il nuovo lavoro PFM canta De Andrè in uscita oggi: una rievocazione in cd e dvd
della storica tournèe che il gruppo intraprese tra il 1978 e il 1979
con Fabrizio De André. A spiegare il senso di tale luogo è Franz Di Cioccio,
presente alla conferenza insieme ai compagni Franco Mussida e Patrick Djivas e
ai membri aggiunti Lucio Fabbri e Gianluca Tagliavini: «Siamo in questo posto a
presentare il disco perché la nostra avventura con Faber nacque in Sardegna,
precisamente a casa sua all’Agnata, davanti ad una bottiglia di vermentino. E’
una sorta di chiusura del cerchio, visto che anche oggi siamo davanti ad una
bottiglia di vermentino mentre vi parliamo». Chiusura del cerchio completata
proprio da questa nuova pubblicazione, un cofanetto formato da un cd e da un
dvd in cui la maggior parte dei brani in scaletta nei concerti di quel tour
vengono risuonati con gli stessi arrangiamenti e ricantati da Di Cioccio e
Mussida. E’ stata la parte video a far scattare la molla del progetto, insieme
all’affetto dei fans nei confronti di una celebrazione che ha ben poco di
nostalgico: «Da quel giro di concerti», dice ancora Di Cioccio, «venne tratto
un doppio disco, ma purtroppo non esiste ad oggi una versione video decente.
Così abbiamo deciso di ovviare alla cosa, riprendendo la data di Sulmona di
questo tour la cui idea nacque cinque anni fa a Firenze, quando per la prima
volta proponemmo lo spettacolo. Il successo fu tale che decidemmo di
continuare, anche perché tra il pubblico erano tante le persone che per ragioni
anagrafiche non avevano potuto esserci in quegli anni». Certo, sul palco manca
inevitabilmente la grande voce di Fabrizio De André, ma Di Cioccio ne è del
tutto consapevole: «Sappiamo che la voce di Faber è inarrivabile, ma a lungo
andare questa cosa l’abbiamo metabolizzata. Se a livello musicale gli
arrangiamenti sono gli stessi, le nostre interpretazioni sono diverse, come per
Un giudice dove il nostro approccio è
più spiritoso». Ma se di arrangiamenti si può parlare è solo per una mera
questione di praticità, in realtà Franco Mussida tiene a precisare che quello
che la PFM fece sulle canzoni di De André fu qualcosa di più di un semplice
lavoro di rivestitura: «Allora noi non riarrangiammo solamente i brani, ma li reimmaginammo
proprio. La canzone di Marinella
nella versione originale era una funerale, noi la facemmo diventare una favola.
Questa cosa accadde anche perché Fabrizio De Andrè ebbe grande fiducia in noi e
non fu una cosa così semplice, perché allora ben pochi erano a favore dell’unione
della sua musica con la nostra». Effettivamente in quegli anni discografici,
critici musicali ma anche tanti ascoltatori troppo schiacciati sui propri gusti
musicali (e sulle proprie ideologie da puristi) non videro di buon occhio il
connubio e d’altra parte la situazione nelle piazze non era delle più rosee: «La
nostra avventura con Fabrizio si solidificò nel rapporto col pubblico che, al
di là di un certo tipo di resistenze del mondo musicale e dei fan più
oltranzisti, reagì alla grande. Noi sapemmo cavalcare questo entusiasmo, ma
sapemmo cavalcare anche la rabbia che c’era in giro in quel periodo. Qualcuno
allora voleva fermare la musica, noi riuscimmo a trasformare questa cosa in un’onda
positiva, in grado di unire la gente». E se volessimo sapere un parere della
PFM sulla musica di De Andrè anche dopo quella grande collaborazione, l’opinione
di Patrick Djvas non lascia adito a dubbi: «Considero De André al pari di
Beethoven, hanno la stessa immortalità. Nella mia vita entrambi mi fanno
compagnia allo stesso modo ed è incredibile vedere a quanta gente Fabrizio faccia
compagnia. La sua immortalità è anche merito nostro, perché quando decidemmo di
fare quel tour insieme lui era sul punto di ritirarsi, non ne voleva più sapere
di suonare dal vivo ed invece da quel momento in poi secondo me ha fatto le sue
cose migliori, tanto che sono convinto che il rapporto con noi abbiamo abbia
risvegliato anche la sua parte musicale, fino a quel momento rimasta un po’
assopita». Viene da chiedere a questo punto se alla PFM non è mai venuta l’idea
di ripetere con altri grandi artisti italiani ciò che fece con De Andrè: «Io ho
un rammarico», racconta Djivas, «che è quello di non aver potuto fare la stessa
cosa con Lucio Battisti. Nei primi
tempi del periodo con Panella l’idea cominciò a prendere forma e si parlava di
fare due sole grandi date a Roma e Milano. Lucio in quel periodo aveva voglia
di sperimentare, ma poi prevalse il suo essere refrattario nei confronti del
pubblico». E neanche con De André successe più nulla, almeno non a nome PFM, «perché
io», spiega Mussida, «continuai a suonare nei dischi di Fabrizio, a partire da “Crêuza
de mä”. Una volta però gli chiesi se avesse voluto riprovarci con noi e lui mi
rispose che era stata una cosa bellissima e le cose bellissime sono
irripetibili». Difficile dargli torto.

(Luca Barachetti)