Nel “Question Time” di oggi Mario
Luzzato Fegiz chiede chiarimenti su alcune difficoltà da parte della giuria
demoscopica nella procedura di votazione ed è l’unico argomento interessante
che emerge dalla mezz’ora di domande. Nando Pagnoncelli risponde al giornalista
del Corriere spiegando il metodo di votazione che effettivamente è un po’
meccanico e si capisce come mai alcuni giurati abbiano avuto dei problemi.
Quello che lascia perplessi è che ad ogni turno di votazione le preferenze non dichiarate
vengano ricalcolate in proporzione ai voti espressi. In pratica: se su dieci
giurati votano in otto e questi otto votano in quattro per l’artista A e in
quattro per l’artista B, quindi cinquanta e cinquanta, i due voti inespressi
verranno spartiti anch’essi come cinquanta a cinquanta, quindi un voto all’artista
A e un voto all’artista B. Ma non è automatico che le preferenze dei due che
hanno votato corrispondano ai voti assegnati dal ricalcolo. Di fatto è una
votazione virtuale e forse sarebbe meglio che i voti non espressi rimanessero
tali. Detto ciò, il problema delle giurie demoscopiche come ho più volte
ribadito è un altro: ovvero non hanno alcuna qualifica credibile per giudicare
delle canzoni e i risultati si vedono. (Luca Barachetti)
Sanremo 2009: il “Question Time” di oggi e i dubbi sul metodo di votazione della giuria demoscopica
Autore: Luca Barachetti
