Non siamo più tanto abituati a sentire degli album registrati in presa diretta. Ma le capacità di Cecilia possono essere gustate essenzialmente dal vivo, per cui solo in questo modo può essere concepito un album che diventa una sorta di epitaffio dell’estetica dominante, mentre si eleva verso spiritualità di contatto, come una stella alpina da cogliere nell’eufonia delle montagne: Edelweiss eulogy.
D’altronde lo stesso genere si situa a metà tra classica e folk, con strutture che invece ricalcano molto il pop. Quindi i tre grandi macro-generi della musica si fondono qui nella splendida voce di Cecilia che si sposa con la sua arpa, suonata mentre canta, come appunto fa dal vivo. Molti sono i concerti e i progetti che questa artista porta avanti, perché sicuramente con le sue performance si esprime maggiormente la sua forza.

Ma non bisogna sottovalutare la vena compositiva, che seppur si muove con strutture semplici, trova nella forza armonica di incastro tra melodie e arpeggi il suo valore.
L’album che presenta tutti testi in inglese, è corredato nel libretto anche da brevi rubriche che vogliono indicare il tema della canzone. La scelta dell’inglese viene dettata dall’internazionalità dell’artista, che come si scopre facilmente a chi fa una rapida ricerca sull’autrice, gira il mondo intero per mostrare la sua grande maestria. Il disco viene quindi presentato come una sorta di elogio funebre per un mondo immaginario, come si legge nel booklet. Però penso che, pur essendo dei brani ideali per un’atmosfera di rispetto, le sue sonorità siano non tanto funeree per come intendiamo questo aggettivo noi occidentali. Specialmente i brani in tre quarti sembrano accompagnare una danza da ninfa che scompare, come l’Eco di un mondo mai esistito che scompare per diventare prima Vapor e poi pura voce. E così come Eco scivola verso la morte per amore, anche alcuni brani come Fortune friend corredano il motivo dell’abbandono con quello nostalgico di un amore perduto.
È comunque la mancanza, o meglio il non rendersi conto di ciò che si ha, il motivo conduttore di tutto l’album, come si ascolta in Gifts o nella title-track Edelweiss eulogy. In questa, come in altre, la voce corredata dal coro ci trasporta proprio verso lidi greci, grazie anche allo scandire ritmico della melodia che potrebbe ricordare gli epitaffi giunti a noi dopo millenni della musica greca antica. Dico “potrebbe” perché non possediamo la scansione ritmica, solo le note; ma sembra proprio una di quelle intuizioni che riescono a trascinare verso la praticità l’esegesi di tali tracce. L’arpa fa il resto: diventa cetra, così che Cecilia diventa aedo…aeda!

Cecilia
Maia
01. Praire
02. Fortune friend
03. Gifts
04. Her finger fair
05. Edelweiss eulogy
06. She’s the flower
07. Serpentinte summer
08. Drunk and sentimental
09. Vapor
Dario Mecca Aleina, Fabio Rizzo
2026
29:39
