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Questo non è un disco appena uscito, sono ormai trascorsi molti mesi dalla sua edizione, e tuttavia, mai come in questo caso, il tempo non conta e anzi, meglio ancora, il tempo si è fermato. Si è fermato fra la metà e la fine degli anni Ottanta, epoca di presunta datazione delle otto tracce venute alla luce ed oggi raccolte nell’album Per gli amici, disco postumo di Ivan Graziani che un viaggio nel tempo e nella tecnologia ha portato fino a noi, amorevolmente recuperato, restaurato ed in parte risuonato dai figli Filippo e Tommy, sotto l’egida affettuosa della madre, Anna Bischi Graziani.

C’è un motivo per il quale ho indugiato così tanto tempo prima di mettere la penna sul foglio e scrivere queste righe, e non riguarda il fatto che io abbia apprezzato i lavori di Ivan fin dai suoi primi album. Diciamola meglio, che ero un suo fan. Era che non sapevo come comportarmi, dal punto di vista emotivo, con le sonorità e la voce di un artista a me caro, scomparso un quarto di secolo fa, ancor giovane, a 51 anni, se celebrarne l’album come un fatto inaspettato e misterioso, o ripercorrere l’immensità asincrona dell’artista Ivan Graziani, o ancora entrare nei brani, estraniandoli dal contesto che li ha portati fin qua. E ho ascoltato e riascoltato cento volte questi trenta minuti scarsi di musica e parole, e le interviste di Filippo Graziani, e il podcast ‘Io Lupo, Per gli amici’, di Niccolò Agliardi, preziosa miniera di informazioni, tecniche ed emotive, sulla gestazione di questo disco. Insomma, perché questo non è un disco qualunque, non è un’uscita qualunque, e non andava bene una recensione qualunque.

Ivan Graziani è stato, con Edoardo Bennato, il vero cantautore rock, e che fosse cantautore è un dato di fatto: componeva testi e musica, che cantava e suonava; che fosse rock, virtuoso chitarrista rock e prog, è fuori discussione. Eppure, nell’atlante ideale della musica d’autore è stato da più parti, ed a torto, percepito come laterale rispetto a quel mondo. E invece Ivan era un signor cantautore, che ha regalato alla canzone italiana brani epici come Agnese, Firenze (canzone triste), Pigro, Lugano addio, Paolina, Cleo, Monna Lisa, Signora bionda dei ciliegi, I lupi, Taglia la testa al gallo, Navi, Fuoco sulla collina, Maledette malelingue... Brani talvolta ruvidi e pastosi, altre volte morbide ballate dylaniane, e quella voce capace di falsetti irraggiungibili che davano profondità, intensità e identità alle sue canzoni. Ivan Graziani era un artista a tutto tondo, musicista, ritrattista, disegnatore e narratore del quotidiano, del marginale e della provincia, di solitudini, amori incompresi e donne inafferrabili. Pochi bravi come lui.

Dalla sua scomparsa sono trascorsi ventisei anni, i figlioli son cresciuti, il primo, Tommy, è un apprezzato batterista e il secondo, Filippo, è cantautore e chitarrista, con un timbro vocale che sembra fatto apposta per cantare anche le canzoni del ‘babbo’, come lo chiamano dalle sue parti. Così capita che Tommy, rovistando fra i cimeli negli armadi dello studio di Ivan davanti casa a Novafeltria, durante il periodo del Covid trova del materiale sonoro su nastro analogico, recupera (a fatica) un vecchio multitraccia Akai e, con pazienza, tempo e abilità lo riversa in digitale. Sono per lo più provini, alcuni rimaneggiati, altri incompleti, ma c’è, tra le voci fra un brano e l’altro, anche del materiale da poter restaurare, salvando la voce di Ivan e alcune piste di chitarra. Se all’inizio lo scopo era soltanto salvare e preservare dalla distruzione questi nastri, una volta digitalizzati Tommy li passa a Filippo, che decide di curarne la produzione artistica. La voce originale di Ivan viene restaurata e nei pochi passaggi in cui ciò non è stato possibile, vi sopperisce Filippo, che ha aggiunto le chitarre originali ad arrangiato il tutto. Tommy ha suonato la batteria, ed ecco a noi l’ultimissimo disco di Ivan Graziani, otto tracce inedite salvate dall’oblio e trasportate dalla macchina del tempo ai nostri giorni per le edizioni della nuova Numero 1, oggi etichetta della Sony Music, al tempo quella con cui Ivan incise il suo primo album.

Oltre che disponibile, come i tempi impongono, su tutte le piattaforme, l’album è in vendita nei formati fisici cd e in vinile bianco o nero. Una cosa che merita di essere segnalata è che il libretto contiene, oltre ai testi dei brani, i sempre originali disegni di Ivan, altra sua passione, e alcune fotografie. Affinché la resa dei disegni sia più fruibile, il formato cd è in realtà un formato maxi, 18 x 18 centimetri. Domina il bianco, e anche questa scelta di dare identità e forma artistica al supporto, nell’era della musica liquida, è un sacrosanto ancoraggio al tempo in cui questi brani furono creati.

Entriamo adesso nella musica, che in generale ci disvela una linea di continuità con la produzione nota del cantautore abruzzese. Degli otto brani, che ovviamente non furono pensati per entrare in un solo album, e che per ragioni a noi ignote rimasero fuori da quelli del tempo, prevalgono le melodie intimistiche e le ballate, mentre soltanto due sono le tracce che potremmo definire rock: Ti sorprenderò e Per gli amici, ultima traccia del disco. Ma scendendo un po’ meglio nel racconto di queste nuove canzoni (Filippo, qui in alto nella foto, nel suo tour ha raccontato molto dell’emozione vissuta insieme a Tommy nel risentire la voce Ivan), partiamo dalla prima traccia, Una donna,  una power-ballad gradevole e piuttosto radiofonica: c’è un uomo ridotto a brandelli, girato e rigirato come un vecchio pedalino per mano di una donna, che però è bella come il sole, con gli occhi grandi come il mare. Le donne e il mare sono elementi ricorrenti dell’album, disseminati qua e là con generosa appropriatezza, com’era nelle corde di Ivan. Il secondo brano, La rabbia, è una ballata cupa, romantica e molto intimistica. Il testo ha chiari riferimenti autobiografici (Filippo è un bambino/con le lacrime in tasca/e ha come un velo leggero di tristezza negli occhi), ma le sonorità si discostano dagli schemi usuali, l’uso della chitarra è più dosato, la pennata è dolce, diversa da quella nervosa e muscolare che conosciamo nei suoi brani. La parte migliore dell’album ci pare raccolta in questo brano e nei due successivi: L’Italianina è una pregevole ballata che rimanda a Dylan e a De Gregori, in cui prevale una melodia dolce e avvolgente, fra il dipanarsi di elementi naturali (il mare, il vento) ed emotivi, della partenza e del ritorno. Il brano è ispirato ad una antica ninna nanna sarda, La pasturedda, che prende il nome di italianina, una giovane donna bisognosa di protezione e, per derivazione, la nostra Italia. Il quarto brano, La canzone dei marinai, è stata rimaneggiata da Colapesce e Dimartino che, insieme a Filippo, hanno tenuto le suggestive strofe di Ivan di fine anni ottanta e la sua voce, aggiungendo le proprie e creando il ritornello, che mancava. È decisamente il brano più ispirato, sia per la parte melodica che per il testo, una canzone che può definirsi senza tempo, attualissima ora come allora. Fu la spiaggia di Marotta, nei pressi di Fano, dove la famiglia Graziani villeggiava in agosto, con i suoi pescherecci che salpavano al tramonto e tiravano le reti a riva alla sera tardi, ad ispirare Ivan a pennellare questo brano intimo e struggente. È bello che sia arrivato finalmente a noi.

La seconda metà del disco è più convenzionale. Tuttavia in Miley, la “rosa nera di Napoli” su quel balcone di Portici/i tuoi capelli dei vortici/sul mio petto e su me incontriamo l’ultimo personaggio donna del vasto immaginario artistico e umano di Ivan. Ti sorprenderò, come dicevamo prima è una canzone rock, che richiama, nel testo e nelle tematiche, il suo famoso brano Fuoco sulla collina, con la differenza che mentre il mistero dei fuochi sulla collina veniva alla fine disvelato, qui il mistero resta tale, e l’inquietudine non trova requie. L’ultima traccia invece, Per gli amici, ha un’intro con tanto di schitarrata alla sua maniera, ed è spassosa, ruvida e spiazzante, un po’ Pigro e un po’ Il chitarrista, genuina e frizzante. È proprio lui, e continua a mancarci maledettamente.

Che il progetto abbia preminente valore artistico ed affettivo, prima ancora che commerciale, lo testimoniano le fortune del tour ‘Per gli amici’, che Filippo e Tommy Graziani hanno portato in giro per l’Italia, e più ancora il riconoscimento in ottobre alla Rassegna del Premio Tenco a Sanremo, dove hanno omaggiato il papà con un set spumeggiante che ha unito due brani storici, Pigro e Lugano addio, con le “ritrovate” La rabbia e La canzone dei marinai, ritirando a suo nome la Targa SIAE (qui il momento della premiazione con a sinistra Tommy, Filippo, Andrea Scanzi e Francesco Centorame, co-presentatore insieme ad Antonio Silva della Rassegna – foto di Manuel Garibaldi), raffigurante il primo deposito di Ivan Graziani, Oh nostalgia. Meglio tardi che mai, se pensiamo che Ivan fu invitato nella prima edizione del 1974 poi solo una volta, sei anni dopo (anzi, fu proprio lui l’artista che la sera di mercoledì 24 giugno 1974 aprì la serata della storica, prima, rassegna del Tenco).

Come abbiamo visto l’aver riportato in vita questi brani ha permesso una lunga scia di visibilità ritrovata per Ivan. Abbiamo detto del disco, del tour ma non finisce qua. Da marzo 2025, infatti, nascerà un tour speciale, una ‘festa itinerante’ dal titolo ‘Ottanta – Buon Compleanno Ivan’ che toccherà molti teatri d’Italia, nell’anno in cui Ivan ne avrebbe compiuti ottanta. Filippo, in compagnia di altri ospiti, suonerà e canterà l’universo musicale di Ivan Graziani. E poiché, come hanno già dimostrato nel tour scorso, Filippo, Tommy e la band coinvolta sono davvero una macchina da guerra rock, il consiglio è: non perdetevelo. Qui sotto le prime date, ma il calendario è in forte aggiornamento…

(foto tratte dai profili social e web di Ivan e Filippo Graziani, tranne dove indicato)

 

Artista:
Ivan Graziani
Etichetta:
Numero 1 – Sony Music
Elenco Tracce:
01. Una donna
02. La rabbia
03. L’Italianina
04. La canzone dei marinai
05. TV
06. Miley
07. Ti sorprenderò
08. Per gli amici
Produzione Artistica:
Filippo Graziani
Musicisti:
Testi: Ivan Graziani
Musiche: Ivan Graziani
Arrangiamenti: Filippo Graziani
Riversamenti in digitale: Tommy Graziani
Registrazione e missaggio: Cristian Bonato presso Numeri Studio, Cavallino(RN)
Mastering: Giovanni Versari presso La Maestà Studio
Restauro voci: Marco Mantovani
Progetto grafico: Studio Boccadoro – designer Giulia Nappi
Foto: Archivio personale di Famiglia Ivan Graziani Disegni e illustrazioni copertina, retro e booklet: Ivan Graziani
Anno di Uscita:
2024
Durata:
24:28