Teatro Puccini di
Firenze, giovedì 4 febbraio. È di scena Alessandro Mannarino,
cantautore romano con un disco all’attivo, “Bar della rabbia”,
il riconoscimento al premio Tenco 2009, la ribalta televisiva
nazionale sulla Rai grazie a Serena Dandini e al suo ‘Parla con
me’.
E indubbiamente,
Mannarino, personaggio lo è già: padrone del palco, forte di un
lunga gavetta passata a suonare un po’ dappertutto, con una
sfrontata romanità – linguistica, fisica e stornellante – capace
di creare un connubio davvero inaspettato tra diversi linguaggi
musicali. Perché ascoltare Mannarino è come trovarsi davanti il
Capossela del Ballo di San Vito, con un tocco di surrealismo alla
Ettore Petrolini e un assaggio di teatro canzone declinato in
romanesco. Alla fine la ricetta è semplice e diretta: prendere il
classico stornello, attualizzarlo e rivestirlo con storie di
periferia 2010; condire il tutto con una voce roca, istrionica, piena
e strozzata allo stesso tempo.
La scaletta della serata
è quasi interamente dedicata al “Bar della rabbia”, esordio
discografico che sembra pensato apposta per la dimensione live: la
canzone omonima è il miglior modo per iniziare le danze, “Tevere
Grand Hotel” un portento, “Il pagliaccio” geniale nel
descrivere la vita di un clown costretto a ridere, perché «se
piangesse lui si allagherebbe tutta Roma», “Me sò ‘mbriacato”
la più indicata a diventare il pezzo-manifesto dei suoi concerti. In
mezzo, l’ironico trittico d’amore su «quando se ne va lui,
quando se ne va lei, e su quando uno se ne va e l’altro è
contento». Nel finale c’è pure il modo per apprezzare le doti da
monologhista e intrattenitore consumato di Mannarino: se si è
curiosi di sapere come è possibile rendere esilarante la giornata di
un carcerato per rapina, alle prese nella sua cella con una zanzara e
con la voglia di libertà, basta aspettare il bis. E rendersi conto
che le potenzialità di Alessandro Mannarino potrebbero essere ancora
solo parzialmente espresse.
Alessandro Mannarino
Teatro Puccini, Firenze
04/02/2010
