Fuori ai cancelli Luca, otto anni
scarsi. Dice che Antonello Venditti
gli piace perché «è della Roma», e mentre me lo dice stringe forte la mano del
papà. Seduti accanto a me Alessandro e Chiara, quarantenni che alla mia stessa
domanda rispondono, guardandosi negl’occhi, «ci siamo innamorati su Ricordati di me». Ce ne sono di
generazioni sedute vicine sui sedili del Palalottomatica di Roma stasera,
almeno tre. Sul palco con lui gli amici di
sempre, la batteria del fedele Derek Wilson, il basso di Fabio Pignatelli, le
tre chitarre di Maurizio Perfetto, Adriano Martino e Rodolfo Lamorgese, Sandro
Centofanti e Danilo Cherni alle tastiere e al piano e l’amico sax di Amedeo
Bianchi. Tutti a sostenere una voce chiara, limpida e potente, capace di
esaltare il pubblico nei brani più ritmati, come di emozionarli in quelli più
delicati e suggestivi, con un suono che arriva alle orecchie pulito e quasi perfetto,
davvero difficile da ottenere proprio qui al Palalottomatica. La scaletta è studiata alla
perfezione. Antonello accoglie il suo
pubblico, quello della sua città, con
le note in sottofondo di Ho fatto un
sogno prima di salire sul palco ed aprire con Dalla pelle al cuore. Di seguito poi una splendida versione
rockeggiante di Ci vorrebbe un amico,
la nostalgia di Giulio Cesare, la
dolcezza di Sara, una Notte prima degli esami alla chitarra
acustica, e a chiudere, metaforicamente, questo primo momento, tre brani di
immane bellezza. Roma Capoccia
affascinante nella sua nuova versione, Piove
su Roma intensa e commovente e Stella,
cantata con un po’ di emozione nella voce dopo lunghi applausi per la madre di
Gabriele Sandri e la vedova del Presidente della Roma Franco Sensi sedute in
platea. Poi i brani del nuovo album ed i grandi successi come Sotto il segno dei pesci, Amici mai, Alta marea, Benvenuti in
paradiso e quello che ormai è diventato l’inno In questo mondo di ladri. Prima di terminare Venditti fa salire sul
palco il pianoforte, rosso per l’occasione, e regala al suo pubblico, quello della sua
città, prima l’intimità de Le cose della
vita, e poi a concludere un fuoriprogramma: quella Grazie Roma, che a tre o quattro dei presenti farà storcere pure un
po’ il naso, ma che in fondo è solo un’ulteriore modo per ribadire che questo è
il suo pubblico e la sua città.
Antonello Venditti
Palalottomatica, Roma
19/11/2008
