È sicuramente uno dei migliori chitarristi classici italiani. È nato a Roma, dove si è diplomato con il
massimo dei voti al Conservatorio di Santa Cecilia. Si è sempre mosso tra
concerti ed una fruttuosa attività editoriale/didattica; tiene regolarmente
master, corsi, seminari, presiede nelle giurie dei più importanti festival
chitarristici a livello internazionale e la sua biografia è infarcita di
collaborazioni illustri. Basterebbe questo per sentirsi emozionati
nell’ascoltare Beyond, il suo ultimo lavoro, eppure Roberto
Fabbri è riuscito anche stavolta a “fare
di più”, a realizzare qualcosa di così piacevole da ascoltare che al
termine del disco ci si sente “pieni”, colmi di buona musica ed anche un po’
increduli che questa possa essere venuta semplicemente e “solo” da una chitarra classica.
Si può, metaforicamente, suddividere l’album in due parti. La prima
composta dai brani scritti dallo stesso Fabbri, la seconda dalla trascrizione e
trasposizione per chitarra di alcune delle più famose composizioni di Giovanni
Allevi.
Ogni brano strumentale è, ed ha, una storia a sè. Racconta, anche senza
l’uso delle parole, un momento, un pensiero, un ricordo. E disegna nell’aria
un’atmosfera, ogni volta differente, che solo dopo molti ascolti si visualizza
davvero nelle orecchie e davanti agli occhi di chi ascolta. Beyond ha
infinite atmosfere e infiniti momenti diversi uno in fila all’altro, come a
creare un cerchio perfetto, dove il punto finale si ricongiunge senza nessuna
fatica al punto d’inizio. C’è il dolore per qualcosa che si sgretola in Broken
lives (ispirato al terremoto dell’Aquila), c’è il sapore mediterraneo di Croce
del Sud, la passionalità de Il gioco degli amanti, ci sono mondi
musicali diversi che si intrecciano da Hammam a Notte a Belgrado. C’è
l’immediatezza delle splendide Atocha e Ballade. Tanti piccoli
schizzi dalle molte sfumature su un telo completamente bianco; tutti brani
segnati dal forte utilizzo della melodia, come brevi canzoni senza testo, che
portano al massimo livello quella semplicità di espressione tipica dello
strumento chitarra.
La seconda parte dell’album è l’esecuzione di alcune eccellenti composizioni
del pianista Giovanni Allevi, da Panic, a Il bacio a Come sei
veramente. Nonostante si apprezzi molto l’idea di trasportare alla chitarra
quel che è nato per pianoforte purtroppo se ne riconosce anche la limitatezza. I
brani di Allevi, usciti dalla sua innata capacità compositiva, traggono
dall’eleganza e dalla unicità dello strumento sul quale sono nati tutta la loro
forza, forza che purtroppo si perde quasi del tutto nell’eseguirli con le sei
corde. Risultano troppo leggeri e quasi senza quella consistenza musicale e
artistica che al contrario hanno quando sono proposti dal pianista marchigiano.
La musica strumentale in Italia, e con lei i suoi principali esecutori,
tra cui Fabbri è un degno rappresentante, sembra stia vivendo in questo momento
una fase di risveglio e di nuova vita, raggiungendo, seppur non senza
difficoltà, anche il grande pubblico. Questo sta a dimostrare l’infondatezza
dell’ipotesi che vede l’ascolto di questo genere ristretto solamente ad
orecchie sopraffine od elitarie, o ai soli appassionati. Credo sia
semplicemente necessaria una guida all’ascolto che “alleni ed insegni”
ad avvicinarsi a questo meraviglioso mondo.
Roberto Fabbri
Egea Music
01. Beyond
02. La passeggiata
03. Broken lives
04. Il gioco degli amanti
05. Croce del sud
06. Ballade
07. Atocha
08. Preludio
09. Canzone
10. South Beach
11.
Soledoso
12. Notte a
Belgrado
13. Hammam
14. Dance
for dale
15. Il bacio
16. Aria
17. Panic
18. Come sei veramente
19. Go with the flow
20. Downtown
Riccardo Vitanza
2010
72:25
