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Questo nuovo Cammariere, a tre anni dall’ultimo album di inediti, ha per iniziare
il non trascurabile pregio di spiazzarci, laddove il talentuoso artista
calabrese ci sembrava quasi adagiato su cliché di consolidato, rassicurante
consenso (sia pure non senza eloquenti zampate dal vivo, la sua pelle più vera).
Fin dalla titletrack, che lo apre,
questo Carovane parte col piede
giusto: è il Cammariere più familiare, ma ai “piani nobili” (magari con un po’
troppi violini…). Il testo (di Roberto
Kunstler
, come sempre) scopre poi un “nervo” di ricerca lontano da certe
scivolate del passato in genere riscattate sul piano musicale. E Javier Girotto, al soprano e al
baritono, ne è la classica ciliegina sulla torta.

Una certa melassa (nell’incaponirsi
degli archi, ma non solo) invischia un po’ i due brani che seguono, Insensata ora, in prima battuta ascrivibile
al filone più soft del Nostro, per
poi aprirsi una cantabilità larga e contagiosa che si appiccica addosso (idem,
più oltre, Non c’è più limite), e Senti, in cui tornano certe mielosità
testuali. Senza fermarsi mai è
illuminata da un ottimo solo di Fabrizio
Bosso
, mentre subito più magra si precisa I quadri di ieri, che poi però si apre a sua volta. Testo un po’
adolescenziale, melodia ipercantabile, e ancora un po’ troppi archi.

Un primo sobbalzo ci viene però
indotto, subito dopo, da La mia promessa,
che cala senza mezzi termini l’atmosfera in una seducente dimensione etnica,
precisamente indiana, con icone quali sitar e tabla a menare la danza, il tutto
ribadito in Varanasi, primo dei due
episodi solo strumentali (altra novità), che per il resto rammenta certo Dave
Brubeck. Paese di finti, a seguire,
sfoggia il testo più engagé del disco
(non l’unico, peraltro) su una musica lieve, “facile”, a
ricordarci certe cose di Natalino Otto o di Virgilio Savona, versione Cetra e
non.

Piano e violino aprono poi Storia di un tale, che ha in serbo
un’altra sorpresa: una vis
popolaresca insolita in Cammariere. E la successiva Tre angeli ha l’incedere della filastrocca, della canzone per
l’infanzia, con vaghi profumi alla Endrigo, o scampoli del De André d’antan. Alla coppia di brani, senz’altro
ai vertici del cd, segue il secondo, notevole strumentale, La forcella del rabdomante, mentre il sitar torna a introdurre La rosa filosofale, un ampio prologo
seguito, nel cantato, da un incedere rilasciato – quasi  pigro – quanto vivido (con qualcosa, qui, di
certo Gaber, magari arrangiato da Battiato), il tutto a ideale suggello di un
album che sembra restituirci un artista all’imbocco di una nuova, felice
stagione creativa, con certe scorie di ieri (leggi certe sviolinate, in senso
meta-letterale) che, brano dopo brano, si fanno da parte in favore di sapori
capaci di ricollegarsi a un’ancestralità in Cammariere non proprio abituale.
Una nuova strada sembra dunque tracciata: dal certo all’incerto. Un incerto –
chissà – persino più redditizio…     

Artista:
Sergio Cammariere
Etichetta:
Capitol/EMI
Elenco Tracce:

01. Carovane


02. Insensata ora


03. Senti


04. Senza fermarsi mai


05. I quadri di ieri


06. La mia promessa


07. Non c’è più limite


08. Varanasi


09. Paese di finti


10. Storia di un tale


11. Tre angeli


12. La forcella del rabdomante


13. La rosa filosofale

Produzione Artistica:
Sergio Cammariere
Musicisti:

Sergio Cammariere: pianoforte, hammond B4, tastiere, WS station/emu, melodica soprano/alto

Fabrizio Bosso:  tromba, filicorno

Javier Girotto: sax soprano e baritono, moxeño

Olen Cesari: violino

Gianni Ricchizzi: vina, sitar e tampura

Michele Ascolese, Jimmy Villotti: chitarra

Luca Bulgarelli: contrabbasso

Amedeo Ariano: batteria

Sanjay Kansa Banik: tabla

Bruno Marcozzi, Simone Haggiag: percussioni

Eugenio Vatta: udu, campionamenti

Orchestra D’Archi DIMI diretta da  Marcello Sirignano

Anno di Uscita:
2009
Durata:
58:21