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Il destino della grande arte, essendo eterna, è quello di sopravvivere al suo autore, il quale, essendo mortale, dovrà lasciare appunto alla sua opera il compito di renderlo immortale. Franco Battiato ha lasciato questa vita terrena il 18 marzo del 2021. Quattro anni passati senza che lui – con il suo straordinario repertorio – non continuasse a vivere dentro ciascuno di noi.
Ne è l’ennesima testimonianza lo spettacolo ‘Voglio vederti danzare – Omaggio a Franco Battiato‘, una nuova produzione artistica nata nel 2024 a Roma, da un’idea di ‘Menti Associate’ con la collaborazione di ‘Good Vibrations Entertainment’ e con la direzione artistica di Rossana Raguseo. Sul palco, una rock band di musicisti eccezionali (Simone Temporali alle tastiere, Antonello Pacioni e Leonardo Guelpa alle chitarre, Glauco Fantini al basso e cori, Mario Luciani alla batteria, a cui si aggiungono la voce principale, quella di David Cuppari e quella di Giorgia Zaccagni, anche synt e ritmiche varie), accompagnata dall’Orchestra d’Archi di Roma Sinfonietta, diretta dal Maestro Giovanni Cernicchiaro.

 

 

Di fatto l’idea è stata quella di restituirci una sorta di greatest hits del cantautore siciliano (termine che al Maestro di Milo avrebbe fatto venire i brividi, ma il senso è quello…). Quindi un’impostazione ben diversa da quella portata in scena, giusto qualche mese fa, da Simone Cristicchi e Amara, i quali avevano “puntato” sul Battiato più mistico. Anche qui non manca certo un taglio contemplativo, ma è presente anche una componente di leggerezza (che proprio Battiato ci ha insegnato a non confonderla con la banalità. La leggerezza è un punto di arrivo, non una scorciatoia comunicativa). Fondamentalmente gli arrangiamenti, curati da  Giovanni Cernicchiaro e da Simone Temporali, hanno seguito quasi fedelmente quelli proposti live dal Battiato più “rock” degli ultimi anni. Con l’eccezione di Alexander Platz, che in effetti è sempre mancata dalla scaletta dei suoi concerti dopo il 1989.  Ma chi paventava – un po’ come il sottoscritto – il pericolo della “cover band” è rimasto favorevolmente impressionato. La magia dell’arte si è ripetuta, anche senza il suo demiurgo, proprio perché una canzone ha lo stesso destino del famoso ritratto di Dorian Gray: resta giovane a dispetto del tempo che passa inesorabile.

 

 

Pochi artisti, probabilmente, come Franco Battiato hanno saputo continuamente rinnovarsi nei vari decenni della loro carriera. Certo, si potrebbe obiettare che dopo il clamoroso successo dell’album “La voce del padrone” Battiato abbia rischiato di ripetere se stesso con i successivi “L’arca di Noè”, “Orizzonti perduti” e “Mondi lontanissimi”. Ma sarebbe probabilmente una lettura riduttiva, perché ogni disco ha comunque saputo segnare un certo distacco dal precedente. Anzi, è proprio quando ha capito che il rischio era quello di ripetersi, di cercare il facile ritornello radiofonico che Battiato ha saputo fermarsi, allontanarsi per un certo periodo dalla musica pop per dedicarsi alla lirica e alla sinfonica, per poi tornare con un album monumentale come “Fisiognomica”

 

 


Come dicevamo prima, lo spettacolo ha cercato, con successo, di rendere conto di tutte le sfaccettature del Battiato legato alla musica leggera (una volta si diceva così). Quasi ogni disco, da “
L’era del cinghiale bianco” ad “Apriti sesamo”, è stato citato. Si è passati così dal Battiato più mistico (splendida l’apertura del concerto con L’ombra della luce, a cui oltre ai musicisti in scena sono entrate anche 3 donne vestite come danzatori sufi, che hanno accompagnato il brano nel classico vorticoso roterare su sè stessi) a quello più sarcastico (Bandiera bianca), da quello più “esotico” (L’era del cinghiale bianco, Prospettiva Nevskij) a quello più attratto dalla scena hard rock statunitense (davvero splendida la versione di Shock in my town); senza che dimenticarsi del Battiato alla ricerca di mondi lontanissimi (No time no space).

Cogliamo l’occasione per spendere due parole sul fortissimo effetto scenico che in alcuni momenti dello spettacolo si viene a creare. Parliamo dei “dervisci rotanti” che con il loro ballo trasportano il pubblico in un mondo irreale e fascinoso. Sul palco salgono in tre (in alcune date in due) e quel che colpisce è che a ballare ci siano delle donne. Questo però non deve stupire, anche perchè la scelta della direzione artistica è stata proprio quella di tornare alle origini, visto che ai tempi di Jalal al-Din Rumi (più conosciuto semplicemente come Rumi), teologo e poeta nato circa 800 anni fa nell’Asia Centrale, figura cardine di quel movimento, quel tipo di danza la praticavano sia uomini che donne. Alla sua morte però, fu proibito alle donne di prenderne parte alla pratica pubblica. Negli ultimi anni in Turchia (regione dove si è sviluppato meglio e più a lungo questo rituale – eccetto che a Konja dove si cerca ancora di rispettare la tradizione di esclusione delle donne – in molte cerimonie c’è un’ apertura verso le donne, dando loro l’opportunità di praticare la cerimonia pubblicamente insieme agli uomini. Con “Voglio Vederti Danzare_Omaggio a Franco Battiato”, il proposito di Rossana Raguseo è stato quello di apertura al mondo femminile e quindi anche una sorta di memoria storica rispetto ai tempi di Rumi. Come a dire che il punto vero è l’emozione che questo tipo di danza trasmette, indipendentemente dal fatto che a ruotare siano donne o uomini.

 

 


Tornando invece alla parte strettamente più musicale, la resa è stata davvero impressionante, questo anche grazie alla voce potente di
David Cuppari che, sì, ogni tanto gigioneggia sul palco, ma che ci ricorda – così facendo – come sapeva essere altrettanto gigione il Maestro (soprattutto nei bis, quando il pubblico si accalcava sotto il palco). Ottimi gli interventi vocali di Giorgia Zaccagni, a cui spetta anche il compito di intervenire con inserti parlati. Ecco, forse proprio questo è l’unico aspetto che spiazza un po’. E non per la scrittura in sé, quanto perché alle volte tali interventi sembrano decontestualizzati. Ma, appunto, si tratta di dettagli e per giunta sono davvero minimi. E che comunque lo spettacolo funzioni alla grande lo dimostra l’ottima accoglienza del pubblico genovese, tradizionalmente distaccato e freddo. La standing ovation finale accompagna un bis (un medley de La voce del padrone, ma non solo) indiavolato e travolgente.

 

 


Un concerto assolutamente da non perdere, perché anche senza la sua presenza su questo pianeta la sua arte di attraversa e ti consola. Quando esci da uno spettacolo come questo hai voglia di guardare il mondo in modo diverso, convinto che le priorità e le cose che contano davvero nella vita sono a portata di mano ma non riusciamo a coglierle fino in fondo. Certo, poi esci dal teatro, arrivi in macchina, trovi il traffico… insomma, ti arriva in faccia la realtà. Ma quelle due ore precedenti rimangono una riserva di ossigeno che questa realtà
aiuta a viverla meglio.

 

(tutte le foto sono di Francesco Chiot (archivio Good Vibrations Entertainment), relative alla data di apertura del tour a Trieste)

 

Voglio Vederti Danzare – Omaggio A Franco Battiato

 

 

 

 

Artista:
Franco Battiato
Location Concerto:
Teatro Politeama Genovese, Genova
Data Concerto:
06/02/2025