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Un’estate di moltissimi anni fa, in un fine settimana in cui ero andato in Val Seriana a trovare la famiglia ospitata dai suoceri, mi ritrovai nella classica festa agostana presso l’oratorio del paesello, immerso tra profumi di salamelle, polenta (nel bergamasco non manca mai) e patatine fritte. Ma nell’aria, oltre al profumo culinario, sentivo spandersi la voce e la musica di canzoni che non avevo mai ascoltato e di cui non riuscivo a capire il significato delle parole. Immaginai che fossero di una lingua sicuramente straniera che, complice il vociare circostante, non riuscivo ad individuare. Prima di prendere in consegna l’ordinazione di quel ben di Dio steso sul vassoio, chiesi ad uno degli addetti alla cassa che aveva a fianco un piccolo impianto stereo da cui provenivano le canzoni, chi fosse a cantare. La risposta, un po’ compiaciuta per l’ignoranza di ‘uno di città’ fu “L’è el Van de Sfroos, t’el cogniusset no…?”. Rimasi un po’ stupito e risposi che non lo conoscevo e chiesi se fosse olandese o belga. Il giovanotto guardò me e poi il vassoio con salamelle fumanti e patatine fritte con il ketchup, e con un filo di compatimento mi disse “No, l’è un laghée…”. Non avevo capito un bel niente del nome dell’artista, né dove fosse questo “laghée”, ma la fila si allungava e premeva e così non feci altre domande. Però quel suono mi rimase nella mente e mi dissi che avrei cercato chi di capire chi fosse il musicista, o il gruppo, di quelle canzoni. E così fu…

Non ricordo gli anni siano trascorsi da quel giorno ma ebbi modo, in seguito a quell’episodio, di capire chi fosse il musicista in questione e quali i suoi trascorsi musicali acquistando il suo primo album solista Brèva e Tivàn. Nell’ascolto di quel primo lavoro da solista mi venne incontro una poetica originale che non nasceva dalla città, come quasi sempre era stato nel panorama musicale italiano, bensì dall’area montano-lacustre del lago di Como. Da quel momento iniziai a seguire il lavoro di Davide Van de Sfroos, questo (allora) giovane musicista che il ventitre novembre scorso, presso il Forum di Assago, ha festeggiato i suoi venticinque anni di attività da solista. L’atteso evento è avvenuto nel rispetto delle aspettative dell’artista, con il pubblico che ha ascoltato storie conosciute a memoria, certamente, ma proposte, ancora una volta, in maniera accattivante e colma di passione come sempre avviene nei concerti dell’artista della Tremezzina (nato a Monza). Un concerto che si è rivolto ad un pubblico fidato, appassionato e generoso che ha sempre creduto nell’onestà intellettuale ed artistica del “contastorie”, che guarda la bellezza della natura che lo circonda così come le pulsioni dell’animo umano e dipinge il tutto in maniera impeccabile, dove anche la malinconia diventa un valore positivo. Anche – e soprattutto – in questa occasione la fiducia è stata ben ripagata con un set di grande musica, con una band in serata di grazia (insieme agli ospiti presenti sul palco), con un Davide felice e anche commosso, con al fianco la sua spalla musicale, il maestro delle note Angapiemage ‘Anga’ Galiano Persico, che come sempre ha dimostrato di essere un performer di primordine con il suo violino a lanciare note come fossero coriandoli e stelle filanti. Tra questi due artisti esiste un’alchimia così necessaria che l’uno è fondamentale per l’altro nel costruire canzoni di straordinario pathos lirico e musicale, una sorta di canovaccio non scritto ma rodato nel tempo, partendo dai testi, sempre originali e profondi, prodotti da Van de Sfroos.

Il concerto si è manifestato come l’apoteosi dei mondi cantati e celebrati dall’artista laghèe, dove ciò che emerge sono le vite, le sensazioni, le paure, le gioie dei protagonisti delle canzoni; la loro visione del mondo, le loro sconfitte, i loro desideri, l’afflato umano e quello religioso che li pervadono. Non si tratta di ‘canzonette’ ma di osservazione del mondo e delle persone che lo popolano, con i pregi e difetti di ciascuno. Si tratta di ‘preghiere’ in difesa di un’umanità alla ricerca di redenzione e riscatto, della ricerca di un mondo che vorrebbe incontrare sempre gioia, pace, amore, ma spesso incontra perdizione (come in 40 pass). Mondi che un bel libro, edito da Ancora Editrice, scritto Paolo Jachia e Lisa Pedretti (‘Van De Sfroos – canzoni senza confini’), ha saputo ben delineare e di cui consiglio caldamente la lettura per la sua capacità di cogliere la profondità della poetica di Davide Bernasconi.

Nella festa del Forum sono scivolate via, accolte dal pubblico con grande trasporto, alcune delle migliori fotografie della vita di ciascuno di noi. Quella vita cristallizzata dalle parole scritte dal loro autore nel corso di questi anni. Parole che si sorreggono tra loro, che si incastrano perfettamente nei contenuti creando un mondo di straordinaria efficacia emotiva ed empatica. Ed è proprio dovuto al fatto che in questi testi, in quelle storie, è riconoscibile una parola, un evento, un passaggio che riguarda ciascuno di noi che li rende diversi e nuovi a seconda del tempo che passa, perché ci parlano mentre noi cambiamo. Mentre il mondo cambia. Eppure quelle storie rimangono attuali e credibili.

Proprio per questo, magari per la prima volta, abbiamo compreso appieno il significato di Sciur Capitan, una canzone contro ogni guerra e cantata come penultima canzone prima dell’apoteosi tellurica di Cyberfolk a chiudere una serata di popolo: quello presente sugli spalti e nel parterre del Forum, quello presente nelle canzoni. Quelle persone uniche e separate che, insieme, fanno popolo che balla e canta ne La balera, che viaggia su La curiera, che “cammina” sulle acque del Mississipi di New Orleans, che trema di paura come Il figlio di Guglielmo Tell, capare di trasformare la realtà come Lo sciamano, che in grado di osservare i fantasmi gustando una Pulenta e galena fregia, oppure protagonisti di storie disgraziate a 40 pass dal Duomo di Milano, correndo su è giù dalle scale di un Grand Hotel, raccontando l’epica di un contrabbandiere ne La ballata del Cimino (che non si è arreso), osservando, con malinconia, il tramonto del mondo di Yanez.

Ma anche volando sulla scopa magica di Nona Lucia, dando lustro al lavoro con la figura esemplare de Il minatore di Frontale, portandoci nel mistero del tempo e della vita con la maestosa Akuaduulza, dando il senso del volo interiore con Ventanas, accompagnandoci nei lati oscuri della vita con Manicomi (in versione funky), cercando ed ottenendo una “benedizione” con la Ninna nanna del contrabbandiere, chiedendo aiuto al cielo con Oh, Lord, vaarda giò, aspirando il profumo delle foglie di Manoglia, accattivandosi l’amicizia de Il Mitico Thor, confermando che, il Van De Sfroos, Me canzun d’amuur en scrivi mai, assicurandosi un posto ne Il paradiso dello scorpione, andando a spasso ne La machina del ziu Toni dove tutto è possibile. Fino a domandarsi, forse senza risposta, Ki deve fare cosa…

Ma questa non è stata la serata delle canzoni che c’erano e quelle che, invece, sono rimaste a casa. Questa è stata la serata della festa in cui si è incontrata la cosmogonia che muove la fantasia di Davide Bernasconi. Quella cosmogonia che, venticinque anni fa, lo ha trasformato in Van de Sfroos e che, grazie alle sue canzoni, alle sue storie, ai suoi scritti, ai suoi concerti, ha reso possibile, a molti suoi estimatori, la scoperta di mondi nuovi ed inattesi, mondi pieni di misteri. Parafrasando il Massimo Bubola di Dostoevskij Van de Sfroos ha saputo “curvare le parole” per renderle come chiavi magiche che possono aprire le porte del cuore di ciascuno di noi.

Fondamentale, insieme al magico Anga, l’accompagnamento della metronomica sezione ritmica con la batteria di Silvio Centamore e il basso elettrico di Matteo Luraghi. Decisa (e decisiva) la chitarra elettrica di Paolo Cazzaniga, sempre brillante il suono delle tastiere di Daniele Caldarini. Suggestivo il suono del piano suonato dalle mani sagaci di Pier Salami, eclettici nella varietà strumentale Andrea Cusumano e Thomas Butti. Graditi ospiti Maurizio Glielmo e Francesco Piu che, con le loro chitarre elettriche, hanno aggiunto un tocco di grazia blues alle canzoni nelle quali sono intervenuti. E poi, il pubblico, in stato di felice trance, a dire grazie e prendersi, a loro volta, il meritato ringraziamento per questi anni di vicinanza al “contastorie” laghèe a cui hanno sempre tributato fiducia a calore umano.

E lui, l’artista festeggiato, che cosa avrà provato su quel palco dal quale poteva osservare la gioia e l’allegria del suo pubblico festante? Probabilmente avrà ringraziato la musa Euterpe, “colei che rallegra”, che gli ha concesso il dono della traduzione in parole e musica di quello che, quotidianamente lui osserva intorno a sé. Si sarà ricordato dei giorni esaltanti come di quelli grami. Dei concerti importanti e partecipati così come quelli con pochi spettatori. Delle parole sparse al vento in attesa di una risposta, al respiro del lago, al tempo che scorre con la grazia dell’eternità, alle montagne millenarie il cui linguaggio gli è noto. Avrà visto passare davanti a sé i personaggi incontrati e introdotti nelle canzoni così come quelli di fantasia creati con l’atto geniale del talento. Avrà pensato al tempo trascorso e ai sogni realizzati, alle difficoltà della vita dell’artista (ma era quella che voleva fare), agli amici sinceri che lo hanno accompagnato nella sua avventura. Avrà pensato alla buona lacrima versata per la gioia di una canzone ben costruita, eseguita, acclamata. Ma anche alle lacrime delle sconfitte. Si sarà guardato intorno e avrà visto le mode passare, i “cauboi” che hanno lasciato le praterie della fantasia ed ora saranno in quelle dell’eternità. Così come alle persone della sua famiglia che hanno assistito da un’altra dimensione alla sua carriera. Avrà sicuramente pensato a come scrivere quella nuova canzone che gli è venuta in mente sentendo giù al bar quella storia di… Avrà catturato, con le antenne del rabdomante, quelle tre note sgorgate dal saltello della moneta caduta sul pavimento di casa…

Ma ora che la tensione è superata, l’emozione è passata, la commozione si è dissolta, ora è il tempo del ritorno, del racconto al vento, ai monti, al lago di cosa è accaduto laggiù a Milano. Lo deve dire a quell’Akuaduulza nella quale ha immerso il suo cuore e che lo osserva con benevolenza. Deve dirgli che c’è ancora tanto da scrivere e cantare…

Artista:
Davide Van De Sfroos
Location Concerto:
Mediolanum Forum, Assago (MI)
Data Concerto:
23/11/2024