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E’ una sera piovosa di metà
gennaio e in un piccolo, storico (e traboccante) club sotterraneo di Torino
sono di scena Fabrizio Poggi & the
Chicken Mambo
. Il locale contiene all’incirca un centinaio di persone, ed
un piccolo palco di circa cinque metri per tre, con un infinità di strumenti
sopra e i musicisti saranno ben sei. Fabrizio Poggi e i suoi Chicken
Mambo calcano le strade del blues da ormai vent’anni (con nove dischi all’attivo,
di cui tre prodotti negli USA), ma questo è un tour confidenziale, tocca piccoli
locali in giro per l’Italia (negli Stati Uniti sono già stati), e la serata è
tutta focalizzata sull’ultimo bellissimo lavoro di Fabrizio, “Mercy”, un disco
di grandi classici dello spiritual e del gospel e di brani traditional ripresi
con sapiente delicatezza e intensità. Poggi si siede al centro e davanti a lui
scopre, come fosse una magia del miglior Silvan, un tavolino con almeno trenta
armoniche scintillanti e differenti, che sono solo quelle che gli serviranno
per i pezzi in scaletta della serata. Qualcuno gli chiede se farà pezzi oltre a
quelli contenuti in “Mercy”, ma lui ribatte che questo è il momento di “Mercy”,
per gli altri pezzi ci sarà spazio in altre occasioni. Una buona band dice Fabrizio fa
battere i cuori, ma per far battere i cuori bisogna sempre essere in due, come
in una storia d’amore, e così prima uno poi l’altro tutti i Chicken Mambo
avevano ancor prima di iniziare lo show una missione, portare la magia nel
piccolo locale torinese, toccando i cuori di tutto il pubblico. L’inizio con The soul of a man, un grande sospiro ed un lungo soffio nell’anima
che è arrivato potente a tutti. Poggi come un reverendo parla spesso, spiega il
significato dei brani, abbracciato da applausi e con rara semplicità coglie il
senso più profondo di temi ormai vecchi centinaia d’anni ed arriva alla gente
come la musica e i testi più attuali della musica moderna d’autore. Le stesse
tematiche gli stessi problemi che forse col passare del tempo non sono stati
superati, ed ancora hanno bisogno più che mai di essere ri-spiegati e
ri-compresi dalla gente. Scorrono così velocissimi You gotta move, il cantato a cappella da
tutto il pubblico John The Revelator
e la trascinante Walkin’ blues. Le
canzoni si susseguono veloci in una sorta di messa cantata nella tradizione
nera americana, trascinando anche chi non conosce i brani. Fabrizio condivide il suo cammino
con ottimi musicisti: Maurizio Fassino alle chitarre, con i Chicken da quasi venticinque
anni, Bobby J. Sacchi alla fisarmonica-hammond del Mississippi, Roberto Re al
basso, Stefano Bertolotti alla batteria e Gianfranco Scala alla chitarra
acustica e slide. I pezzi migliori sono stati Needed Time, suonata nella prima parte del concerto e la grande
apertura della seconda parte: Down by the
riverside
, davvero partecipata. Per chi non conosceva ancora
Poggi lo spettacolo non ha deluso le aspettative. Ammirando i volti delle
persone alla fine del concerto si può anche dire che come nel film The Blues
Brothers, questi abbiano visto la luce. Per chi invece già conosceva il mondo
Poggi, ne ha avuto una piacevole conferma. Anche se diverse dal disco “Mercy”,
le forti emozioni provate nel cantare quelle canzoni ti rimangono dentro e
rispolverano la vera anima di ogni uomo. Angelina
che conclude la scaletta di dodici brani, è un must, una dedica alla persona
più importante della sua vita, perché ognuno possa avere o ritrovare al suo
fianco la propria anima gemella.

Artista:
Fabrizio Poggi & Chicken Mambo
Location Concerto:
Folk Club, Torino
Data Concerto:
17/01/2009