Vocal loop, più basso “slappato”, più batteria in due quarti… e, ma solo dopo un po’, una traccia di synth: Chemical Brothers? No, semplicemente l’intro di Chemical Body, la traccia che apre Going to the Next Level, l’album, fresco di uscita, del giovane Simone Vignola.
Il bassista, cantante e polistrumentista avellinese mette insieme gli anni di studi “classici”, che ogni musicista colleziona nei primi anni di attività, l’esperienza live con gruppi funky, dance e metal, la vittoria come miglior bassista europeo under 35 all’EuroBassDay nel 2008, e l’attività, più recente, di produttore e di insegnante presso il Conservatorio di Amsterdam, e confeziona un lavoro groove-pop, sufficientemente melodico, decisamente ritmato, in cui l’aspetto elettronico, specie i loop, se la gioca alla pari con i percorsi ritmici di basso e batteria.
L’approccio piace perché diretto, preciso, strutturato, mai troppo carico: Love song ne è un esempio perfetto, lineare, semplice nella costruzione, eppure capace di trasmettere energia, così come la successiva Routine, sorta di ballad elettronica dall’andamento vagamente anni’80; pochissimi, e ben distribuiti, i virtuosismi del basso che, più spesso, si occupa di contribuire a creare quel groove che pervade tutto l’album.
Non mancano, peraltro, a fronte di una generale vivacità e solarità, momenti più cupi, come Still life, che in alcuni momenti rimanda alle sonorità dei New Order, anche se maggiormente elaborate.
Un altro pregio, e non è cosa da poco, è il fatto che in tutte le tracce c’è, chiara, l’impronta dell’artista, e quindi i brani, pur avendo ognuno dei riferimenti storici abbastanza chiari, non sanno mai di “già sentito”, fattore che in un lavoro orientato all’elettronica è decisivo per decretarne l’attualità. Peraltro anche i suoni programmati sono originali, alcuni addirittura particolari, e denotano il fatto che dietro alla produzione c’è stata una ricerca attenta, non un semplice “accrocchio” di sampler scelti in base alla necessità: i brani sono, pur nella loro semplicità, costruiti pezzo per pezzo, come ad esempio I am broken, in cui, su di una base ritmica lineare, le sequenze cambiano stile, suono e timbro più volte, mantenendo però coerente l’andamento complessivo. Lo stesso discorso vale, cambiando decisamente genere, nella successiva FAQ, brano che potrebbe tranquillamente far muovere qualunque dance floor, eppure non privo di una certa cura.
Insomma, non è detto che le “good vibrations” debbano per forza essere legate agli anni ’60 e ’70…
Simone Vignola
Black Cavia Records
01. Chemical body
02. Time is flying again
03. All my needs
04. Can’t wait anymore
05. Love song
06. Routine
07. Still life
08. Waiting
09. I am broken
10. FAQ
11. I just don’t wanna miss you
12. Colours
13. Going to the next level
Simone Vignola, Camy Reza, Francesco Scauzillo
Simone Vignola: 4 & 5 strings basses, vocals, acoustic guitars, drums, percussions, programming
Mirko Nastri: electric guitars
Camy Reza: guitar
2011
54:52
