Terzo album per Giuseppe Righini, un album nato lungo il percorso fra Rimini e Berlino, opposti davvero “opposti” per tutta una serie di motivi, luoghi che necessariamente influenzano e disarticolano questo lavoro, che risulta essere figlio più degli spostamenti che di un territorio ben preciso. Ed allora questo frutto “apolide”, nato in una sorta di “terra di nessuno” finisce per diventare patrimonio comune, perché ognuno può riconoscere in esso un pezzettino di sé; perché chiunque, chi più chi meno, ed in modi differenti, si trova in viaggio, percorre strade, itinerari, non necessariamente stradali, e si trova ad attraversare luoghi, fisici, dell’anima, della mente.

E se Monge motel suona un po’ Joy Division, magari in una versione semi-unplugged, anche il resto dell’album viaggia lungo coordinate più o meno simili, magari con meno rabbia, meno nervosismo, ma un pizzico di malinconia e di struggimento in più. Houdini dunque, titolo non certo casuale per un album “sfuggente”, che fa della fuga, ma forse ancor più dello svincolarsi da qualsiasi tipo di legame troppo statico, la sua cifra stilistica; ed all’interno di tutto questo “muoversi” resta comunque il tempo per le riflessioni, i ragionamenti, le valutazioni su ciò che si perde, ciò che si lascia, ciò che si cerca, per l’analisi sulle relazioni umane, su quello che assorbono e su quanto invece lasciano.
Non è, sia chiaro, una sorta di percorso di autoanalisi, quanto invece una articolata sequenza di considerazioni, molto intime, ma che non tralasciano aspetti, diciamo così, più “estetici”, che riguardano anche gli ambienti, i luoghi, le situazioni in cui questi rapporti si sono sviluppati; ecco perchè un lavoro così personale può essere tranquillamente condiviso, magari non in toto, ma anche solo in piccole frazioni: ognuno può rilevare e rileggere parti di sé, schegge isolate, ma molto profonde. Ed in questo senso anche il luoghi, o i “non luoghi”, diventano familiari, patrimonio comune, proprio perché chiunque può esserci transitato, anche se solo per brevi momenti, ed averne “assaggiato” gli aromi.

Si viaggia, e non potrebbe essere altrimenti, a cavallo fra Jack Kerouac e Douglas Adams, accompagnati da commenti musicali che svariano fra l’elettronica e l’ambient; il percorso di Giuseppe Righini si snoda attraverso momenti forti in cui l’io è, di volta in volta, protagonista o comprimario, vittima o carnefice, ma rimane sempre e comunque al centro della scena, mentre gli altri “personaggi” si palesano o scompaiono in un moto continuo ed incessante: anche questo, a suo modo, è un viaggio nel viaggio.
Foto di Fabiana Rossi, Daniele Quadrelli e Cristoph Brehme
Righini
01. Monge motel
02. Magdalène
03. Amsterdam
04. Nonsense dance
05. Licantropia
06. Bye bye baba
07. Tic toc bar
08. Lungo la strada
09. Houdini
10. Non siete soli
Fulvio Mennella
Giuseppe Righini: voce, synths, plugins - Massimo Marches: chitarra, voce - Gionata Costa: violoncello - Daniele Marzi: batteria
2015
42:38
