Lo scrittore Fulvio Abbate ha detto di Flavio Giurato: «Giurato è per la musica d’autore il corrispettivo di Ossi di Seppia per la poesia. Come può un signore così pigro essere un punto di rifermento della canzone impegnata?».
Ci poniamo la stessa domanda: cosa rende i suoi lavori così peculiari tra le tante, pur importanti, proposte del cantautorato italiano? E perché Giurato rimane un segreto così ben nascosto al grande pubblico? Giurato non fa album difficili, Giurato fa semplicemente dei “classici”, almeno se è vera la teoria di Umberto Eco secondo cui i classici sono il risultato di un processo di conservazione, paragonabile alla selezione naturale, in cui la memoria collettiva filtra ciò che è importante.

La settima opera in studio di Flavio Giurato, dal titolo Il Console Generale, si muove come di consuetudine nella direzione del concept, costruendo un percorso di “svelamento” canzone dopo canzone. I brani scorrono in un compendio di tutti gli stilemi a cui l’artista ci ha abituati: un “grammelot” di incursioni neorealistiche, tra tagli di montaggio e immagini quotidiane che si innalzano a metafore del nostro tempo. Si tratta di un lavoro accurato di linguaggio franto, segno unico e personale del cantautore romano. È lo stesso Giurato a raccontarci l’approccio del disco: «Per registrarlo non sono serviti leggio e carta scritta. Nessun diaframma tra il microfono e il suono. In accordo alle fasi lunari, il disco non ha subito la costrizione di alcun metronomo, né analogico né digitale».
Il disco è un percorso dal privato all’universale, fatto di fotografie minimali che partono da piccoli grandi racconti come Intrepid Cosmonaut, La prossima liberazione e Laura e il cubano. Questi brani mettono in fila parole e suoni sospinti da un afflato acustico e alchemico, con incursioni elettriche, dove la voce di Giurato avvolge l’ascoltatore in un mantra onirico. Nel finale l’album vive un crescendo dove la title track, insieme a Ricarica e Caravan, porta l’ascoltatore a intravedere un’isola nel deserto (o almeno la sua illusione). È poesia di confine per un artista di frontiera, sempre più “Straniero in Algeri” e fuori dall’allineamento generale. Questa capacità di costruzione porta il “classico” Giurato a essere il cantautore oggi più contemporaneo; almeno se è vero quello che dice Giorgio Agamben nel suo saggio Che cos’è il contemporaneo?: «Contemporaneo è colui che riceve in pieno viso il fascio di tenebra che proviene dal suo tempo».

Flavio Giurato
Panico Dischi
01. Intrepid Cosmonaut
02. Tahiti Tamuré
03. La prossima liberazione
04. Laura e il Cubano
05. Atene 4
06. Il Console Generale
07. Ricarica
08. Caravan
Scritto, composto, arrangiato, prodotto e diretto da Flavio Giurato Hanno suonato: Flavio Giurato Mattia Candeloro Daniele Ciucci Giuliani Federico Zanetti Con la partecipazione di: Nicola Di Staso (La prossima liberazione) Toto Torquati (Il Console Generale) Coro della Entry Edizioni Musicali Maria Bianca Charlene Fefé Caterina Dani Coautore per la parte letteraria de "La prossima liberazione" è un giovane detenuto all'I.P.M. di Bari
2026
